Cagnaccio Da San Pietro – Dopo L’orgia – 1928

Cagnaccio Da San Pietro – Dopo L’orgia – 1928

Ci sono artisti che mantengono una qualità costante nella loro produzione che sia pittorica, scultorea o dedicata ad altre discipline, altri no.

Alcuni artisti non sono costanti o non riescono ad esserlo, forse per le condizioni di vita, i rapporti sociali, una conflittualità di eventi o di situazioni che distolgono la loro mentalità creativa verso altre prospettive emotive e di rappresentazione.

L’artista quindi cambia, si evolve a volte forzatamente, a volte volutamente e si ritrova a reinventarsi nello stile, nelle tematiche, nel risultato finale.

Altri no, altri anche se il mondo cambia intorno a loro restano costanti, anche se l’aspetto emotivo di fondo muta, continuano nel loro cercare di mantenere il proprio essere tra il contrasto degli eventi esterni, gestendo la capacità di amministrarsi interiormente al fine di ripristinare le condizioni giuste per creare a loro modo.

A volte ci riescono, a volte no.

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Cagnaccio Da San Pietro – Money First – 1928

Forse è per questo che troviamo pittori di cui solo alcune opere eccellono in modo particolare distaccandosi dal resto degli altri lavori e restano unici, preziosi gioielli di rara bellezza nel panorama artistico, dipinti da artisti a cui poi gli angeli per motivi loro, hanno voltato troppo presto le spalle.

Cagnaccio Da San Pietro, nome d’Arte di Natale Scarpa (1897-1946) figlio di pescatori e allievo di Ettore Tito, fu un pittore Veneto.

Tra le sue non numerosissime opere, si distingue “Dopo L’Orgia” del 1928.

Il dipinto è di rara bellezza, fattura pregiabile, composizione originale, inquadratura coraggiosa.

Cagnaccio di San Pietro, Dopo l'orgia, 1928
Cagnaccio Da San Pietro – Dopo L’orgia – 1928

Nel rosso del pavimento sullo sfondo, inquadrate dall’alto, giacciono tre modelle nude, bicchieri rovesciati, bottiglie vuote, carte. La composizione è finemente ricercata, gli angoli formati dal tappeto grigio e la tenda verde quasi si toccano al centro del quadro, dividendolo in quattro parti asimmetriche, tre delle quali, occupate dalle modelle addormentate in pose raccolte, stanche per la festicciola o orgia forse da poco conclusa.

Perfettamente interpretati, la profondità del pavimento, i panneggi della tenda e il tappeto, introducono alla lettura del quadro senza eccessivi virtuosismi che ne potrebbero distogliere l’attenzione.

L’ardito rosso di fondo è trapuntato da macchie di bianco che disegnano gli oggetti disseminati nell’ambiente ad interromperne l’eccessivo monocromismo che risulterebbe troppo intenso. Con una semplicità disarmante Cagnaccio Da San Pietro li dipinge sfiorando l’Iperrealismo di cui in verità tutto il quadro si distacca di un soffio.

Inermi, nudi, macchie bianche simboli di bramosia, i corpi delle donne come di marmo, spiccano nel colore rosso desiderio dello sfondo, le membra sode, le forme rivelatrici di muscoli scattanti e aggraziati, leggermente ingialliti dalle luci dell’interno, dormono.
Cagnaccio Da San Pietro si supera, dipingendo quest’opera con una qualità tale che mai più ha ripetuto.

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Cagnaccio Da San Pietro – Dopo L’orgia (particolare I) – 1928

Anatomicamente perfette, negli arti spigolosi raggomitolati e la difficoltosa tridimensionalità dello scorcio visuale che le vede distese verso la profondità del quadro, le donne mostrano una muscolatura finemente descritta, con una nettezza decisa nelle forme ma una delicatezza nei passaggi di toni che ne fanno presenze statuarie, inno alla perfezione, in netto contrasto con le ombreggiature sul pavimento e le capigliature, uniche macchie di nero.

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Cagnaccio Da San Pietro – Dopo L’orgia (particolare II) – 1928

Come dee per una notte, padrone del campo, riposano in un ambiente di cui si intuisce la lussuosità ma che probabilmente non è il loro perché spoglio di qualsiasi oggetto personale, anche il più intimo.

Spiccano i seni ancora turgidi, il viso perfettamente disegnato dall’espressione soddisfatta e stanca di una modella, la schiena sfinita, smagrita forse dalle fatiche dello sfogo lussurioso dell’altra, la rilassatezza sognante dell’ultima. Il quadro, lontano dalle sfumate ombreggiature che si fondono con l’ambiente, tipiche dei pittori classici, denuncia nella sua splendida fattura quello che è ormai l’avvento della nuova figurazione: la fotografia, il cinema che offrono un confronto preciso, un punto di riferimento ad ogni artista e alla visualizzazione dell’essere umano.

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Cagnaccio Da San Pietro – Dopo L’orgia (particolare III) – 1928

Cambiata da questi nuovi mezzi tecnologici, la pittura non sarà più la stessa, tenderà a mostrare i contorni definiti degli oggetti, delle persone, dipinti cercando una visione oggettiva precisa piuttosto che una pittura impostata sulla sensazione visuale che sfuma gli oggetti e ne enfatizza i più importanti a livello emotivo o i principali con un processo inconscio, caratteristica che sempre più si perderà nella pittura del ‘900.

Questa monotonia descrittiva pervade tutta l’opera, privandoci di un pieno contatto emotivo, mantenendo un freddo approccio alla visione riscaldato solo dalla cromia intensa dei rossi, donandoci però nel dettagliato virtuosismo pittorico la possibilità di ammirarne la splendida fattura in un contrasto di sensazioni discordanti tra la sensualità straripante della scena e la freddezza della descrizione pittorica.

Capolavoro unico nella produzione di Cagnaccio Da San Pietro, questo quadro resta una gemma preziosa, testimonianza di vita, di costume oltre che della valenza di un grande artista a cui troppo presto gli angeli hanno voltato le spalle.

 

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