Giuliano Finelli – Busto di Maria Barberini Duglioli – 1627

Giuliano Finelli – Busto di Maria Barberini Duglioli – 1627

 

Bust of Maria Barberini Duglioli, by Giuliano Finelli, 1626-1627

Giuliano Finelli – Busto di Maria Barberini Duglioli – 1627

 

Le ricche decorazioni scolpite in questo busto in marmo ci proiettano in piena epoca Rococò, anche se Giuliano Finelli (1602-1653) lo lavorò un secolo prima, quando il gusto barocco iniziava ad impregnare le corti europee.

Le tecniche di scultura progredite permettevano nel XVII° secolo una maggiore lavorabilità dei marmi al punto da poter ottenere sfoglie sottili, forature finissime, elaborazioni al pari dei ricami sulle stoffe dei cortigiani.

Un esempio di tutto questo è appunto il busto in marmo di “Maria Barberini Duglioli” del 1627.

 

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Gian Lorenzo Bernini – Ritratto Di Papa Urbano VIII° – 1630

 

Fu attribuito a Finelli maestro del traforo nel marmo, che sicuramente ne curò i preziosi ricami, ma si è pensato per lungo tempo che il progetto fosse di Gian lorenzo Bernini, di cui il Finelli era allievo e che addirittura fosse frutto di una collaborazione in cui il maestro posò la mano se non nel busto, nel viso della giovane ritratta. Tutto questo è dovuto anche al fatto che in principio, si pensava che il Bernini fosse l’autore dell’altro busto celebrativo della giovane Maria Barberini Duglioli, molto simile tranne che per i ricami, conservato nella Certosa di Bologna. Si è poi giunti alla conclusione che il busto bolognese fu scolpito intorno al 1670 da un altro suo allievo, Giuseppe Giorgetti (?-?), ed è quindi una copia postuma.

 

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Giuseppe Giorgetti – Busto Di Maria Barberini Duglioli – 1670

 

Teorie più azzardate arrivano a sostenere che il Finelli avesse collaborato con il Bernini in altre sue opere più famose e che il maestro avesse richiesta la sua maniacale opera di cesello perfino nei capelli e nei rametti che spuntano dalle dita della ninfa nell’opera “Apollo E Dafne” del 1625.

 

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Gian Lorenzo Bernini – Apollo E Dafne – 1625

 

Maria Barberini Duglioli fu, si dice, dama non certo baciata dalla fortuna. Sposatasi prima dell’elezione a papa di Urbano VIII° di cui era nipote, avrebbe potuto essere data in moglie a principi o reali se fosse stata ancora nubile all’epoca, fu invece congiunta con un nobile bolognese e morì di parto poco dopo a 22 anni, nel 1621.

 

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Giuliano Finelli – Busto di Maria Barberini Duglioli – 1627

 

Il busto è quindi un monumento funebre alla giovane, commissionato dai ricchi coniugi Barberini originari di Barberino Val D’Elsa di cui si vede bellissima l’effige: una gigantesca ape scolpita magnificamente sul petto come fosse la decorazione in rilievo di una spilla. L’ape era stata presa ad effige in sostituzione dell’originario simbolo: il tafano. Il casato Tafani infatti mutò il nome in quello del paese, appunto “Barberini”, dopo aver acquistato grande agiatezza.

 

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Giuliano Finelli – Busto di Maria Barberini Duglioli – 1627

 

Si spiega così l’espressione sul volto dell’opera, florida per la giovane età ma resa triste dal sorriso vagamente accennato, velato di malinconia.

Finelli, si concentra sulla maniacale descrizione delle vesti, come se lo sfoggio delle apprezzabili possibilità economiche della famiglia potessero supplire a quella che fu una carenza di affetto della dea bendata nella vita della giovane.

 

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Giuliano Finelli – Busto di Maria Barberini Duglioli (particolare) – 1627

 

Di incredibile qualità è lo scolpito dei merletti, impossibile da pensare nei secoli precedenti, quando Michelangelo si concentrava sulle masse muscolari realizzando gigantesche costruzioni anatomiche impressionanti nel modellato, lasciando però la massa dei capelli e dalla barba appena obbligatoriamente accennati. Finelli si esalta nello scolpire i dettagli più minuscoli, ma soprattutto, riesce a distaccare le decorazioni dal corpo marmoreo principale, a descrivere collane dai chicchi rotondi che sembrano toccare appena la pelle, a coronare le vesti con bottoni in marmo che completamente decorati, sfidano le leggi della fisica tanto sono minuscoli e tondamente in rilievo.

 

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Giuliano Finelli – Busto di Maria Barberini Duglioli – 1627

 

Le parti meno “rischiose” per lo scultore sono i decori sul vestito, che diversamente dalle trine e dai merletti del collo, sono sì finemente lavorati ma hanno base solida su cui poggiare. Al contrario, un colpo di scalpello più forte e il colletto ricamato all’eccesso, si sarebbe frantumato irreparabilmente, un tocco sbagliato e Finelli avrebbe dovuto cominciare daccapo tutto il lavoro!

Certo sono bellissimi i capelli della giovane, descritti uno ad uno fin dall’attaccatura sulla fronte, come lo è la trina a coronazione del petto e come lo sono gli orecchini, ma il colletto così aggraziato, così ricco, così imponente non ha paragoni nella difficoltà del dosare, con una sensibilità inarrivabile, i colpi di scalpello.

 

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Giuliano Finelli – Busto di Maria Barberini Duglioli – 1627

 

Se effettivamente il viso non lascia sconcertati per la gentile anatomia o per la gradevolezza eccessiva della qualità artistica, il vestito e il colletto non hanno rivali nel mostrare la perizia, la pazienza , la sensibilità dello scultore Finelli. Si potrebbe pensare che una decorazione in marmo di questo tipo sia frutto soprattutto del “mestiere” dello scultore più che del talento ed effettivamente forse è così, ma non si può negare che anche il mestiere e la virtuosità acquisita nel lavorare i materiali hanno sicuramente anche nell’Arte un loro notevole pregio.

 

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Giuliano Finelli – Busto Di Maria Cerri Capranica – 1643

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