La distruzione di un Raffaello – Madonna del Cardellino – 1506

La distruzione di un Raffaello – Madonna del Cardellino – 1506

Raffello - Madonna del Cardellino - 1506 prima e dopo il restauro
Raffello – Madonna del Cardellino – 1506 prima e dopo l’ultimo restauro

Fermateli! Non c’è altro da dire su quello che viene chiamato “restauto conservativo”, fermateli prima che siano distrutti altri capolavori irriproducibili. La lista delle vittime dei restauratori di nuova generazione è lunga: dagli affreschi della Cappella Sistina di Michelangelo (trasformati in un fumettone azzurro), alla “Madonna del Cardellino” di Raffaello, ormai irrimediabilmente persa.

La Madonna del Cardellino del 1506 è un dipinto su tavola di 107 x 77 cm, uno dei quadri di Raffaello più famosi, ammirati e riprodotti in tutto il mondo, nel 1547 a Firenze, scampò miracolosamente al crollo della struttura che lo alloggiava, ma riportò gravi danni. Fu affidato alle cure del pittore di scuola fiorentina Michele Tosini detto Michele di Ridolfo del Ghirlandaio, allievo prediletto di Ridolfo del Ghirlandaio (figlio del più famoso Domenico) al punto che gli concesse di usare il suo nome. L’opera rigenerata giunse fino a noi nelle condizioni in cui l’abbiamo potuta ammirare alla galleria degli Uffizi o in moltissime stampe sacre.

Il dipinto non ebbe purtroppo la stessa fortuna quando, alle soglie del 2000, fu affidato per un “restauro conservativo” all’Opificio delle Pietre Dure dove fu incaricata di questo delicatissimo lavoro una persona di cui ometto il nome, che tra le molte qualifiche e competenze, pare non abbia frequentazioni di botteghe di pittura cinquecentesca.

Il risultato si vede nelle foto: La Madonna del Cardellino di Raffaello non esiste più, al suo posto, un dipinto di qualità dozzinale viene esposto trionfalmente come un monumento all’insensibilità e all’incompetenza artistica.

La luce di Raffaello non c’è più, non ci sono le sue finezze del modellato, la rotondità dei volti ottenuta con graduazioni tonali impercettibili, annullata la plasticità dei panneggi , le pieghe, ormai dai riflessi metallici, ricordano la caratteristica pittura di Tamara de Lempicka piuttosto che la scuola fiorentina. La pietra alla sinistra della vergine è inguardabile, come del resto tutto il paesaggio, degni di un pittore da strapazzo ai primi anni di Accademia. Il confronto tra le foto prima e dopo il restauro è impietoso: le ombre hanno tutte la stessa intensità, mancano i neri decisi nei dettagli, tutto sembra annebbiarsi. Il culmine dell’assurdo si raggiunge nel volto della vergine che, non si capisce per quale motivo, sfoggia un mento da cowboy. Le parti in ombra sono poco scure, quelle in luce troppo chiare, come il naso su cui è apparso un colpo di luce troppo violento quale mai Raffaello avrebbe concesso e che rompe l’armonia tonale di tutto il viso. Il collo appare taurino, privato dell’ombreggiatura, non se ne avverte la rotondità, come l’attaccatura dei capelli all’altezza degli occhi, piatta e la bocca che ha perso la sua finezza ed eleganza.

Raffaello - Madonna del Cardellino - 1506 - prima e dopo il restauro (particolare)
Raffaello – Madonna del Cardellino – 1506 – prima e dopo l’ultimo restauro (particolare)

La Madonna del Cardellino ci guarda adesso con occhi bovini, un naso sgraziato, un mento mascolino, denudata dei virtuosismi pittorici di Raffaello, non ha più alcun valore estetico.

Cosa è successo? Come è possibile che un “restauro conservativo” ci abbia restituito un dipinto completamente diverso?

