Colui che fu definito il “Maestro della Pala Sforzesca”

Colui che fu definito il “Maestro della Pala Sforzesca”

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Maestro della Pala Sforzesca – Pala Sforzesca, Madonna Con Bambino In Trono Tra Sant’Ambrogio, San Gregorio Magno, Sant’Agostino, San Girolamo E La Famiglia Di Ludovico il Moro – 1495

 

Uno degli enigmi mai svelati a tutt’oggi nel campo della storia dell’Arte è chi sia l’autore della “Pala Sforzesca”.

Stupendo dipinto su tavola a tempera e olio delle dimensioni di 230×165 cm, si trova alla Pinacoteca di Brera, a Milano ed è datato al 1495.

Dell’opera si sa tutto: chi l’ha commissionata, il perché, quali siano i personaggi rappresentati, il periodo di esecuzione, il fine intento che doveva avere nelle mire politiche del suo committente. Non si sa chi l’ha fatta.

Non solo, si attribuiscono allo stesso pittore altre opere dipinte nello stesso periodo ma di lui, non conosciamo in verità niente. Ne stiliamo qui sotto un elenco:

Madonna In Trono, antecedente al 1495 (Berlino)

Madonna Col Bambino, antecedente al 1520

San Girolamo, attribuzione controversa, antecedente al 1490

Madonna Col Bambino antecedente al 1495

Madonna Col Bambino, attribuzione controversa, antecedente al 1490

Madonna Con Bambino In Trono Tra San Giacomo Maggiore, Santo Stefano, San Bernardino Da Siena, San Giovanni Evangelista E Donatori, del 1495 National Gallery di Londra

Santo Papa Benedicente, del 1520

Madonna Col Bambino, antecedente al 1490, collezione privata Milano

Madonna Con Bambino In Trono Tra Santo Stefano E San Nicola di Bari, antecedente al 1550

Sant’Ambrogio Benedicente, antecedente al 1499, pinacoteca dell’ Accademia di Carrara

Madonna Col Bambino E Un Gatto, attribuzione controversa antecedente al 1490, Walters Art Museum di Baltimora.

 

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Maestro della Pala Sforzesca -Madonna Con Bambino In Trono Tra Santo Stefano E San Nicola di Bari

 

La “Pala Sforzesca” è quindi attribuita ad un non meglio qualificato artista se non come appunto “Maestro della Pala Sforzesca” e i dipinti presumibilmente suoi, vengono raccolti sotto l’appellativo di opere del “Maestro della Pala Sforzesca”.

E’ certo un fatto molto strano, soprattutto perché l’artista è stato molto attivo nel periodo tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500 alle corti dei maggiori mecenati lombardi. Non se ne ha traccia però nei carteggi, negli scritti, non se ne ha descrizione, né contemporanea né posteriore se non un resoconto dei lavori in corso della “Pala Sforzesca” dove si apprende che nel Gennaio 1495 l’opera non era ancora pronta e lo sarebbe stata  dopo l’investitura a duca di Ludovico Maria Sforza, detto “il Moro”.

Questa mancanza di notizie è ancora più strana se si considera la qualità di tali opere che sicuramente non potevano passare inosservate, anzi furono certamente apprezzate dai maggiori artisti e appassionati di Arte. Detto questo, resta il fatto che l’unica possibile identificazione di tanto virtuosismo, viene definita col solo appellativo indecifrabilmente enigmatico di “Maestro della Pala Sforzesca”.

C’è in effetti la possibilità che questo fantomatico maestro sia invece un artista ben conosciuto all’epoca che però per chissà quali motivi, non fu riconosciuto come autore di queste sue opere.

Si è quindi pensato che la “Pala Sforzesca” potesse essere frutto del virtuosismo di Francesco Napoletano (1470  – 1501), allievo del Da Vinci e attivo a Milano. Possibilità in realtà poco fondata a causa del suo stile che mal si abbina al dipinto in questione. Forse più interessante è l’attribuzione a Bernardino de’ Conti (1470-1523), grande ritrattista, anche se in quel periodo il ventiquattrenne Bernardino era forse ancora troppo giovane per mostrare un talento già così formato, in una composizione così complessa, ma la prerogativa di prediligere il ritratto di profilo, una durezza nell’espressione e l’ispirarsi alla pittura preleonardesca, ne fanno un serio candidato.

 

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Bernardo Zenale – Madonna Col Bambino Tra I Santi Ambrogio e Gerolamo – 1510

 

Un altro possibile autore dell’opera è stato indicato in Bernardo Zenale (1465-1526) che in effetti mantiene nei volti della “Pala Della Madonna Tra I Santi Ambrogio E Girolamo” del 1510, una certa assonanza con le sembianze dei santi della “Pala Sforzesca “. Infine c’è la possibilità che il dipinto sia frutto di una collaborazione a più mani, tra le quali certo, erano presenti quelle appartenenti ad allievi di Leonardo Da Vinci.

Tenuto presente tutto questo, resta il fatto che il “Mastro della Pala Sforzesca” era effettivamente un grande artista e non conoscerne la precisa identificazione, ci priva della gioia di riconoscergli tanto merito. Il suo stile è stato definito preleonardesco, ma anche ispirato al tardo gotico. La preziosità delle vesti spicca per le decorazioni con perle e ori, contrastanti negli addolciti panneggi di stoffe pregiate. Si possono spendere miriadi di complimenti nel descrivere l’arredo e le sue decorazioni finissime, che toccano l’apice della magnificenza pittorica nei gradini in marmo e stucchi, fusi nella tenue ombreggiature della vesti della Madonna. La cura con cui sono dipinti gli arredi e le vesti, ne fanno forse i veri soggetti del quadro, le parti esteticamente più rilevanti.

