Andrea Ravo Mattoni – Caravaggio-graffito – 2016

Andrea Ravo Mattoni – Caravaggio-graffito – 2016

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Andrea Ravo Mattoni – Caravaggio-graffito, sottopasso di Varese – 2016

 

Gli artisti più importanti del nuovo millennio sono i writer? La Street Art sarà protagonista? Troppo presto per dirlo, è certo che i graffitari si stanno ritagliando una fetta di influenza sempre più notevole. Da Thierry Noir a Banksy , a Keith Haring in poi, fino al nostro casareccio “Blu”, per non parlare di Kayone, i writer hanno acquistato sempre di più una propria dignità artistica.

L’ultimo interessante lavoro con bomboletta spray è di Andrea Ravo Mattoni, dipinto nel sottopasso della strada che da Varese va verso Como.

Da qualche giorno possiamo ammirare in questo luogo dimenticato da Dio una riproduzione di discreto livello del quadro di CaravaggioLa Cattura Di Cristo” del 1602, opera riscoperta da poco e che ha fatto sobbalzare il mondo della critica: pare (pare) sia autentica. Inizialmente attribuita al seguace Gerard Van Honthorst  sembra invece essere l’originale tra le tante copie (se ne conosce dodici tra cui la più accreditata è quella di Odessa) fatte in seguito dai suoi allievi. Se si pensa che la tecnica utilizzata è appunto la vernice spray che non consente i ripensamenti dell’olio su tela, si deve ammettere che l’opera di Ravo Mattoni  è un piccolo capolavoro. L’autore non ha mancato di personalizzarla con la scritta (sono writer si sa) “We will all be forgotten” (verremo tutti dimenticati), paradossale didascalia messa da chi essendo un artista, fa di tutto per lasciare un suo segno indelebile.

 

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Andrea Ravo Mattoni – Caravaggio-graffito, sottopasso di Varese- 2016

 

Il percorso di Andrea Ravo Mattoni in realtà non è quello del writer classico: nato a Varese nel 1981 da una famiglia italo-svizzera, ha tra i suoi congiunti artisti, illustratori già affermati, ma la passione per i graffiti è tutta sua.

L’opera del writer si colloca all’interno dell’iniziativa “Urban Canvas“, progetto che vede molti altri giovani artisti impegnati ad abbellire parti della città, vagoni ferroviari, muri ed ha come finalità una mostra collettiva.

Da anni ormai in alcune città i graffitari sono invitati a esprimersi su muri prescelti, in altre vengono lasciati fare italianamente, chiudendo un occhio, in altre ancora sono arrestati e condannati per deturpamento di beni pubblici o privati. La vita del writer è quindi più o meno dura a seconda dei posti, certo è che la loro attività nasce clandestina e forse proprio per questo ha un fascino particolare. Il writer ci dona l’illusione che in una società dove tutto è prestabilito, ci possa essere ancora un senso di trasgressione vero.

 

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Andrea Ravo Mattoni – Caravaggio-graffito – 2016

 

Forse per questo anche nel mercato dell’Arte i graffiti hanno ormai raggiunto una considerazione economicamente consistente, che purtroppo non sempre  va agli autori dei lavori (vedi l’articolo —> Dalla parte di “blu” – Graffiti, Bologna).

Camminando per le strade di molti centri abitati, o passando in macchina siamo ormai abituati a vedere graffiti, più o meno curati, più o meno degni di essere visti, alcuni sono molto belli, altri no.

Allo stesso modo, siamo abituati ormai a vedere in mezzo a quelle che sono abitualmente chiamate “rotonde”, dei monumenti spesso costosi, in marmo, non sempre degni di ammirazione, quando decisamente indegni e artisticamente osceni.

“Ammannati Ammannati quanto marmo hai rovinato!”

La frase rimasta celebre, rivolta al famoso scultore fiorentino nell’occasione della presentazione del  “Biancone” di Piazza Della Signoria, mi risuona in mente ogni volta che corrucciato, mi tocca di percorrere chilometri inutilmente spesi, in curve da circuito, appunto le rotatorie delle nostre città.

 

Moore Henry - Forma squadrata con taglio (1969-70, Prato, Piazza San Marco)
Moore Henry – Forma Squadrata Con Taglio, Prato, Piazza San Marco – 1974

 

Tonnellate di marmo bianco o altri materiali scolpiti quel tanto che basta per dare l’impressione di non essere  semplici blocchi appena prelevati dalla cava, affollano le nostre strade, i nostri svincoli gravano sul bilancio dei Comuni. Non mi si venga a dire che sono sculture minimaliste, il Minimalismo ha avuto una sua funzione e valeva in quanto stile innovativo 50 anni fa. Personalmente non apprezzo nemmeno l’altro stile che va molto di moda tra gli scultori degli ultimi decenni. Fu Henry Moore (1898-1986) ad affermare le rotondità accentuate nel disfacimento della forme a metà del secolo passato, adesso tanto copiate.  Allora io mi chiedo: e se al posto di queste non più originai e neanche attraenti semicopie di sculture ci fosse un solido, economico blocco di cemento armato o altro materiale, dove i graffitari in tranquilla quiete creatrice potessero sbizzarrirsi nell’affrescare, abbellire, donare agli automobilisti frasi di modernissima Street Art a costo praticamente nulllo….? Oppure (finiamola di far credere che l’Arte o deve essere gratis o deve costare un botto) se per questo venissero remunerati? Certo meno dei loro colleghi scultori, ma visto che di solito non prendono un euro, qualsiasi compenso sarebbe sicuramente ben accetto. Non si avrebbe un risultato migliore? Non si asseconderebbe una propensione all’Arte contemporanea? Non si diminuirebbero alcuni costi praticamente inutili o addirittura esteticamente dannosi? Non si darebbe infine un contributo a chi veramente cerca di fare Arte?

Vai al video —->Trovato un Caravaggio sotto il ponte?

 

 

 

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