La visione del letto nell’Arte

La visione del letto nell’Arte

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Rappresentazione del letto in un banchetto – Taso, Grecia – VI° a.c.

Analizzare l’evoluzione socio-etico-culturale di un popolo attraverso l’analisi di un protagonista silenzioso della nostra esistenza si può?
Il letto nell’Arte, le sue rappresentazioni, il suo valore, i suoi sottintesi, la sua evoluzione nel passaggio tra i vari stili di pittura e non solo, dall’antichità fino ai giorni nostri. La psicologia delle masse analizzata attraverso questo elemento d’arredo così importante ma così trascurato, dove passiamo un terzo della nostra esistenza in compagnia di Morfeo o delle nostre ore più felici.

Non possiamo sapere cosa ha significato per i popoli antichi il letto, possiamo solo analizzare le sue rappresentazioni più famose. Gli Etruschi erano un popolo sessualmente disinibito, vitale, il fatto che i reperti trovati siano spesso ornamenti funebri non ci deve ingannare.

Banditaccia_Sarcofago_Degli_SposiIl letto etrusco più conosciuto è quello del “Sarcofago Degli Sposi” di Cerveteri del 520 a.c. e non a caso anche nella tomba il letto viene rappresentato come luogo dove la coppia trova unione. I volti sorridenti, il gesticolare vivace, la posa complice della coppia ci illumina su come deve essere stata la visione dei due defunti che si è voluta dare ai posteri.
Nel caso rimanessero dubbi sulla sensualità che traspare dalle opere funerarie etrusche, si può fare riferimento anche al Sarcofago di Vulci del 350 a.c. dove la posa si fa più esplicita, assolutamente in contrasto con la funzione e l’ambiente per cui un sarcofago viene progettato.

sarcofagovulci350acI Romani fecero del letto un uso bizzarro: a 2 , 3 fino a 8 posti, lo consideravano il luogo più comodo dove banchettare e tra la morbidezza dei giacigli e i fiotti di vino, quando la bontà culinaria non prendeva il sopravvento, l’ebbrezza poteva portare facilmente a sollazzi immaginabili. Colorato, decorato adorno di fini tessuti, il letto era al centro della festa, il simbolo della mondanità se non luogo di divertimento dove dare sfogo alle passioni del sesso, dello stomaco, del riso, dimora del Dio Bacco più che di Morfeo. (Pompei – Casa Dei Casti Amanti –affresco del 79 d.c.).

pompeicasadeicastiamanti79dcCon l’avvento della Cristianità il letto nell’Arte occidentale scompare, simbolo di peccato e di perdizione, non se ne ha notizie per tutto l’anno mille e oltre. Bisogna ricercare nell’impudica Arte indiana del XII° secolo le immagini di letti, legati come tradizione vuole ad una sessualità disinibita, quasi scientifica, accademica, dove appaiono rosso fiammanti, se non proprio letti occidentali, comunque giacigli confortevoli con cuscini e coperte.

india dodicesomosecoloIl letto ritorna protagonista nella boccaccesca San Gimignano, zona natia dell’illustre letterato. Nel 1300 circa, Mimmo Di Filippuccio affresca nella camera del podestà, oggi palazzo comunale, “Scene di Matrimonio” dove un letto carmineo ospita una moglie che ancora turbata da un sesso colpevole insito nella mentalità del tempo, non sembra incline a soddisfare gli obblighi matrimoniali.

1305 e il 1311 da Memmo di Filippuccio, nella Camera del Podestà situata all’interno della Torre Grossa del Palazzo Comunale1300
Mimmo Di Filippuccio – Scene Di Matrimonio, affresco nella camera del podestà, oggi palazzo comunale – 1305/1311

Nel 1510 il letto ritorna splendido protagonista nella “Venere Dormiente” del Giorgione, uno splendore di lenzuola candide dal panneggio curatissimo, dai ricami dorati, sovrastato da un morbido piumone rosso intenso che va sfumandosi col paesaggio e fa pendant con la chioma della donna. Il letto diventa rifugio per dolci sogni di vergine dove il candore e il riparo è sicuro al punto da permettere alla donna di dormire sonni tranquilli all’aperto, dove il paesaggio sembra ricreare la sua rilassante attività onirica.

1024px-Giorgione,_Sleeping_VenusRembrandt nel 1636 dipinge su un letto morbido e candido come le nuvole tra le decorazioni in oro, la sensuale e nuda Danae. La vergine imprigionata dal padre a causa dell’oracolo che ne individuava in lei la progenitrice della sua sventura, si offre a un luminoso Giove giungente, trasformatosi in pioggia d’oro per poterla fecondare. Invitante, sorridente, Danae scopre i fianchi tra le lenzuola consenziente, lusingata dal suo inatteso visitatore che le annuncia la fine della segregazione.

danaerembrandt1636Indimenticabile il letto di Goya del 1800, dipinto nel mezzo di una nuova ondata puritana, così feroce da giustificare una versione della Maya vestita con cui sostituirla velocemente attraverso un marchingegno appositamente progettato. “La Maya Desnuda” posa offrendosi alla vista su pizzi e ricami finemente lavorati, sensuale, elegante tra il verde dei velluti e il castano dello sfondo. La Maya tra le mura domestiche amiche, può liberare tutto il suo potere seduttivo e sorride maliziosa, fluttuante, furtiva, come in un sogno.