La composizione con la Madonna in trono è ricorrente nella pittura della seconda metà del ‘400, vogliamo ricordare l’altrettanto misterioso “Maestro di San Miniato” attivo principalemnte in Toscana che ne fece uso in varie opere, anche se il suo stile risulta poi essere palesemente diverso.

Il volto della Vergine sembra avere tutte le connotazioni per poter essere attribuito ad un allievo di Leonardo. I “leonardeschi” infatti cercavano di eguagliare il maestro, oltre che nella pacata modulazione delle rotondità del volto (cosa assai difficile), nelle sembianze dei soggetti. Tra lo sfarzo dell’opera si perde la complessa posa del Gesù bambino, in realtà ottimamente reso, come lo sono, curatissimi, i volti dei santi.

Non di rado, nell’epoca rinascimentale capitava che sculture e dipinti, quando non affreschi, fossero commissionati come testimonianza di avvenimenti, oppure per celebrare allegoricamente o meno, determinate situazioni degne di nota come ad esempio le battaglie vinte, campestri o politiche.

 

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Maestro della Pala Sforzesca – Pala Sforzesca (particolare) – 1495

 

La “Pala Sforzesca”  fu commissionata da Ludovico il Moro con un chiaro intento: quello di legittimare agli occhi dei suoi sudditi, il possesso (in verità travagliato)delle terre del ducato di Milano. Fu infatti sotto il più che fondato sospetto di aver usurpato tali possedimenti che Ludovico il Moro continuò ad amministrare e alfine ottenne i titoli del nipote Gian Galeazzo morto avvelenato, di cui subì l’accusa precisa di assassinio dalla moglie Isabella D’Aragona.

Ludovico, ormai già insediatosi nel ducato da anni, non ebbe difficoltà ad usare il suo raggiunto potere per mantenerlo e anzi cercò, con la commissionare dell’opera, di appropriarsi agli occhi del popolo dell’approvazione degli organi religiosi che se non compiacenti, furono quantomeno distratti legittimatori di tale potere politico, in realtà usurpato e ottenuto tramite efferato delitto.

 

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Maestro della Pala Sforzesca – Pala Sforzesca (particolare) – 1495

 

Per questo motivo, sotto agli angioletti che sollevano la corona da consegnare a Ludovico il Moro, momentaneamente sospesa sopra la testa della Madonna, sono radunati i santi Agostino, Gerolamo, Ambrogio e Gregorio Magno in abiti pastorali. Sono infatti i testimoni della accondiscendenza del potere temporale della Chiesa che si somma a quello spirituale del cielo rappresentato dalla Madonna col bambino in trono.

Ai lati, Ludovico il Moro e Beatrice D’Este inginocchiati, raccolti in religioso silenzio, attendono l’incoronazione con accanto i figlioletti. Probabilmente il più piccolo è Ercole Massimiliano e l’altro è Cesare, figlio riconosciuto, avuto dalla Cecilia Gallerani, la giovane che posò per Leonardo Da Vinci nella “Dama Con L’Ermellino”.

Un quadretto familiare carico di una quantità notevole di ipocrisia, in cui tutto quello che è raffigurato è, stando a quello che riportano le cronache, completamente falsato, distorto e costruito per nascondere sotto un velo di perbenismo bigotto, una tragica quanto squallida vicenda.

Un’opera che ci fa riflettere su chi sia realmente “l’Artista”, questa figura a volte coraggiosa che si espone per portare alla luce verità scomode, ardite innovazioni, che dona bellezza, ma che talvolta cede alle lusinghe del vil metallo e si prostituisce, usando i suoi doni per compiacere la falsità, esaltare la menzogna, coprire il delitto.

 

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Maestro della Pala Sforzesca – Pala Sforzesca (particolare) – 1495

 

Così il “Maestro Della Pala Sforzesca” che forse cercava solo una committenza per dare sfogo alla sua virtuosità pittorica, non si curò del fine a cui questa sua opera sarebbe stata destinata e si impegnò in decorazioni magnifiche di ori e gemme preziose, nell’esaltare la regalità dei rappresentanti del clero, della Vergine compiacente, degli angeli svolazzanti, del Gesù bambino benedicente e si sbizzarrì nell’arredamento e nelle strutture architettoniche che stupende, soffocano di decori i personaggi sottostanti…. Ma….. guardando bene si avverte, sfuggito dall’animo puro che sorregge chi ha il dono di creare immagini divine, una velata insofferenza, una malcelata distonia tra quella che è la scena regale e le espressioni di chi dovrebbe nobilitarla al massimo grado; nel volto degli angeli dalla bocca storta l’uno, i lineamenti sgraziati l’altro, quasi in espressione di disgusto; nell’espressione crucciata della Madonna, dagli occhi così bassi e la mano allargata come a sottolineare la sua impossibilità a non trovarsi lì, dove non vorrebbe essere, a sottolineare qualcosa che non vorrebbe fosse.

 

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Maestro della Pala Sforzesca – Pala Sforzesca (particolare) – 1495

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