Arnold Böcklin – Le cinque versioni de ”L’Isola Dei Morti”

Arnold Böcklin – Le cinque versioni de ”L’Isola Dei Morti”

Arnold Böcklin – L’Isola Dei Morti (prima versione)

 

Tra i pittori che sono diventati leggendari anche se non conosciuti al grande pubblico, possiamo tranquillamente inserire Arnold Böcklin (1827 – 1901), nato in Svizzera ma divenuto famoso prima in Germania, dove insegnò anche all’Accademia di Weimar e poi in Italia dove infine morì, a Fiesole.

 

Arnold Böcklin – Landschaft In Der Römischen Campagna

 

Böcklin esordì  come paesaggista, ma divenne presto uno dei massimi esponenti della pittura simbolista tedesca assieme a  Ferdinand Hodler, Max Klinger e Lovis Corinth. Scartata l’Art Nouveau, Böcklin si concentrò su una versione personale della pittura di paesaggi, intensi, drammatici, sempre significativi, adorni talvolta di personaggi ascetici ed enigmatici o mitologici.

 

Arnold Böcklin – Rovine Sul Mare

 

Fu influenzato dal Romanticismo nei suoi viaggi in Italia. Si stabilì inizialmente a Roma, poi in Germania. Tornò nella terra natale in Svizzera e infine colto da pessime condizioni di salute, abitò a Firenze, dove già aveva soggiornato nel 1879 e dove aveva dipinto le prime versioni del suo quadro più famoso: “Die Toteninsel” ovvero “L’Isola Dei Morti” con cui si classifica ai primi posti tra i più famosi artisti seriali di tutti i tempi.

 

Arnold Böcklin – L’Isola Dei Morti (seconda versione)

 

Nonostante le molte opere di scultura, grafica e pittura,  Böcklin diventerà un mito già in vita grazie a questo quadro e alle varie versioni dipinte.

Per capire quanto quest’opera abbia influenzato i suoi contemporanei non solo artisti, bisogna ricordare che probabilmente tutte le cinque versioni furono eseguite dietro richiesta precisa di committenti. La prima, fu dipinta per Alexander Günther ma non gli fu mai consegnata perché Böcklin non osò distaccarsene. Si ha altrettanto certa notizia che la seconda versione fu richiesta da Marie Berna da poco vedova, innamoratasi del dipinto invendibile.

 

Arnold Böcklin – L’Isola Dei Morti (terza versione)

 

Nel 1883 fu dipinta per  Fritz Gurlitt, la stoica terza versione de ”L’Isola Dei Morti“che prima di approdare  al museo di Berlino dove risiede, adornò addirittura lo studio di Adolf Hitler, ne è testimonianza una foto d’epoca e fu poi portata in Russia come bottino di guerra.

 

Arnold Böcklin – L’Isola Dei Morti (foto della quarta versione)

 

Breve fu invece la vita della quarta versione di cui resta solo una foto in bianco e nero. Acquistata da Heinrich Thyssen-Bornemisza, fu proprietà della Berliner Bank fino alla sua distruzione durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

 

Arnold Böcklin – L’Isola Dei Morti (quinta versione)

 

Più quieta è stata invece fino ad oggi la vita della quinta versione de ”L’Isola Dei Morti”. Fu commissionata a Böcklin nel 1886 dal museo Bildenden Künste di Lipsia dove risiede tutt’ora.

 

Arnold Böcklin – L’Isola Dei Vivi – 1888

 

Il paesaggio tetro ma magnetico di questo dipinto, riusciva ad ipnotizzare qualsiasi osservatore, sia per la qualità pittorica, sia per il soggetto, la morte, da sempre misteriosa, sia per l’enigma che si cela dietro all’isola presa a modello.