09-GOYA-Maja-desnudaIngres nel 1814 nella libertina Francia, dipinge un letto complice e accogliente, con coperte e lenzuola in tessuti pregiati, in tinte di azzurri e oro, un letto in attesa come l’odalisca che lo occupa e si mostra in posa sensuale rivelando le spalle nude e l’espressione ammiccante. Il letto di Ingres è ricco di promesse, alcova dove si può trovare il libero appagamento dei sensi tra la seta dei tessuti in stile parigino, il velluto della pelle della donna e la lucentezza delle gemme che ospita.

Jean-Auguste-Dominique-Ingres-La-Grande-Odalisque1814Ma già nel 1827 Delacroix, alle soglie della sanguinosa “Rivoluzione di Luglio” in Francia, dipinge il drammatico “La Morte Di Sardanapale”. Il letto color tragedia diventa simbolo di potere assoluto da dove il tiranno, al riparo e contornato dagli agi, assiste indisturbato all’olocausto che si compie tra gli schiavi, i guerrieri e le donne indifese seviziate.
E’ un letto allegorico che incute terrore nei suoi ricami in oro, il suo colore non è il rosso ma quello del sangue, alcova terribile, frutto di saccheggi e delitti.

Eugène_Delacroix_-_La_Mort_de_Sardanapale1827Nella camera di Van Gogh del 1889 ad Arles, il letto povero, di legno è emotivamente svuotato per le attese dell’avvento di un’era che nonostante gli sconvolgimenti epocali tarda ad arrivare. Il letto è dipinto semplicemente con pennellate grosse a risaltare l’ambiente scarno. Quello di Van Gogh è un letto solitario, campeggia tra la poca mobilia e i pochi altri oggetti personali e neanche la sua coloristica accesa riesce a riscaldarlo. In Van Gogh il letto diventa figura retorica, ellissi del contenuto, ne esalta l’assenza, il vuoto esistenziale rappresentato dal letto appunto privo di quel calore umano che solo un’altra persona può dare, se ne avverte l’attesa nei due cuscini posti uno di fianco all’altro nel suo piccolo letto a una piazza.

gogh.chambre-arles1889Nel 1901 Picasso dipinge “Blue room” , inzuppato nell’azzurro, il letto di Picasso pre-cubista è tranquillo, familiare, povero ma accogliente. La bionda modella disinibita e sicura non ha timore di mostrarsi in atteggiamenti intimi, anche davanti alla finestra aperta, è un letto che ispira fiducia.

picassoblueroom1901Verso la fine della Prima Guerra Mondiale, Modigliani dipinge il suo “Nudo” del 1917. Più che un letto è un giaciglio castano, ricoperto da un manto rosso sporco; sono tempi duri si dorme dove si può. Una donna si stira risvegliandosi, come un orso che si desta dal letargo e sentendo vicino il finire della guerra, risveglia i sensi assopiti dalle cannonate.

Senza titolo-1 copiaE’ ancora un letto post bellico quello che Rauschenberg ci presenta inchiodato alla parete nel 1955 ma che ha visto altro tipo di battaglie. Inizia la pratica di esporre oggetti personali degli artisti come opere d’Arte. Il letto è vero, appartenuto e usato da Rauschenberg, arricchito da colature di vari colori, a sottolinearne l’usura, la vitalità, l’energia che l’artista dormendoci vi ha lasciato.

Robert-Rauschenberg-Bed-1955In “Installation” del 1991 Jeff Koons si scolpisce assieme alla moglie Ilona Staller. La pornostar in posa inequivocabile, poggia la sua candidissima schiena su quello che in verità non è più un letto ma una base in pietra. Esperta in materia, Ilona preferisce il duro selciato alle morbide lenzuola. Gli anni ’90 sono stati per tutti un periodo di risveglio dal sogno post boom economico precedente, un confronto con la realtà, il momento in cui mettere basi solide.

Senza titolo-1 copia.jpgTYTRYRTNel 1998 Tracy Emin, la terribile artista inglese, propone “My Bed” e rinverdendo la corrente “Rauschenberghiana”, espone il proprio letto, sfatto, sporco, completo di tappetini e lenzuola non più lavate da anni. Come il bravo allievo che supera il maestro, al modico prezzo di £ 20.000, Tracy include nel letto: un paio di mutandine usate, alcuni pacchetti di sigarette vuote, un portacenere pieno di cicche, 3 bottiglie di whisky ovviamente vuote, una lametta usata, alcune confezioni di preservativi (vuote), altro…

traceyeminmybedLa cosa più affascinante è il significato personale che l’artista dà alla sua creazione: l’essenza del ricordo, del tormento, del rimpianto, del perduto amore aspettato e singhiozzato fra quelle lenzuola per una settimana.

