Jamie McCartney – L’essenza del femmineo

Jamie McCartney – L’essenza del femmineo

(Causa censura ci è impossibile pubblicare le foto delle opere visionabili sul sito dell’artista Jamie McCartney )

L’essenza del femmineo è sempre stata un soggetto molto apprezzato nel campo della pittura e della scultura. Castigato per lungo tempo nei secoli più bui dove la censura non ne lasciava intravedere l’oggettiva rappresentazione, è apparso quando è stato possibile, sospinto da mani capaci di artisti non curanti del comune senso del pudore, adornando furtivamente pareti, quando poi non è esploso nella sua maestosa morbida caratteristica nell’Arte moderna e contemporanea, ma sempre mantenendo nella sua concreta presenza quel suo clandestino presentarsi, quasi a scusarsi dell’esserci, colui o meglio, colei che nella vita è per molti simbolo di continua ricerca, di gioia, di giovinezza, di vita.

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La Venere di Willendorf – Australia, 24.000 a.C.

Già nel 24.000 a.C. la Venere di Willendorf, si mostrava scevra di successivi e costruiti pudori, nuda, enfatizzata in quelle parti che caratterizzano la femminilità come a vantarsi di esserne dotata, lei miracolo della natura generatrice di altri esseri, per questo idolatrata da uno scultore dagli strumenti grezzi ma la mente libera.

Si deve aspettare la fine dell’ ‘800 affinchè si arrivi ad accettare (o quasi) la sua rappresentazione sempre discussa, sempre controversa. Schiele, Courbet, ne hanno rivelato l’essenza con grande perizia e virtuosismo pittorico, fino a quando la fotografia non l’ha portata alla vista di tutti dimentica dell’Arte e più allettata dal ritorno economico che il suo richiamo può portare.

Simbolo di ribellione e progresso, è stata ostentata, come ha fatto Deborah De Robertis nella performance “Le Mirroir De L’origine”, vivisezionata, radiografata, elaborata in ogni sua piega e ogni sua cellula, da altre performer, pseudo-artisti, fotografi, pittori, scultori.

Non fa notizia, anzi fa quasi tenerezza quella che dovrebbe essere la provocatoria mostra di Jamie McCartney, l’Inglese che ha ricoperto i muri della Hay Hill Gallery di pannelli facenti parte della sua opera “The Great Wall of Vagina”.

(Causa censura ci è impossibile pubblicare le foto delle opere visionabili sul sito dell’artista Jamie McCartney )

Imbiancata, contratta, appiattita nella posizione dal calco, sembra perdere la sua funzione di richiamo sessuale, ed è ridotta a curiosa manifestazione corporea dai risvolti individuali, connotazioni particolari, quasi singolari come lo può essere un ritratto di un volto che si distingue dagli altri per impercettibili o grossolane differenze. Incastonate in pannelli da 10 fino a 70 vagine, la creatività di McCartney ce le mostra senza la magia che le accompagna nella vita reale, immobili fredde, semplici parti anatomiche buffe e sgraziate.

La scoperta di McCartney è in realtà interessante: la logica e perfetta rappresentazione tridimensionale dell’apparato genitale femminile ce ne dà in effetti una visione distorta, non funzionale, in questo caso non vale l’assioma per cui la forma scolpita è sensuale quanto la modella ma al contrario ci dà una dimostrazione di quanto il gesso sia diverso dalla carne.

McCartney va oltre e nel suo incedere caracollante alla ricerca della sessualità espressa dalle forme anatomiche, ci propone anche una serie di calchi di membri maschili innalzati in tutta la loro virilità, anch’essi simili ma diversi, unici e caratterizzati come impronte digitali.

Il viaggio dell’Arte contemporanea in quello che potrebbe sembrare una esplorazione nel mondo della perversione umana si infittisce di altre tappe più sconvolgenti, forse già toccate da artisti come Mapplethorpe che ha fatto dell’esaltazione di determinati particolari anatomici la sua filosofia artistica nel campo della fotografia. L’Arte contemporanea, nel ripassare per queste vie ha la caratteristica di essere più cruda, realista e insensibile alla voglia di esprimere bellezza o attenzione per l’estetica.

Per chi ne volesse le prove, si può informare sulla mostra tenuta in Portogallo “Ojo De Culo”, antiestetica e inutilmente provocatoria, interessante solo per capire quanto siamo lontani dalla visione concettuale di Manzoni che perfino nella sua manifestazione artistica più grossolana e dibattuta era riuscito a mantenere un grado di intelligente distacco dalla pura materia esaltando l’ironia e il paradosso.

(Causa censura ci è impossibile pubblicare le foto delle opere visionabili sul sito dell’artista Jamie McCartney )

McCartney prende visione di quello che è, senza nessuna personale intenzione, nessuna mediazione, solo una realistica rappresentazione che dovrebbe essere in tutto perfetta ma che invece non si avvicina nemmeno di poco alla realtà.

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