Amanda Shelsher – La scultura Brutta

Amanda Shelsher – La scultura Brutta

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Amanda Shelsher

 

Perché non comprarsi una scultura brutta? Brutta, eccessivamente brutta, esteticamente inappagante, inguardabile, ingiustificabile sotto qualsiasi prospettiva stilistica, semplicemente brutta?

 

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Amanda Shelsher

 

Se la vostra risposta a questa domanda è “SI’” Amanda Shelsher è l’artista che fa per voi.

 

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Amanda Shelsher

 

Le forme delle sue opere sono sconsideratamente sgraziate, inadatte, bitorzolute, sproporzionate, tanto da far pensare ad una anatomia approssimativa se non casuale. Hanno la sfrontata noncuranza di un lavoro infantile,  l’incarnato di un colore grigio tetro o bianco cadavere, i colli allungati inutilmente possenti, i ventri gonfi, la postura tozza, le articolazioni impossibili e la muscolatura dove evidente, salta agli occhi che non un muscolo è azzeccato e nemmeno di poco.

 

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Amanda Shelsher

 

Nata nel  1971 in Australia ha insegnato in Francia e Regno Unito, diffondendo la sua passione per la ceramica ed è stata protagonista di eventi e mostre in tutto il mondo. Particolarmente attratta dai lavori di bambini, ne ricalca perfettamente lo stile, aggiungendo a questo solo una più fine interpretazione compositiva ed una maggiore caratterizzazione motivazionale.

 

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Amanda Shelsher

 

Le sue sculture sembrano uscite dai cartoni animati, semplici, essenziali e si sono nel tempo ancora di più estremizzate perdendo quella connotazione primordiale che le caratterizzava nella texture complicata da disegni e decorazioni scure, che come tatuaggi Maori le ricoprivano in parte o quasi totalmente, anni addietro.

 

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Amanda Shelsher

 

Si assiste così negli ultimi tempi della sua produzione a questa insistente percezione della scultura quale mezzo figurativo da sfruttare nelle sue caratteristiche esteticamente più grossolane, stilizzate, volutamente involute, quale tavolozza per tematiche ed accostamenti ideologici più complessi e interessanti, ma nascosti.

 

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Amanda Shelsher

 

La scultura di Amanda Shelsher paradossalmente piace. Piace perché semplice, piace perché poetica, piace perché, come gran parte dell’Arte contemporanea, produce nell’osservatore quella pace tranquillizzante che è dovuta all’assenza di complessi di inferiorità. Il brutto si sente meno brutto, anzi protagonista, il grasso si vede come proiettato allo specchio in un ambiente a lui familiare, l’artisticamente incapace non si sente oppresso da un mondo di cui sa di non poter far parte come ad esempio davanti ad un’opera del Bernini.

 

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Amanda Shelsher

 

Le sculture di Amanda Shelsher sono in questo senso rassicuranti, amorevolmente mediocri, tendono a far entrare la massa nel mondo dell’Arte quale possibile creatrice di opere di un livello pari al suo, a lei che è artista e che quindi a tutti dà l’illusione di poterlo essere.

 

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Amanda Shelsher

 

E’ effettivamente interessante vedere le opere fatte dai bambini durante le sue lezioni, così simili alle sue, così semplici e grottesche, così ingenue da giustificare le frasi ormai celebri che hanno accompagnato la nascita della nuova concezione dell’Arte fin dai primi del ‘900: “Lo so fare anch’io!” Oppure: “Lo fa meglio mio figlio!”. Esatto! Le sculture di Amanda Shelsher sembrano quelle dei suoi piccoli allievi, leggermente più rifinite, vagamente più levigate, ugualmente sgraziate ma piene di pathos, quel patos quel sentimento che qualsiasi persona di buon cuore riesce a trasmettere quando vuole donare un po’ di sé al prossimo, non curandosi troppo del risultato estetico dei suoi sforzi ma soprattutto della quantità di calore umano che riesce a immetterci.

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Amanda Shelsher

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