Tracy Emin giura che è tutto vero, tutto è stato lasciato com’era al momento che è uscita dalla stanza ed è stato ricomposto tutto uguale nei più piccoli dettagli nell’esposizione del 1999 alla Tate Gallery di Londra. Si è accesa subito la polemica: alcuni critici nutrono forti sospetti sulla genuinità del prodotto, avvalorata però dall’effettivo cattivo odore emanato dal letto, la testimonianza di cameriere e la perizia di esperte massaie……come se a noi in verità ce ne importasse qualcosa.

Senza titolo-1 copia.jpgDRTRETRETNel 1998 Safet Zec, il pittore Croato naturalizzato veneto, dipinge la sua versione del letto. Come molti altri pittori, esclude il letto dalla rappresentazione per premiare invece quello che ospita: le nude lenzuola. Le ferite delle guerre d’indipendenza in Jugoslavia sono ancora fresche e Zec dipinge la sua interpretazione del letto con velature rossastre, come se le lenzuola lorde del sangue innocente versato negli anni precedenti, dopo il lavaggio, ne mantenessero ancora il ricordo. La pennellata vigorosa, la pittura intensa mostrano una capacità tecnica notevole nel dipingere un semplice mucchio di lenzuola e riuscire a renderlo interessante. Il letto è il vero protagonista, Zec vi sia affida, esalta magistralmente il panneggio, unico soggetto dell’opera. Il risultato è comunque un letto vuoto, disfatto, simbolo di una vitalità intensa che c’è stata, ma che adesso è altrove.

01_352-288Nel 2005 Ron Mueck costruisce il suo ovviamente gigantesco “In Bed”. Come ogni sua scultura, l’opera ha un senso e prende vita quando è circondata dai visitatori, sia per il confronto delle forme che ne risaltano le dimensioni, sia perché sono ancora più intriganti la fissità e l’apparente non curanza che le sue sculture iperrealiste dimostrano nei confronti delle piccole folle che le circondano. Il letto di Mueck diviene un piedistallo, dove chi lo occupa si sente padrone, gigante immune a ciò che è esterno ma anche isolato, solo con i propri problemi, il gigante allettato è forse anche per questo impossibilitato a risolverli. Quello di Mueck è un letto protettivo che come una zattera è salvezza dal grigiore del mondo circostante ma non cura.

in_bed_542Ron Mueck denuncia l’isolazionismo del nuovo millennio: la rete, la comunicazione tramite pc o messaggi telefonici, la proposizione di un simulacro di noi agli altri al posto della nostra persona, questi sono i pericoli che corriamo in un ambiente troppo tecnologico, l’uso spropositato di mezzi di comunicazione moderni che ci danno la falsa sensazione del calore dalla quale ci risvegliamo isolati, riparati dalle sole nostre lenzuola candide, soli con i nostri dolori.

carsten13Infine, per chiudere, un’esaltazione del letto degno dei nostri tempi. Karsten Holler , artista belga allestisce nella ex stazione di Berlino Bahnhof Hamburger il suo progetto artistico al quanto complesso. Nel 2011 Holler reinterpreta il suo pensiero artistico in una immensa istallazione dove analizza i componenti essenziali della ‘Soma’, mitica bevanda curativa dei nomadi Vidic, indiani del secondo millennio a.c. che si pensava mettesse in contatto con le divinità.

carsten23Nell’ampia area costituita da materiali sintetici e organici assemblati, oggetti da laboratorio e animali vivi (12 renne, 24 canarini, 8 topi, 2 mosche), tra ecologia e scienza vengono analizzati i componenti della bevanda con un insieme di marchingegni ed espedienti che riassumono il percorso dell’artista ed il suo interesse medico-metafisico.

carsten17Al centro dell’istallazione, troviamo maestoso e protagonista il letto, rotondo, nero spicca nel bianco delle strutture. Il letto posto in alto, metafora del contatto con la materia divina, si eleva sopra l’intreccio di oggetti e animali costituito da Holler, permettendo a chi lo prenota di passare una notte da solo o in compagnia dominando il panorama suggestivo, sicuramente non comune. Il significato esplicito di tutta l’opera è una allegoria della bevanda che partendo dagli elementi terreni minerali, vegetali o animali, eleva i corpi e gli spiriti come un ascensore e porta chi la beve in contatto con la sfera celeste. La struttura gigantesca, rimane però solo una rappresentazione di quello che potrebbe essere un reale percorso metafisico perché è risaputo che la ricetta della leggendaria ‘Soma’ si è persa nella notte dei tempi.

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