Cheng Li – Il sesso come manifestazione artistica

Cheng Li – Il sesso come manifestazione artistica

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Jordan Mckenzie – Liquido seminale e grafite su tela – 2008

 

Chi è l’artista e ….. Cos’è l’Arte? Domande sempre attuali a cui hanno dato risposta filosofi, scrittori, poeti, critici, artisti. Perché alcune persone sono degli artisti e altri no?

Il concetto di Arte introdotto e amplificato all’inizio del‘900, prevede una estensione dell’universo ascrivibile al concetto base di Arte che va oltre la tela, la materia, il corpo, il suono, il concetto stesso di rappresentazione o espressione artistica.

Attraverso un‘evoluzione lunga un secolo siamo arrivati forse a comprendere che cos’è l’Arte e che cosa sia un artista nell’accezione contemporanea del termine, che poi forse, racchiude anche tutta la concezione dell’Arte antecedente nella sua caratterizzazione elevata al massimo grado. L’Arte è estasi? L’Arte è innovazione? Ma soprattutto, perché certi gesti, certi segni tracciati su una tela, quando non tagli, quando non presumibili scarabocchi, sono considerati Arte, fatti da una persona e non da altri. E’ il concetto che si estende cervellotico dietro all’atto o la sua concretezza o il suo frutto che lo rende in quel caso Arte e in altri casi semplice gesto inutile, insignificante? O forse c’è altro?

Duchamp prese un orinatoio, lo pose in mostra e disse: “Io sono l’artista e questa è Arte!” ….E lo fu!

 

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Marcel Duchamp – Orinatoio (Fontana) ready  made – 1917

 

Per quanto contestata, dileggiata o osannata, quella divenne Arte, studiata, ammirata, comprata a caro prezzo.
Era forse l’orinatoio veramente un’opera d’Arte che Duchamp riconobbe in mezzo al niente come tale e additò al pubblico incosciente di tutto questo? Oppure … qualsiasi cosa Duchamp avesse preso ed esposto come Arte lo sarebbe diventata, per il semplice fato che “lui” l’aveva scelta ? Fu Manzoni a rendere evidente e pubblico questo concetto arrivando a ipotizzare che l’artista poteva decidere cosa è opera d’Arte, l’artista in quanto tale poteva addirittura firmare come opere d’Arte le persone che riteneva lo fossero. L’artista in quanto tale era egli stesso Arte, fino ai suoi prodotti, fino ai suoi rifiuti, fino alla “Merde D’Artiste“.

 

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Piero Manzoni – Performance, firma di corpi di donna

 

Il concetto di Arte contemporanea si nutre di un presupposto inconscio, nascosto alla ragione, dietro uno spesso velo di razionalità indotta e costruita. Ma forse la verità è che sia l’artista e non la sua opera ad essere importante, che sia Duchamp oppure Manzoni, oppure Schifano, oppure Tracy Emin, l’opera passa quasi in secondo piano oscurata dall’assordante suono, dall’etereo immenso influsso che già il loro nome crea.
E se è l’artista in quanto tale ad essere fulcro dell’Arte, non il suo prodotto, non il suo pensiero, ma semplicemente egli stesso in quanto essere, che cos’ha di diverso dagli altri? Perché lui è “artista” e gli altri no?

Sono molti gli artisti del secolo passato che inconsciamente o consciamente hanno affrontato questi temi, sentendoli come esigenza, arrivando a razionalizzare il fatto che c’è qualcosa nell’Arte che va oltre la ragione, la creatività, l’Arte.

Tra i tanti, Mario Merz alla metà degli anni ’60, iniziò a teorizzare con i suoi “igloo” un attacco di creatività artistica allo spazio, una occupazione di suolo da parte del suo spirito artistico in ogni sua creazione, come sua manifestazione. Anche Parmiggiani ha sviluppato questo concetto, arrivando a capire l’esigenza di creazioni di spazi in cui manifestarsi, in cui creare azioni, appunto la rottura dei suoi labirinti di vetro, come manifestazioni di se stesso nella prigione del niente. Ancora Klein, uscito dal suo tunnel blu, interessante ma noiosamente monocromo, usò i suoi ultimi, pochi anni di vita per la ricerca, la creazione e lo studio di spazio vuoto, che al contrario di Parmiggiani, non fuggiva ma provava a creare.