Non si può capire la dinamica degli eventi se non si conosce la tecnica usata dai pitturi del cinquecento fiorentino: dopo una prima stesura del colore e l’abbozzo dei dettagli, affidata spesso agli allievi delle botteghe di pittura, le ombre venivano evidenziate grazie a ripetuti strati di pigmento castano applicato l’uno sopra l’altro, detti velature. Queste velature davano uniformità di luce al quadro e soprattutto negli incarnati, creavano l’effetto della pelle e della rotondità. Con il tempo le velature tendevano a scurirsi e davano origine a quell’effetto che siamo abituati a vedere nei quadri d’epoca.

Nel “restauro conservativo” si cerca di restituire luce al quadro non aggiungendo pigmento, ma eliminando progressivamente quella patina scura che lo ricopre…appunto le velature, la parte più delicata, preziosa, in cui la sensibilità dell’artista si rivelava nel comporre, attraverso passaggi tonali leggerissimi, un capolavoro. Tutto questo la nuova generazione di restauratori lo chiama “sporco da rimuovere”.

Il risultato è un’accozzaglia di colori accesi che contrastano senza una adeguata modulazione, la cancellazione dei dettagli, uno sfalsamento della luce, una descrizione paesaggistica infantile, la resa dei carnati piatta e monotona: un disastro….Fermateli!

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2 thoughts on “La distruzione di un Raffaello – Madonna del Cardellino – 1506

  1. Michele il said:

    Ciao sono un restauratore e ti dico che non ti devi allarmare, spesso su dipinti del tre-quattro-cinquecento vi sono veri strati di bitume quel colore giallognolo brunastro che conferisce un certo abbassamento tonale ai colori, veniva usato spesso anche grasso animale e vegetale posto anticamente a protezione del dipinto. Vi erano pittori a cui piaceva l’effetto dato e lo utilizzava come Leonardo. Ma spesso i monaci usavano grasso animale a modo di protezione ma annerendoli eliminavano anche particolari del dipinto. spesso mi è capitato con le madonne del trecento dove piu volte è stato cosparso del grasso animale che con gli anni si annerisce e cosi molte madonne sono nere. Il restauratore eliminando gli strati di grasso arriva alla lacca originale protettiva e li si dovrebbe fermare. Quindi la pellicola pittorica non verrebbe neanche sfiorata. Non dimentichiamo che Raffaello aveva una pittura con colori splendenti accordati in modo poetico, es. Maddalena Strozzi, Deposizione di Cristo, la Trasfigurazione ecc. e che lui e Michelangiolo aprono la strada ai pittori Manieristi con i loro colori. Poi ci sono le copie di pittori a loro contemporanei che spesso riproducevano le loro opere, quindi possiamo avere un raffronto. La Madonna del Cardellino era decisamente troppo bruna-giallognola, se la raffronti con altre sue opere. Ciao

  2. mcarte il said:

    Sì, sicuramente il tempo ha reso più scuri i materiali usati, soprattutto quelli usati per una rifinitura protettiva, rimuovendola si ridona luminosità ai colori ma …. purtroppo è innegabile che togliendo questa, spesso anche molti particolari non ci sono più …. il tempo fa la sua parte, forse quella patina che scurisce un po’ e che amalgama il quadro non dovrebbe essere eliminata del tutto. Non tutti i restauri sono uguali, alcuni sono ben fatti ma non si può assistere immobili alla restaurazione di quadri che acquistano coloti bellissimi ma non sono più capolavori. Mi è capitato di vedere icone restaurate accanto ad altre che non lo erano, quelle restaurate avevano colori splendenti, ma…. anche un pittore alle prime armi può dipingere con bellissimi colori, non è questo che ne fa dei capolavori, i capolavori si vedono dai dettagli, dalle sfumature, dalla sensibilità con cui venivano modulate, in alcuni dipinti questo non si notava più, come nella Madonna Del Cardellino. Quello che ne rimane del Raffaello, potrebbe essere stato fatto da un buon copiatore e se quel dipinto fosse sempre stato come è adesso, non sarebbe mai entrato nel gruppo dei capolavori di tutti i tempi. Buon Lavoro e…con delicatezza!

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