Canova – Perseo Trionfante – 1801

Canova – Perseo Trionfante – 1801

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Copia di Perseo Trionfante del Canova

 

La ragazza della foto guarda piena di stupore il “Perseo” dello scultore Antonio  Canova e ne ha tutte le ragioni, anche se quella è solo una copia.

In equilibrio precario, nel marmo candido alto 2,35 m, si erge il “Perseo Trionfante”, dal suo piedistallo-contrappeso, insostituibile per mantenere lo sforzo della struttura che pare sfidare le leggi della fisica, delle leve, dei fulcri.

Antonio Canova (1757-1822) fu pittore e scultore veneto, grande esponente del Neoclassicismo, fine esecutore di opere incarnanti i canoni classici proporzionali, i visi ascetici, assorti, racchiusi in fattezze idealmente perfette.

 

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Antonio Canova – Hebe

 

Le sue composizioni sono solitamente monolitiche, colonne cesellate di marmo che danno prima di tutto l’impressione della forza della radice classica accademica. In un secondo momento si assapora la delicatezza dei particolari, non troppo stucchevolmente curati, ma parsimoniosamente dosati, atti ad esaltare la caratterizzazione dei personaggi, esclusi dai giochi barocchi, dalla massiccia quantità impiegata ad esempio dal Bernini. Canova nelle sue sculture tende a seguire il dolce fluire dei corpi, umanizzando superfici marmoree, mantenendone però la consapevole qualità di modello archetipo, rifuggendo qualsiasi tipo di caratterizzazione troppo terrena.

 

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Antonio Canova – Perseo Trionfante (particolare) – 1801

 

Così i suoi nudi virili sono muscolari ma non troppo, lontani dal Manierismo, si affidano ad una canonizzazione delle forme che prima di tutto devono essere proporzionalmente perfette . Le sue ancelle pudiche, si nascondono dietro panneggi morbidi e non troppo affondati nelle pieghe, quelle impudiche, mantengono le dolci curve come anfore levigate da mani esperte nella creta piuttosto che scolpite nel marmo.

Raramente si distacca dalla composizione verticale o si cimenta in complesse costruzioni più ardite.

Compatte, le sue figure si mostrano fini nel modellato, granitiche nell’insieme.

Fra queste ce ne sono alcune in cui Canova si concede apprezzabili divagazioni stilistiche, come “Amore E Psiche”, piacevolmente complicata nella composizione piramidale e appunto il “Perseo Trionfante” del 1801, vero gioiello di architettura scultorea.

 

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Antonio Canova – Perseo Trionfante – 1801

 

Dalle forme perfette, la muscolatura non accentuata, il volto dal classicissimo profilo greco, Il “Perseo trionfante” sembra essere il prototipo accademico del corpo umano, fin qui giudicabile come altra opera esemplare del Canova. Ma lo scultore, forse stanco della perfezione proporzionale, nel Perseo ha voluto affondare le sue conoscenze fino a raggiungere i limiti di una possibile costruzione marmorea.

Così, se nella parte di sinistra la spada svettante si presenta lodevole ma ancora possibile da controllare nel bilanciamento della scultura, invece nella parte di destra, il braccio teso ad afferrare la testa della Medusa tende a forzare i limiti della struttura marmorea, al punto che assieme alla gamba incurvata e decentrata verso sinistra, dà l’impressione di una innaturale e impossibile posizione da sostenere stabilmente in modo eretto.

 

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Apollo del Belvedere – Copia in marmo del bronzo di Leucares – 350 a.c.

 

Il “Perseo Trionfante” fu Ispirato dalla pregevole opera chiamata “Apollo del Belvedere”, copia in marmo del 350 a.c. di un più antico bronzo dello scultore greco Leocares, ritrovato presso Anzio nel 1489. Restaurato nelle parti mancanti da  Giovanni Angelo Montorsoli (1507-1573), nel XVII° secolo fu assunto a simbolo di perfezione assoluta.

 

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Antonio Canova – Perseo Trionfante (particolare) – 1801

 

Canova rifugge in questo caso dal Classicismo puro a lui tanto caro per addentrarsi in virtuosismi barocchi e per far questo, usa l’espediente del manto che dalla base si aggancia al braccio teso affinchè la struttura sia più stabile. Il problema della complessa postura che porta il Perseo a tenere nella mano la testa di Medusa, la difficoltà nello scolpire il marmo ad una così distante posizione dal centro dell’opera, fu certo fonte di studi complessi. C’era il rischio di rompere il marmo durante lo scalpellamento all’altezza della mano o del braccio,  riscontrato anche nella scultura dell’altro braccio a cui non si arrischiò di togliere completamente il sostegno. Il maestro veneto risolse il problema scolpendo la testa della Medusa in un secondo tempo, in un blocco di marmo separato unito poi da un perno che fuoriusciva, simile alle altre ciocche, della testa e si incastonava nella mano del Perseo.

La complicata struttura della testa fu inoltre alleggerita nell’interno per non gravare troppo sul braccio teso.

In una analisi del 2014, si potette costatare che il perno dentro la testa doveva essere rafforzato e si procedette all’applicazione di una piccola struttura in metallo.

 

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Antonio Canova – Perseo Trionfante (particolare) – 1801

 

Anche nel Perseo, Canova mantiene una caratteristica che non tutti gli scultori possiedono. Le sue statue sono curate a tutto tondo anzi, per quanto incredibile, si ha la sensazione che talvolta la parte posteriore sia muscolarmente la più curata. Al contrario di Michelangelo che a volte trascurava tutto ciò che non doveva essere parte della visione frontale, Canova sia nel nudo maschile che femminile, si esaltava nelle schiene, nella tensione dei glutei più che nei pettorali o nel gruppo muscolare addominale.

 

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Antonio Canova – Perseo Trionfante (particolare) – 1801

 

Il lavoro del Canova era meticoloso, ma soprattutto metodico. Il suo approccio al marmo non era frutto di una aggressiva voglia creatrice, un istintivo ed emotivo spirito artistico. Canova prima di affrontare il bianco minerale, progettava i suoi modelli in creta, poi ne faceva un calco in gesso. Su questi modelli rimasti intatti, si possono ancora vedere le impronte dei pioli che poi applicava per prendere le misure da riportare sul marmo. In tutto ciò era coadiuvato da circa dodici collaboratori. Come molti altri scultori, tendenzialmente lasciava fare il lavoro di sgrossatura ai collaboratori per poi rifinire il marmo solo nei particolari.

 

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Antonio Canova – Perseo Trionfante (particolare) – 1801

 

Indicativo del grado di riconoscenza dei suoi allievi è il Cenotafio, posto nella navata sinistra della chiesa di Santa Maria Gloriosa a Venezia, dove è conservato il cuore dell’artista.

 

Il Cenotafio di Antonio Canova
Cenotafio – basilica di Santa Maria Gloriosa

 

Progettata dal Canova stesso, la struttura si erge a forma di piramide contornata da sculture dei suoi collaboratori e fu terminata da questi alcuni anni dopo la sua morte. La salma invece fu tumulata nella chiesa di Possagno, sua città natale.

 

 

 

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