 

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Yves Klein – Salto Nel Vuoto

 

Che cos’è lo spazio vuoto, perché alcuni artisti hanno sentito così forte la pulsione nel riempirlo e di cosa? Il vuoto è l’assenza emozionale, lo spazio privo di umanità, di proiezione della manifestazione emotiva, il vuoto è assenza di vita, l’artista è emozione, l’artista è fabbrica emotiva, di sensazioni forti, l’artista capta il vuoto, e che ne sia cosciente o meno è nella sua natura riempirlo.
E’ tenendo conto di questo che si possono decriptare molte delle performance di Marina Abramovic, una tra le artiste contemporanee più conosciute che sfrutta le sue facoltà emotive e la sensibilità del corpo per amplificare il proprio campo esistenziale nel tentativo di coinvolgere più persone possibili. Esemplare nel suo lavoro è stata la performanceThe Artist Is Present” quando nel 2010, al Moma di New York rimase seduta, muta per 700 ore mentre si alternavano davanti a lei persone diverse ogni minuto, riuscendo a creare un tessuto emozionale solo con la sua presenza e il suo sguardo.

Video —–> Marina Abramovic – The Artist Is Present – 2010 

Non tutti sono artisti, non tutti hanno emozioni forti, non tutti sono capaci di crearle, non tutti hanno un pathos da poter trasmettere.

E‘ in questa ottica che si devono valutare molti lavori, alcuni veramente bizzarri, inspiegabili, come spesso è altrimenti inspiegabile razionalmente il perché sono stati così considerati dalla critica e dal mercato, fenomeni come Vito Acconci (New York, 1940). Fu ideatore e protagonista della performanceSeedbed” alla galleria Sonnabend di Manhattan, della gallerista Ileana Sonnabend, una delle più importanti gallerie degli Stati Uniti, promotrice della Pop Art, protagonista dell’Arte europea e statunitense dagli anni ’70, ’80, ’90, dove nel ’86 Jeff Koons si affermò come artista di fama mondiale.

 

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Vito Acconci

 

In questo luogo è rimasta celebre l’esibizione del 1971 di Vito Acconci che si esibì in un atto onanistico con un microfono acceso, al riparo di una istallazione simile ad una rampa di scale.

Considerando la creazione di un campo emozionale particolarmente attrattivo non tanto per come viene creato quanto per la forte emozionalità seduttiva e vitale che produce, si potrebbe spiegare gran parte dell’Arte contemporanea, sia per quello che riguarda le performance, sia per gli oggetti, istallazioni, quadri, sculture che diventano in questo caso al di là di ciò che rappresentano, puro prolungamento dell’essenza vitale di un artista di cui, se particolarmente ricco emotivamente, mantengono la forte carica esistenziale.

E’ forse è più comprensibile, inquadrata in questa ottica, anche la performance di Cheng Li, artista performer cinese di 57 anni, che nel 2011 al museo di Arte Contemporanea di Pechino, ha dato prova di sé in un rapporto sessuale completo con la sua compagna, ribadendo il concetto del fare sesso quale manifestazione artistica, fenomeno ricco di pathos trasmissibile emozionalmente ad un pubblico, ad un ambiente. Arrestato e condannato ad un anno di lavori forzati dal non tenero governo cinese, Cheng Li, ha forse in questo modo creato una concentrazione di materiale impalpabile ma emotivamente ricco di cui tutti i futuri visitatori del Museo di Pechino potranno fruire.

 

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Chang Li – Museo D’Arte Contemporanea, Pechino -2011

 

L’Arte Contemporanea è arrivata al punto di rivelare quali siano le forze alla base dell’esistenza umana: il calore, l’emozione, la vitalità che alcuni possiedono o di cui sono capaci. L’Artista non è più visto solo come creatore di oggetti, esibizioni, razionali costruzioni ma come portatore di energia che può in un modo o in un altro influenzare ambienti, persone, questa condizione lo indica come tale.

Gli altri fruiscono le loro emanazioni, se ne nutrono, alcune volte coscienti di tali fonti energetiche, spesso incoscienti o addirittura razionalmente critici e repulsivi, …….. Alcuni addirittura le rubano ma questa ….. è un altro tipo di Arte….

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