Guido Cagnacci – Noè Ebbro – La prospettiva rovesciata

Guido Cagnacci – Noè Ebbro – La prospettiva rovesciata

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Guido Cagnacci – Noè Ebbro

 

Particolarmente interessante è questo “Noè Ebbro” di Guido Cagnacci, probabilmente dipinto poco primo della morte avvenuta nel 1663.

Guido Cagnacci (1601-1663), fu un pittore romagnolo dalla vita turbolenta. Bandito da Rimini in giovane età, dopo aver presieduto a varie corti, si stabilì infine nel 1648 a Venezia sotto il nome di  Guido Canlassi da Bologna.

Il “Noè Ebbro” è un esempio del caso in cui dipingere realisticamente un soggetto può essere controproducente se si vuole mantenerne il reale impatto emotivo, visto che l’occhio umano talvolta percepisce aspetti che la rappresentazione statica su tela non può riprodurre.

Per chiarire questo concetto contraddittorio basta appunto osservare il “Noè Ebbro” e la sua concezione prospettica.

Chi ha un minimo delle basi del disegno, si accorge subito che se il Cagnacci avesse dipinto il modello con una prospettiva di tipo rinascimentale, principio di quella moderna, avrebbe dovuto presentare in primo piano un piede molto più grande, protagonista assoluto della scena.

Realizzare una visione del soggetto sdraiato da questa angolatura, sarebbe quindi impossibile o fortemente penalizzante per la rappresentazione e la messa in evidenza del volto che dovrebbe essere, se fatto in proporzione, ancora più piccolo mentre, dettagli non significativi prenderebbero la scena.

 

Nudo Di Ragazza Sdraiata - francesco de nicola

Francesco De Nicola – Nudo Di Ragazza Sdraiata

 

Questo problema limiterebbe di molto la scelta di soggetti da dipingere in posizione orizzontale, si dovrebbe optare quasi forzatamente per una rappresentazione laterale, scartando quella che vede la testa in primo piano, perché l’unica possibilità sarebbe di rappresentarla vista dall’alto e al contrario, mentre il corpo, si perderebbe giustamente, ristrettendosi verso lo sfondo.  Inutile sottolineare che l’espressione del volto, i lineamenti in questo caso sarebbero sacrificati, perché quasi totalmente coperti.

 

Assunzione di san Giovanni Evangelista, Cappella Peruzzi

Giotto – Assunzione Di san Giovanni Evangelista, Cappella Peruzzi

 

Guido cagnacci in quest’opera decise di dipingere la figura sdraiata, per dar risalto alla spossatezza dell’uomo ebbro e soprattutto perché questa visione prospettica del corpo umano mette a dura prova l’abilità di qualsiasi pittore, ma per ovviare a tutti i problemi citati sopra, si rifece ad una concezione prospettica “inversa”.

 

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Andrea Mantegna – Cristo Morto – 1480

 

Non fu il primo fra i grandi pittori rinascimentali ad adottare questo stratagemma, tra tutti citiamo lo splendido “Cristo Morto” di Andrea Mantegna (1431-1506), dipinto nel 1480, quando già Giotto (1267-1337 circa) aveva fondato le basi di una prospettiva moderna, anche se non ancora perfettamente individuata e precisa. Si dovette attendere l’epoca di Raffaello per avere canoni certi che in seguito furono perfezionati per avere una prospettiva ottimale che permise di realizzare gli spericolati scorci pittorici delle volte barocche.

 

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Raffaello Sanzio – La Scuola Di Atene – 1509/1511

 

Nel dipinto del Cagnacci, ci colpisce prima di tutto la nitidezza con cui dipinse gli incarnati, bianchi ma difformi nella cromia in quei punti nevralgici degli arti, più rosati, e in quelle parti dove la colorazione assume aspetti verdognoli. Perfetto nella pittura dello stinco alzato, del torso, della spalla, dello scorcio del viso, del ginocchio, nella difficile resa prospettica delle luci e delle ombre, paragonabili ad un salto mortale senza rete, il “Noè Ebbro” è evidentemente errato. Si potrebbe afferma che il disegno è sproporzionato. Perfino il piede, troppo piccolo, anche se magistralmente eseguito e definito nel dettaglio, nella totalità del disegno stona in modo squillante.

Eppure non è così.

Il primo a parlare di “prospettiva inversa” fu lo storico francese Gabriel Millet in “Monuments de l’art byzantine” del 1899.

In seguito ne scrisse Dmitrij Vlas’evič Ajnalov in EllinističeskieOsnovy vizantijskogo Iskusstva (Origini ellenistiche dell’ arte bizantina; SanPietroburgo, 1900), ma il maggior studioso dell’argomento fu sicuramente il russo Pavel Aleksandrovič Florenskij, nato nel 1882. Prete ortodosso, fu matematico, teologo, filosofo, linguista, semiologo e critico d’Arte. Pubblicò vari, interessanti volumi sulla prospettiva inversa, unendo l’evoluzione della visione prospettica nell’Arte ad una evoluzione della concezione religiosa, spirituale.

 

Constantinople 1200 Icon portraying The Transfiguration of Christ

Icona Bizantina – La Trasfigurazione Di Cristo – 1200 d.c

 

La “prospettiva inversa” era usata tendenzialmente nella pittura delle icone bizantine dei primi secoli dopo il mille. Questo tipo di rappresentazione permetteva di far risaltare le figure più importanti, che solitamente erano dipinte in alto e in lontananza (santi, madonne), dipingendole comunque più grandi di quelle in primo piano, di importanza minore.

E’ ispirandosi a questo principio che Guido Cagnacci si apprestò a dipingere il suo “Noè Ebbro”, ma c’è dell’altro, la prospettiva da lui usata nell’ormai addentrato XVII° secolo, tiene conto delle allora moderne teorie geometriche per cui, le regole che la animano, non sono più lasciate all’emotività pittorica pregiottesca, ma dettate da precise leggi matematiche. Il loro insieme è chiamato “Prospettiva Rovesciata” ed ha, al pari della prospettiva classica tutt’ora in uso, i punti di fuga e un fuoco precisamente individuabili.

 

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Dalla testa alla punta del piede, l’anatomia va rimpicciolendosi secondo canoni precisi e infatti la mano dietro la testa è più grande di quella distesa, più vicina. La “prospettiva rovesciata” è quindi una determinata espressione geometrica che crea nell’osservatore un certo senso di soddisfazione perchè ben ordinata, anche se in verità completamente innaturale. Per questo motivo, il “Noè Ebbro” ci appare ben costruito e appaga il nostro senso della composizione nonostante infranga i canoni dell’oggettiva rappresentazione naturale.

La “prospettiva rovesciata” si rifà ai principi della “prospettiva inversa”. Pur essendo rigorosamente determinata, mantiene quella possibilità di evidenziare ciò che emotivamente deve colpire l’osservatore, scartando una impossibilità rappresentativa negata dalla razionale prospettiva realistica, arrivando a dimostrare ancora una volta che nell’Arte tutto è possibile.

 

 

 

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