I misteri dei Bronzi di Riace

Il misteri dei Bronzi di Riace

Bronzi Di Riace – V secolo a.c.

 

Stupendi, alteri, puri, i due guerrieri di bronzo si ergono nello splendore dei loro 2 metri circa da quasi 2500 anni. Praticamente intatti sono arrivati fino a noi cavalcando i millenni , sfidando la perfidia delle gelide acque che li custodivano, sovrastando il tempo per non esserne toccati. Dai lineamenti perfetti, la muscolatura sviluppata e armoniosa, la posa naturale, l’espressione accigliata, sono stati fin da subito un enigma: chi sono? O meglio: chi rappresentano? E ancora: chi ne è l’autore o gli autori?

 

Bronzi Di Riace – ritrovamento

 

Trovati per caso a circa 200 metri dalla costa di Riace Marina a otto metri di profondità da un sub dilettante che ne vide emergere un braccio tra i fondali, i bronzi furono subito portati al Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria per una prima pulitura e valutazione delle condizioni, ma inutile non pensare che anche i primi ritrovatori si fecero queste domande.

I Bronzi di Riace furono creati come guerrieri o come dei?

 

Bronzo “A”(particolare) – V secolo a.c.

 

Furono fusi in stampi nel V° secolo a.C. da eccelsi bronzisti, grandissimi artisti, certo greci, poiché solo l’Arte greca è riuscita nel tempo a forgiare statue di così stupenda figura, tanto che la loro grazia perdura oltre i secoli e le opere dei secoli dopo.

La stupenda veridicità delle fattezze, non tanto del viso, quanto del corpo, ingigantito ma naturale e dalle forme ingentilite, dai dettagli vivi, ci fa riflettere prima di tutto su chi fossero stati questi greci. Contadini? Guerrieri? E’ possibili che modelli dai corpi simili siano esistiti davvero?  Oppure sono il frutto della sintesi osservatrice di sublimi artisti?

L’Arte greca dopo il più lontano periodo “Arcaico”, lasciava l’impostazione purista delle forme ristrette in atteggiamenti composti e studiatissimi come “Il Discobolo”, per approdare ad una formula più evoluta, chiamata appunto “Severa”. E’ di questo periodo la posa a “chiasmo” proposta nel “Crotonide” e nel “Doriforo”che si riscontra anche nei due guerrieri di Riace, dove ad una rilassatezza di un arto superiore, corrisponde la rigidità di quello inferiore, capovolta nell’altra parte del corpo. Il soggetto assume così una posa fluida, che sembra voler iniziare una camminata o un’azione.

Bronzo “A” (particolare fronte retro) – V secolo a.c.

 

Così anche i due bronzi, mantengono salda la gamba sinistra a terra mentre l’altra è piegata leggermente in avanti e in contrapposizione, anche il braccio si erge rigido a sollevare lo scudo andato perduto, rispetto all’altro rilassato lungo il fianco che invece sosteneva la lancia, anch’essa perduta.

Non è ancora l’era detta “Classica” dove una più libera interpretazione delle muscolature e delle composizione generava sculture dove si intravedeva un gigantismo anatomico (poi ripreso dal Manierismo) e pose più complesse (il “Laocoonte”, il “Torso Del Belvedere, il “Fauno Barberini”), ma i risultati del periodo greco “Severo” sono comunque da sempre sinonimo di perfezione della raffigurazione del corpo umano.

I Bronzi di Riace sono nel corpo e nella posa così simili da far pensare che siano stati parte di una schiera di guerrieri e che fossero in realtà non raffigurazioni di dei ma monumenti  da esposizione. Teoria che cozza con la interpretazione delle sculture dello stesso periodo in cui è solitamente chiara la personificazione di dei.

 

Bronzo “A” (particolare) – V secolo a.c.

 

Soprattutto la cura dei dettagli, la stupenda fattura dei singoli pezzi, come i denti fusi a parte in argento, le labbra e i capezzoli in rame e gli intarsi in avorio e calcare che formano le orbite, ci fanno pensare che tanta cura non poteva essere riservata ad una statua che non fosse di identificazione divina. Troppo fini, troppo elaborati, i due guerrieri non possono essere che genia di un dio.

 

Bronzo “A” (particolare) – V secolo a.c.

 

La loro magnifica fattura si distingue anche nella testa dove piccoli perni e scanalature furono fatti appositamente per ospitare elmi, calzati in modo da far vedere i capelli finemente lavorati a parte che uscivano da sotto. Il primo bronzo, solitamente detto bronzo “A” sembra dovesse portare sopra la folta capigliatura un elmo corinzio calzato all’estremità del capo,  per lasciare scoperta la faccia, simbolo della personificazione di un dio guerriero ma non è sicuro, c’è infatti l’ipotesi che questa prima versione sia stata soppiantata dalla definitiva che vede i perni ridotti per lasciare la testa scoperta e lasciare in mostra la fascia che la cinge dove doveva essere affisso un diadema, simbolo regale.

 

Bronzi Di Riace (particolare) – V secolo a.c.

 

Il secondo, detto bronzo “B” aveva invece forse un elmo calato, oppure, la strana foggia della testa era atta ad ospitare un caschetto di pelle tipico dei pugilatori che sarebbe spuntato in modo realistico tra l’elmo e la fronte.

