Jan Van Eyck – Madonna Del Canonico Van Der Paele – 1436

Jan Van Eyck – Madonna Del Canonico Van Der Paele – 1436

Jan Van Eyck – Madonna Del Canonico Van Der Paele – 1436

La pittura del fiammingo Jan Van Eyck (1390-1441, Belga), è sempre stata per me un mistero.

Promotore di un naturalismo analitico atto a ricreare su tela la minima caratteristica delle sue scene, Van Eyck fu uno tra i primi assoluti sostenitori della superiorità della pittura ad olio sulla tempera. Avanzò a tal punto in questa allora nuova tecnica, che si pensava ne fosse stato l’inventore. E’ certo che la pittura ad olio permetteva di elevare le possibilità dei virtuosismi pittorici, mantenendo quella caratteristica morbidezza del pigmento e di lavorabilità per periodi più lunghi ed è anche certo che Van Eyck ne fu un intenso sperimentatore, sia delle possibilità di utilizzo in vari strati, sia delle diverse possibilità di impiego di oli diluenti.

Van Eyck nasce come miniaturista, ben presto si rivela come pittore di talento e creatore dei capolavori che saranno all’origine della fortunata scuola fiamminga dei secoli a venire.
Uno di questi capolavori assoluti è la “Madonna Del Canonico Van Der Paele”, olio su tavola di 122x158cm del 1436, conservata nel Museo Groeninge di Bruges.
Commissionatagli dallo stesso canonico Van Der Paele, reca infatti l’inciso:

“Joris Van Der Paele, canonico di questa chiesa, incaricò di questa opera il pittore Johannes Van Eyck e fondò due cappelle nel lato del coro nel 1436. Terminato nel 1436”.

Come numerose altre sue opere, la Madonna detta anche “di Bruges” incanta per la visione fotografica incredibilmente perfetta in ogni particolare, in un periodo in cui la fotografia non era ancora neanche nella mente dell’uomo e la percezione dell’occhio umano degli artisti contemporanei e posteriori denotava invece una visione tendenzialmente più soffusa delle scene.

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Jan Van Eyck – Madonna Del Canonico Van Der Paele (particolare) – 1436

Colpiscono in Van Eyck non tanto i soggetti, i volti, quanto le ambientazioni, le stoffe, i ricami, i metalli, i tappeti. Impressionano ancora di più i pavimenti che intarsiati, mostrano disegni finissimi di cui si può apprezzare la lucentezza del marmo o l’opacità della ceramica o addirittura le venature dei tavolati di legno di cui non solo si può riconoscere la qualità, ma anche la tecnica usata nell’istallazione, dai chiodi visibili fin sullo sfondo.

Ma la stucchevole perfezione fiamminga, si somatizza in una inestricabile massa di dettagli degni del più meticoloso pittore iperrealista per poi perdersi nella piattezza dei volti e nel disegno non all’altezza delle espressioni. L’approssimazione del volto della Madonna, ovalizzato da un’ impensabile insensibilità prospettica, si pone come un enigma inspiegabile al centro del quadro, tra la virtuosità pittorica dimostrata su la maggior parte della tela e risalta ancora di più, perché contornata da splendidi capelli che invece non sfuggono alle massime cure del pittore.

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Jan Van Eyck – Madonna Del Canonico Van Der Paele (particolare) – 1436

Interessante è il volto del Gesù bambino, finemente lavorato in tutta la figura, dimostra nei lineamenti di essere lo specchio del vecchio sacerdote, anche lui dai capelli non biondi ma quasi bianchi. Questo aspetto ovviamente simbolico, sta a significare la dose di saggezza e conoscenza che il bimbo già possiede al pari del parroco di cui incrocia lo sguardo, ma il risultato estetico è quanto meno curioso: pur essendo ben dipinto nell’ombreggiatura prospettica, lo sguardo adulto sul volto del putto lo rende un soggetto paradossale.

La grandezza di Van Eyck si scopre invece in tutto il suo splendore nel centro del quadro, dove un perfetto gioco prospettico formato dalla veste e le mani dei soggetti principali, fa emergere dalle ombre un pappagallo, esaltato nella spiccante cromia di verdi, simbolo di purezza ed innocenza, quasi fosse lui il protagonista dell’opera.

Ritratto di uomo con turbante rosso 1433 suo possibile autoritratto National Gallery di Londra

Jan Van Eyck – Probabile Autoritratto – 1433

Il volto del canonico Van Der Paele è sicuramente quello più curato da Van Eyck, rifinito nel minimo dettaglio, è perfetto nell’espressione e assieme alle mani che lo incorniciano, è un pezzo sostanziale del quadro. Ma Van Eyck anche qui ci sorprende, forse appagato dal suo lavoro, evita l’approfondito chiaroscuro, lasciando il vecchio con uno stupendo viso, ma piatto e riserva la perfezione tridimensionale alle mani e agli oggetti simboli di saggezza che lo contornano. Completamente diversa sembra essere la mano dell’artista che ha dipinto il viso del giovane San Giorgio, che tra i riflessi e la miriade di decorazioni del metallo, stona nei lineamenti, nell’espressione, tanto è grossolano, intonandosi però perfettamente alla scadente qualità del volto della vergine.

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Jan Van Eyck – Madonna Del Canonico Van Der Paele (particolare) – 1436

L’armatura del San Giorgio, patrono del canonico, è una costellazione di scintillii curati all’eccesso. Perfettamente bilanciati, nascondono tra i riflessi, quelli che sembrano autoritratti dello stesso Van Eyck intento a dipingere, con in capo il suo turbante rosso che come in uno specchio deformante, appare in alcuni degli ottoni: nell’elmo, nel gomito, nello scudo dietro la schiena.

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Jan Van Eyck – Madonna Del Canonico Van Der Paele (particolare, il riflesso del pittore nell’armatura) – 1436

E’ evidente che Van Eyck era un maestro del dettaglio, ma nell’ombreggiatura dei volti, dove i particolari si perdono, non si rivelava invece all’altezza della qualità dimostrata nello sfarzo decorativo.
Non è da meno la preziosa veste del San Donaziano, patrono della chiesa, posto sulla sinistra, di cui si può palpare il velluto del manto e le molte screziature in oro rotte solo dall’incarnato del viso, descritte con pazienza certosina in ogni minuzia, l’esatto contrario della pittura materica e d’impressione del dettaglio dell’altro grandissimo fiammingo Rembrandt.

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Jan Van Eyck – Madonna Del Canonico Van Der Paele (particolare) – 1436

Si nota anche qui la inadeguatezza dell’incarnato del santo che se anche è dignitoso, non regge il confronto con la perfetta resa delle stoffe (richiamo all’attività principale della città di Bruges), le decorazioni delle pareti, le bellissime vetrate, le cariatidi poste sullo sfondo (“uccisione di Caino” e “Daniele e il leone”).

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Jan Van Eyck – Madonna Del Canonico Van Der Paele (particolare) – 1436

A causa di questa sua mancanza, gli ornamenti della scena risaltano ancora di più, facendo di quello che dovrebbero essere il contesto atto ad esaltare le figure sante, il protagonista del quadro, ovvero la chiesa di Bruges.

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Jan Van Eyck – I Coniugi Adinolfi (particolare) – 1434

E allora viene spontaneo fare una domanda: come è possibile che uno dei pittori, in cui si vede la massima espressione della ricerca pittorica maniacale del dettaglio, si perda poi nei volti, dipinti molto spesso come ovali grossolani, privi della qualità che invece riserva addirittura in maggior grado ad un paio di calzari?

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Jan Van Eyck – I Coniugi Adinolfi (particolare) – 1434

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