Damien Hirst, il non–artista

Damien Hirst, il non–artista

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Bull – 1998—————————————————————- Isonicotinic Acid Ethyl Ester – 2013

Il percorso dell’Arte contemporanea non poteva che portarci a personaggi come Damien Hirst, ovvero all’ esaltazione del non-artista. Damien Hirst, controverso personaggio tra i più conosciuti nel panorama inglese, è anche uno dei più criticati e dileggiati per il suo modus operandi: Hirst non produce, lo fa fare ad altri, le sue sculture, i suoi quadri, tutte le sue opere non sono frutto del suo lavoro ma solo di un suo progetto, al punto che critici come Julian Spalding hanno duramente attaccato l’artista affermando: «Hirst non dovrebbe stare alla Tate. Non è un artista. Ciò che separa Michelangelo da Hirst è che Michelangelo era un artista e Hirst non lo è».

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Damien Hirst – The Broken Dream

L’assenza di manualità nell’Arte Contemporanea è un fenomeno ormai usuale, istallazioni, collaborazioni, realizzazioni di sculture in marmo o altri materiali, sono spesso affidati ad artigiani che fedelmente riproducono grazie a moderni mezzi tecnologici i progetti degli artisti ai quali, come accadeva nelle botteghe di pittura del ‘500-‘600, vengono affidati gli ultimi ritocchi. Ma l’affidamento totale della realizzazione di sculture ad altri come è solito fare Hirst è una procedura che fa discutere. Così le sue opere più famose, ad esempio “The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living (L’impossibilità fisica della morte nella mente di un vivo)” del 1991, ovvero uno squalo di quattro metri dentro una teca riempita di formaldeide, è stata realizzata comprando uno squalo per telefono e lasciando ad artigiani la costruzione della teca; la scultura in marmo “Anatomy Of An Angel” del 2008 e tutte le altre sono frutto del talento dei suoi “collaboratori” in tutto una quarantina.

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The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living – 1991

Hirst non si sporca le mani, la sua teoria artistica è che creare un avvenimento, uno schok, è più importante che esprimersi artisticamente, il mercato è solo una conseguenza, poco importa se le sue statue hanno la leggerezza dei calchi degli “spellati” posti nei laboratori di anatomia di ogni scuola, poco importa se i suoi animali uccisi appositamente per lui e messi nella formaldeide si disfaranno presto perché questo liquido può solo rallentare il processo di putrefazione, Hirst non se ne cura, anzi, si organizza come un marchio che è il riferimento dei suoi collaboratori-realizzatori delle opere.

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Damien Hirst

L’ascesa sul palcoscenico artistico di Hirst come di altri artisti “teorici” era scontata in un periodo in cui la manualità, la perizia nel saper realmente creare opere è sempre più accantonata e considerata sorpassata, il mercato rincorre i personaggi al centro del gossip, ne esalta l’opera spesso vuota piuttosto che coloro i quali hanno effettivamente qualcosa da dire. I risultati sono evidenti: contenuti artistici fruibili in pochi secondi, copie di copie, nessuna espressione di talento, un’arte che cresce e si sviluppa in periodi brevi e come le mode, passando velocemente, lascia ben poco.

Damien Hirst arriva alla Tate Modern!

Lullaby, the Seasons (dettaglio) – 2002

Si arriva così all’ultima evoluzione di Hirst, la serie dei quadri su sfondo bianco colmi di cerchi colorati “Isonicotinic Acid Ethyl Ester” del 2013, anche questi non proprio una novità che partendo dal presupposto interessante di studiare il rapporto medicine-uomo nel contemporaneo (altra tematica che lo attrae) si sviluppa in verità sterilmente, concretizzandosi in tele multi cromatiche geometrico-astratte già scontate.

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Anatomy Of An Angel – 2008——————————-Per L’Amore Di Dio – 2007

Vai al rebus di Rembrant e Hirst —————-> Rembrandt – Damien Hirst

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