C’è chi ha intravisto in questi guerrieri la rappresentazione di  Eutymos da Locri Epizefiri, pugilatore ed eroe, in questo caso sarebbero opera dello scultore Pitagora di Reggio e di altro artista di poco postero oppure entrambe sue.

 

Bronzi Di Riace – V secolo a.c.

 

La statua “A” ricorderebbe Eutymos quando giovane eroe, sconfisse il demone che terrorizzava Temesa, mentre la statua “B” sarebbe stata fatta per onorarlo dopo la morte, in ricordo delle sue vittorie alle Olimpiadi come pugilatore.

Questa ipotesi è sostenuta da pochi vista la conformazione dei diversi punti di appoggio disseminati sul cranio che presuppongono un elmo diverso e soprattutto perché le figure avevano in mano lo scudo e la  lancia.

Una ipotesi verosimile è che i due bronzi furono creati in epoche vicine ma diverse. La scultura “A” potrebbe quindi essere opera di Fidia, realizzata verso il 460 a.c. mentre il bronzo “B” forse è opera di Policleto del 430 a.c. visto la più accentuata torsione del busto che ne acuisce la posa plastica.

Le prove scientifiche hanno poi accertato che la terra trovata all’interno delle fusioni al momento del restauro, proveniva per quello che riguarda il bronzo “B” da Atene, mentre per il bronzo “A” da Argo.

Quindi si è anche ipotizzato che il bronzo “A” fosse Tideo il giovane, creato dallo scultore Agelada di Argo, mentre il bronzo “B” sarebbe la rappresentazione di Alfiano il vecchio fatta da Alcamene di Atene e che entrambi avrebbero fatto parte di un gruppo scultoreo rappresentante la rovinosa spedizione contro Tebe.

 

Bronzi Di Riace, francobollo

 

Ma, troppo belli per appartenere a un monumento fatto per ricordare una sconfitta, altre ipotesi sono state formulate.

L’ultima pare sia quella che vede nelle due sculture la rappresentazione di Polinice (A) e Eteocle (B), frutto dello scultore già citato Pitagora di Reggio, originario della città di Samo in Grecia, ma operante nell’allora colonia della Magna Grecia Reghion, oggi Reggio.

Questa ipotesi è avvalorata soprattutto dallo stile dei bronzi, fu infatti Pitagora ad iniziare nel periodo “Severo” un approfondito studio sui dettagli quali le venature dei muscoli, i filamenti dei capelli, testimoniato in molti scritti pervenutici.

 

Bronzo “A” (particolare) – V secolo a.c.

 

I due bronzi sarebbero quindi i protagonisti dello sventurato mito dei figli di Edipo re di Tebe, Eteocle e Polinice, la voluta simile posa sarebbe allora stata fatta per ottenere una maggiore somiglianza tra i due ed esaltarne la comune origine.

La storia narra che i due  avevano patteggiato di regnare un anno alternandosi ma la pace durò poco, si decise quindi una sfida tra le parti in cui sarebbero stati sorteggiati sette tra i migliori guerrieri. Successe che i fratelli furono sorteggiati per ultimi a combattere tra di loro e come si temeva, si uccisero a vicenda.

« Infatti non è difficile che il fratricidio sia tenuto in onore presso di voi, che, vedendo le statue di Polinice e di Eteocle, non distruggete il ricordo di quell’infamia, seppellendole con il loro autore Pitagora »
(Taziano, Adversos Graecos (Contro i pagani), 34, p. 35, 24, trad. di A. De Franciscis)

 

Detto questo, è possibile credere con un ragionevole dubbio che il grande artista Pitagora di Reggio li abbia modellati e che furono andati perduti durante il trasporto nel naufragio presso Riace Marina, non è invece chiaro chi dovessero rappresentare. La somiglianza potrebbe avvalorare l’ipotesi dei due fratricidi, ma la realtà è che chi siano veramente resta un mistero.

Infine il mistero più intrigante e celato: Cesare Mariotti il 17 Agosto 1972 presenta la denuncia ufficiale presso la Soprintendenza alle antichità della Calabria a Reggio in cui:

“… dichiara di aver trovato il giorno 16 c.m. durante una immersione subacquea a scopo di pesca, in località Riace, Km 130 circa sulla SS Nazionale ionica, alla distanza di circa 300 metri dal litorale ed alla profondità di 10 metri circa, un gruppo di statue, presumibilmente di bronzo. Le due emergenti rappresentano delle figure maschili nude, l’una adagiata sul dorso, con viso ricoperto di barba fluente, a riccioli, a braccia aperte e con gamba sopravanzante rispetto all’altra. L’altra risulta coricata su di un fianco con una gamba ripiegata e presenta sul braccio sinistro uno scudo. Le statue sono di colore bruno scuro salvo alcune parti più chiare, si conservano perfettamente, modellato pulito, privo di incrostazioni evidenti. Le dimensioni sono all’incirca di 180 cm.” (fonte Wikipedia)

….Che fine ha fatto lo scudo????

Bronzi Di Riace, ritrovamento – V secolo a.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

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