Alberto Burri – Rosso Plastica – 1962

Alberto Burri – Rosso Plastica – 1962

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ALBERTO BURRI – Rosso Plastica – 1962

Non si può comprendere l’opera di Burri senza conoscerne la biografia. Personalmente credo che spesso le produzioni artistiche possono essere apprezzate anche senza avere una conoscenza approfondita dell’autore, del luogo o del tempo in cui sono state pensate ed eseguite, non è il caso degli artisti dell’ultimo secolo, non è il caso di Burri.

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Alberto Burri – Sacco – 1953

Alberto Burri nasce nel 1915 a Città Di Castello, si laurea in medicina e nel 1940 durante la seconda guerra mondiale diventa ufficiale medico. Nel 1943 viene fatto prigioniero in Africa dagli Inglesi. Avendo aderito alla repubblica di Salò, viene trasferito in Texas in un campo di concentramento per “irriducibili”.

Torna in Italia nel 1946, si dedica esclusivamente alla pittura e all’arte.

In un sacco di juta spedì i suoi primi dipinti fatti in campo di concentramento che in seguito distrusse. I sacchi di juta furono il fondamento delle opere che lo resero famoso. Iniziò ad incollare pezzi di tela di juta su supporti, stenderla, applicandovi altri materiali, lasciando intravedere dai buchi e dai rammendi che lui vi effettuava lo sfondo sottostante spesso rosso.

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Alberto Burri – Sacco – 1952

Come da medico ricuciva tessuti umani tra i quali si intravedevano i muscoli e le interiora, così da artista, in una sorta di auto-psicanalisi, riproduceva quello che per anni aveva visto e fatto ai bordi dei campi di battaglia.

Il suo messaggio arriva inconsciamente ma fortissimo, non si può distogliere lo sguardo dalle tele sdrucite e rassettate, se ne avverte l’orrore, il dolore, la presenza della devastazione umana degli ospedali di guerra, un’ esperienza che lo ha segnato (tornato alla vita civile, rifiuta l’esercizio della professione medica) e che trasferisce nei suoi lavori.

Negli anni seguenti Burri continua il suo percorso artistico sperimentando altri materiali ed il suo intento è ancora più evidente nelle plastiche combuste.

Il rosso della plastica disciolta sembra tessere la trama dei muscoli, bucati, recisi. Solo più tardi Burri attenuerà il senso dei suoi contenuti emotivi per lasciare spazio ad una ricerca orientata più verso nuovi materiali e la loro valenza estetica forse fine a se stessa.

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