Edward Poynter – Le due versioni de “La Grotta Della Tempesta Ninfe”

Edward Poynter – Le due versioni de “La Grotta Della Tempesta Ninfe

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Edward Poynter – La Grotta Della Tempesta Ninfe – 1903

 

Sir Edward John Poynter (1836-1919) nacque a Parigi ma visse prevalentemente a Londra.

Appassionatosi alla pittura italiana e rinascimentale, iniziò presto a studiare presso William Dobson (1817-1898) poi si iscrisse alla Royal Academy Schools, si trasferì però a Parigi dove iniziò ad avere le prime commissioni. La sua vita bohemienne di studente-pittore assieme ai compagni  George Du Maurier (1834-1896), Thomas Armstrong (1832-1911) e Whistler (1834-1903), ispirò perfino a Dafne Du Maurier il romanzo “Il Capello floscio”. Nel 1960 tornò in Inghilterra dove acquistò fama ed onori fino a diventare giovane socio della Royal Academy nel 1869.

Lavorò molto come decoratore di libri e dedicò gran parte del suo tempo all’amministrazione dell’Accademia, nonostante questo, continuò a dipingere opere di grande spessore in quello stile “accademico” che insistentemente proclamava come vera e assoluta realtà pittorica, rifiutando qualsiasi altra esperienza innovatrice. Fu apertamente avverso all’Arte contemporanea che andava trasformando i canoni secondo cui un’opera doveva essere pensata ed eseguita e vide con rammarico il lento ma inesorabile progredire di altri valori estetici, non poteva essere altrimenti.

Di lui ci restano poche ma impressionanti opere come le due versioni di “La Grotta Della Tempesta Ninfe”. La prima più piccola del 1902, conservata al Norfolk Hermitage Museum in Virginia, sembra sia in verità uno studio per la seconda, dell’anno dopo, di 145,9×110,4 cm che invece fa parte della collezione privata di Sir Andrew Lloyd Webber ma per la qualità espressa si può classificare come  opera a se stante.

Impressionante non è solo la qualità dei dipinti ma anche la loro similitudine, infatti si differenziano in molti particolari ma conservano nella totalità della composizione e soprattutto nella qualità ed uguaglianza delle parti ripetute, una fedeltà assoluta. Si potrebbe procedere come in un gioco di un settimanale di enigmistica dove di due vignette si deve trovare le differenze confrontando le due tele, che invece nel tema restano invariate.

 

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Edward Poynter – La Grotta Della Tempesta Ninfe – 1902

 

Entrambe descrivono l’antro di una caverna, un luogo governato da una sorta di sirene dai tratti però del tutto umani e privi della caratteristica coda, che attendono gioiose, l’imminente arrivo di un’altra barca-relitto risputata dal mare in tempesta verso la scogliera. Allegre e quasi annoiate dai già tanti tesori che possiedono, si trastullano con collane, lanciano in aria monete d’oro, mentre una compagna all’entrata, suona una particolare lira ricavata da una gigantesca conchiglia.

Dopo aver conosciuto la trama delle opere, non resta che scatenarsi nella ricerca delle differenze, le foto in nostro possesso  purtroppo non sono della stessa qualità ma mostrano comunque i molti particolari. La virtuosità pittorica è indiscutibile nei corpi descritti in penombra e negli schizzi improvvisi di luce intensi, nella pittura delle chiome, delle rocce e nella contrapposta atmosfera marina fuori dalla grotta con verdi velati di foschia.  I cambiamenti apportati nelle due versioni non sono in verità significativi, le tre figure sono del tutto uguali, sono diversi alcuni oggetti e il tessuto rosso su cui posa una fanciulla, unico vero grande cambiamento cromatico che nella versione successiva non viene ripetuto, anzi il rosso è progressivamente assente da tutta la tela.

 

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Edward Poynter – La Grotta Della Tempesta Ninfe – 1902—-1903

 

Infine, ecco nel dettaglio le soluzioni del gioco delle differenze:

il drappo rosso; i monili sulla destra; la scatola di gioielli; la cassa che anche se è nella stessa posizione è diversa; la borsa con le monete accanto alle ninfe e la roccia vicina; alcuni legni tra le onde; la capigliatura di poco più fluente della figua al centro; le rocce all’entrata sulla destra e il boma a cui è ancora attaccata la vela sulla barca tra i flutti.

L’analisi dei due quadri ci rivela in definitiva poche differenze di rilievo e solo maggior rilevanza di differenza cromatica. La qualità di entrambi, ci potrebbe far presupporre che Poynter abbia ridipinto la prima opera perché spinto da una committenza precisa e che quella del 1902 non fosse solo uno studio per la seconda ma a tutti gli effetti una unica opera finita.

Nella replica, Poynter forse si è concesso licenze per evitare la noia del ridipingere ciò che aveva già fatto ma è anche possibile che proprio il richiedente abbia voluto l’eliminazione o il cambiamento di alcuni particolari .

Non era ricorrente il fatto che i pittori ridipingessero più volte lo stesso quadro, ne troviamo rari esempi anzi, sembra che la riproduzione di immagini simili si sia andata assottigliando dai tempi delle icone bizantine che erano fatte volutamente uguali, fino alla prima metà del xx° secolo, quando di fronte ad una crescente produzione economica massificata, l’Arte ha reagito riproducendo quel fenomeno sociale che ha visto l’invasione di prodotti commerciali seriali, con la Pop Art, ma più emblematicamente possiamo citare opere come le “Attese” di Lucio Fontana, simili nell’intenzione, nel tema, nella resa estetica.

 

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Edward Poynter – La Grotta Della Tempesta Ninfe – 1902

 

Oltre a Poynter, tra i pochi grandi artisti che tendevano a ripetere opere sublimi, possiamo ricordare Arnold Böcklin (1827–1901) e le sue cinque versioni de ”L’Isola Dei Morti”, precedentemente Guido Reni con la ripetizione della sua “Atalanta E Ippomene”, fino alla celebrissima serie delle trenta versioni della “Cattedrale Di Rouen” eseguita da Claude Monet (1840-1926). A parte questi ed altri sporadici esempi, gli artisti prima dell’età moderna, anche quando ridipingevano uno  stesso soggetto tendevano a cambiarlo totalmente nell’impostazione, nella composizione, nei personaggi. Molto spesso invece sono state confuse opere degli allievi come fossero altre copie o versioni  eseguite da un solo artista. In questo caso l’attribuzione è certa: fu Poynter a dipingere entrambe le opere in maniera sublime.

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