 

Isola di San Giorgio, Montenegro

 

Ci sono state infatti accesi dibattiti su quale fosse l’isola ispiratrice di Böcklin, inizialmente era unanime l’idea che fosse l’isola di Pontikonissi presso Corfù, ma più recentemente è stata fatta notare che anche l’isolotto della Fortezza Aragonese di Ischia, somiglia molto alla costruzione dell’onirica rappresentazione. Böcklin vi soggiornò un anno prima di dipingere il primo dipinto ed è possibile che abbia anche potuto assistere ai riti funebri dei pescatori presso il cimitero vicino di Ischia Ponte.

 

Arnold Böcklin – Mondscheinlandschaft Mit Ruine

 

Un’altra delle teorie accreditate è quella che individua nel Cimitero degli Inglesi a Firenze l’ispirazione per “L’Isola Dei Morti“. Anche presso questo luogo l’artista ebbe residenza e soprattutto lì è sepolta la figlia Maria prematuramente scomparsa. Infine, C’è l’isola di San Giorgio, vero e proprio cimitero-isola sulla costa del Montenegro.

 

Arnold Böcklin – Rovine Vicino Al Mare – 1881

 

L’ipotesi più probabile è che Böcklin abbia creato un luogo arcano presso cui collocare la scena de “Isola Dei Morti” fondendo i vari paesaggi che pare abbia veramente visitato, creando così un luogo reale soprattutto nell’immaginario collettivo dei suoi contemporanei, così ben indovinato da cui perfino Freud fu affascinato.

 

Arnold Böcklin – L’Isola Dei Morti (particolare della prima versione)

 

Caronte, sembra essere la candida e spettrale figura che in piedi apre la via alla barca. Porta chiarissima, una piccola bara bianca. Sarebbe in questo caso lo Stige, il mitico fiume infernale quella massa d’acqua che circonda l’isola. Il rematore invece, sarebbe solo un personaggio accessoria che però necessario, dona quel tocco di verità a tutta la scena.

 

Arnold Böcklin – Sacred Grove – 1886

 

Oppure l’anima del defunto si manifesterebbe sopra la barca nell’illusione di essere ancora uomo, dalla barba e i capelli bianchi avvolto nel bianco manto, ritto sopra il suo feretro, mentre Caronte o chi ne fa le veci, rema per portare entrambi a destinazione. E’ un dato di fatto che se nelle cinque versioni ogni dettaglio fu cambiato e perfino la bara che prima era bianchissima fu poi ricoperta di festoni rossi, il solo punto costante resta il personaggio in piedi.

 

Arnold Böcklin – The Unicorn

 

Böcklin arricchisce ogni volta l’opera, la rende più realistica, con maggiori dettagli, cambiando il paesaggio e addirittura il rematore, che se nelle prime due versioni ha una bionda, lunga capigliatura, nell’ultima sta a torso nudo e risalta per la sua pelle scura. Dalla tetra e oscura prima versione, alla più dettagliata seconda, Böcklin   sembra cambiare umore con il cambiare della luce nei suoi quadri.

 

Arnold Böcklin – Mare Calmo – 1886

 

La terza versione è quella più luminosa, tanto da far pensare ad un’isola di marmo o ad un viaggio verso il migliore dei regni ultraterreni: il Paradiso; mentre nell’ultima a noi pervenuta, striature scure ricoprono la roccia riportando l’atmosfera verso la cupezza primordiale. E’possibile che la committenza attentamente studiata da Böcklin, abbia influenzato la scelta dell’atmosfera e che non solo la sua temporanea emozione sia stata causa dei vari cambiamenti.

 

Arnold Böcklin – March Of The Goths

 

Resta il fatto che l’isola continuò ad affascinare in tutte le sue versioni con la stessa intensità, ribadendo il concetto che non è tanto la pennellata o il dettaglio diverso a colpire ma l’idea stessa presente in tutte le opere.

 

Antonio Nunziante – Un Quadro Per Sognare – 1993

 

Da Dalì a Nunziante, ” L’Isola Dei Morti” ha influenzato una miriade di artisti, pittori, scrittori, fotografi, registi.

 

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