Irina Nakhova – Maschera Da Pilota – 2015

Irina Nakhova – Maschera Da Pilota – 2015

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Irina Nakhova – Maschera Da Pilota, istallazione – 2015

 

Irina Nakhova, classe 1955 è un’artista russa connessa al movimento “Moscsow Concettualism”.

Alla Biennale di Venezia dello scorso anno si è presentata con una stupefacente maschera da aviatore formato gigante.

Designer, in precedenza  ha disegnato capi d’abbigliamento con su l’effige di corpi nudi, sia di uomo che di donna.

 

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Irina Nakhova – design

 

Da sempre impegnata politicamente, si presentò nel 2013 con “Top Management” stampa su laminato di 75x 118 cm dove una foto scolastica, di quelle di fine anno dei tempi passati, era sfregiata su tutte le teste dei presenti, al posto delle quali spiccavano sgonfi palloncini rossi, simbolo di una fervente protesta contro il regime totalitarista russo, contro il suo modo di controllare la vita privata delle persone con l’alterazione del presente, quindi del futuro, ma anche del passato. La cancellazione di individui, di quello che hanno fatto ma soprattutto di quello che hanno detto e pensato quando questo si contrapponeva alla convenienza di chi comandava.

 

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Irina Nakhova – Top Management – 2013

 

A Venezia nel 2015, l’intera stanza pitturata di nero faticava a contenere la grande maschera-respiratore tipica degli aviatori dove, spiccavano due grandi occhi spalancati.

Gli occhi erano in realtà schermi 3D appositamente realizzati su cui erano proiettati, in varie fasi di movimento, dando un forte senso di realismo.

Qual è il messaggio che l’artista russa ha voluto mandarci con la sua opera? Senz’altro è stata spinta da una pulsione molto forte per riuscire a costruire una struttura così grande( con l’ausilio della Plastikart Studio) , senz’altro la concezione dell’opera amplifica uno stato d’animo che nasce dal riflesso dell’era contemporanea. L’aria è irrespirabile, satura di gas venefici. Costretti in un ambiente artificialmente lugubre, abbiamo bisogno di immettere ossigeno dall’esterno. L’aria è irrespirabile ma perché? Forse inondata di scorie di produzione industriale, di effluvi provenienti da fabbriche inquinanti. La sua installazione sarebbe quindi un grido di allarme ecologico. Ma è proprio così? O meglio è solo questo? La Russia ci ha regalato fior di incidenti nucleari negli anni passati, dove effettivamente l’ecosistema è stato messo a dura prova. Irina si riferisce a questi? Ovviamente no,  Černobyl’, il più grande disastro nucleare russo avvenne nel 1986.

 

L'artista russa Irina Nakhova in posa all'interno della sua installazione "The Green Pavilion" (AP Photo/Domenico Stinellis)
Irina Nakhova – Maschera Da Pilota, istallazione – 2015

 

Verrebbe da pensare allora che l’aviatore e la sua grande maschera presentati dalla  Nakhova, sono forse un riferimento allegorico, una rappresentazione di uno stato emotivo più che fisico o biologico. L’aria è irrespirabile, l’angusta atmosfera in cui il pilota si trova è allarmante, se non per gas venefici, per una quantità di immondizia emotiva proiettata nell’ambiente, al punto che c’è bisogno di un depuratore di pensieri per mantenerlo in vita. La quantità di menzogne che il popolo russo è costretto a respirare praticamente da sempre,  da quando il totalitarismo ha preso il comando tradendo qualsiasi reale anelito di ideale che ce l’ha portato, stravolge le menti e, l’essere umano, nascosto in una maschera, cerca rifugio in un ipotetico tubo che porta aria fresca di verità.

 

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Irina Nakhova – Maschera Da Pilota, istallazione – 2015

 

Questo pensiero non è molto lontano da quello che la Nakhova ha espresso nei confronti della sua istallazione. L’artista russa ha infatti dichiarato che “Maschera da Pilota” è una illustrazione della situazione in cui si trova l’artista russo, intellettualmente condizionato, recluso, a cui vengono negati i contatti con gli altri artisti, i mezzi di comunicazione, i contatti con i propri galleristi ai quali si aggrappa invece appunto come ad un tubo da cui proviene ossigeno. Ma…. Se fosse solo questo, perché la sua istallazione ha avuto così tanto successo anche in un pubblico di altre nazionalità, dove la libertà intellettuale è ormai assodata? Forse la sua opera non è interpretabile solo come rappresentazione dell’opprimente pesantezza di maglie censorie, forse quello che è inquinato non è tanto l’aria, ma l’etere, il mondo dei sogni e dei pensieri e ne avvertiamo l’oppressiva pesantezza anche dalle nostre parti.

 

 

 

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