Attilio Pratella – Naturalista napoletano, impressionista mancato

Attilio Pratella – Naturalista napoletano, impressionista mancato

Attilio Pratella (1856 – 1949) nascque a Lugo di Romagna. Pittore giovanissimo, ottenne una borsa di studio per l’Accademia di Bologna, lì conobbe l’altrettanto giovane Giovanni Pascoli e illustrò alcune sue pubblicazioni.

 

Nel 1876 si trasferì a Napoli ma subito perdette il diritto alla borsa di studio. Volle restare, incantato dalla pittura verista napoletana. Iniziò così un periodo travagliato che durò infine per tutta la sua esistenza.

 

La pittura napoletana era in mano a galleristi che difficilmente facevano penetrare nella loro cerchia nuovi artisti e Pratella, scalpitava verso un orientamento impressionista che in quel periodo a Napoli era ampiamente osteggiato. Fu allora che l’amico De Nittis se ne andò a Parigi seguendo il giusto orientamento per la sua pittura, Pratella rimase assieme ad altri compagni tra cui Vincenzo Migliaro (1858 – 1938).

 

Si abbassò a fare il decoratore di scatole di latta e altri lavoretti del genere, compresi decori in ceramica. La committenza scarseggiava, la sua vita fu costellata di stenti. Fu considerato un pittore “commerciale” Pratella fu invece grande pittore della scuola naturalista, paesaggista intenso e felice, ma nonostante questo, fu obbligato entro tali parametri pittorici e non meritò quell’appellativo usato a volte in modo dispregiativo.

 

Riprese i temi della “Scuola di Posillipo” come il più fortunato Morelli (1823 – 1901). Dimostrò grande maestria, perfezione stilistica, grande interprete verista delle bellissime vedute napoletane soprattutto nel suo primo periodo. Fu grande descrittore della vita dei porti, dei pescatori, ne rappresentò oltre che le movenze, i pensieri e la vitalità in punta di pennello.

Puntiglioso, nei suoi quadri solitamente di piccole dimensioni, non lasciava niente al caso, sia nei paesaggi che nella selva di braccianti alle reti, nei quadri di Pratella è infatti l’uomo, immancabile, il protagonista.

 

Stupendo pittore del mare e della sua miriade di piccole onde, costellava di pennellate intense le sue tele fino a raggiungere la perfetta resa della mobilità delle acque, il loro moto perpetuo e la sensazione del galleggiamento delle barche.

 

Sul finire della carriera smise di partecipare alla vita comune artistica di Napoli ed espose in solitarie personali. Certamente non apprezzato quanto sarebbe stato in altri ambienti, gli furono riconosciuti meriti dopo la morte e intitolate vie a Lugo di Romagna  e a Napoli.

Lascia un commento

*