Giorgio Ortona – Natura Morta con Sacchi di Cemento

Giorgio Ortona – Natura Morta con Sacchi di Cemento

Un quadro inquietante dell’arredo urbano sorge dalle pitture di Giorgio Ortona, contemporanee e decisamente coraggiose nella scelta dei soggetti. Chi si azzarderebbe a a fare di palazzi semideserti e ancora incompleti, di quei casermoni grigi anni ’60 che troviamo spesso nelle nostre periferie, di quei blocchi di cemento armato e mattoni dalla forma obbligata, impersonali, antiestetici, semplicemente contenitori per famiglie non troppo numerose, chi si sognerebbe di farne i soggetti principale dei suoi quadri?

Ortona lo fa e li dipinge con quella schiettezza, quella scarsezza di spirito estetico positivo che ne fanno degli inni all’incompetenza, al ladrocinio da sempre sbandierato in Italia. Ci sembra infatti di assistere ad una sfilata di ecomostri davanti ai quadri di Ortona, immagini che con sdegno abbiamo visto più volte in trasmissioni di denuncia sociale.

Ma non è proprio così, Ortona calca la mano e rende disgregato anche ciò che non lo è, isola, deturpa, degrada i suoi palazzi, e in più si arroga il diritto di non finirli nel dipinto anche se nella realtà alcuni lo sono.

Nato a tripoli nel 1960, è stato certo influenzato dai suoi studi di Architettura nella scelta dei soggetti preferiti. Risiede in Sicilia e molti dei paesaggi urbani che dipinge sono lì. Non ne fa mistero, ammette di ispirarsi alla scuola neorealista e vede talvolta l’Arte come mezzo per documentare gli ambienti urbani e le perplessità generate dal loro degrado. Al suo attivo ha la partecipazione alla 54° Biennale di Venezia.

La concezione visiva artistica di Ortona è talmente intrisa di cantieri e palazzi semicostruiti che anche i suoi ritratti a figura intera li ricordano, nelle strutture, nel non essere finiti. Si respirano boccate di polvere di cemento   che sembrano entrare dirette nei polmoni guardando le sue opere, e proprio le sue caratteristiche nature morte con sacchi di cemento sembrano essere tra quelle più particolareggiate, più emblematiche.

Non si può che pensare al problema ecologico, al disastro ambientale, alla cementificazione invadente e inarrestabile, vedendo i quadri di Ortona che oltre ad essere resi vivi dalla nettezza del segno dell’architetto, rivelano un interessante uso del colore istintivo, distruttivo. Grandi spazi sono lasciati abbozzati, o riempiti di colore uniforme. Colature, macchie, decorano pareti, palazzi, sempre lasciando spazio alla descrittività realistica di parte dei soggetti, dell’urbanizzazione. Spesso l’inquadratura è presa dall’alto, in modo da avere una visione globale di interi quartieri.

Il filone rappresentativo di Ortona sembra volerci comunicare che  anche il cemento ha una sua fascinazione e ci mette in guardia dal restarne attratti, infatti troppo spesso lo subiscono in maniera spropositata personaggi che poi lì, tra quel cemento non ci abiteranno.

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