Le tre vite di Guido Guidi

Le tre vite di Guido Guidi

Guido Guidi – L’Aia

 

Le opere di Guido Guidi (1901 -1998) sono da sempre punto di dibattito, perché particolari nella catalogazione, perché solo per veri intenditori.

 

Guido Guidi – Cavalleria

 

Non sarò stato il primo, in giovane età ad imbattermi casualmente in alcuni dipinti di Guido Guidi, conservati magari in mezzo ad altri pittori toscani e non sarò stato l’unico certo a guardarli distrattamente una prima volta, per poi accantonarli reputandoli non interessanti, non sarò stato il solo che poi, come perforato da un tarlo dirompente nella mente sono ritornato sui miei passi, avendo realizzato che, in quei quadri così spogli, così tenui e rarefatti, tra la parvenza di svogliata pittura, c’era in verità la mano di un maestro.

 

Guido Guidi – Scena Campestre

 

Guido Guidi nasce a Livorno, frequenta l’istituto D’Arte e Mestieri per poco tempo poi, trova lavoro presso un calzolaio. Nel 1919 è chiamato al servizio di leva, la voglia di dipingere che non gli è mai venuta meno si concretizza in una serie di opere che narrano della vita dei soldati, battaglie, reggimenti, cavalleria. Tra le forme quasi infantili, appena distinguibili tra le tinte soffuse dei suoi colori pastello, Guidi staglia cavalcature, fanti, in mezzo a paesaggi rarefatti.

 

Guido Guidi

 

La pittura di questo periodo è semplice, gentile e l’occhio non esperto fa fatica a scorgere la mano del grande artista, ma la sensibilità pittorica ce lo rivela. Quello che altri avrebbero dipinto con sferzate di pennello, lui lo accenna in grosse pennellate quasi indistinte nella tonalità generale. Tra i paesaggi dai toni verde e rosati quasi fusi con le figure, Guidi fa danzare i colori in maniera così eterea che i suoi personaggi sembrano sospesi nel nulla. La sua pittura colpisce, perchè nonostante la semplicità, mantiene una brillantezza propria  inalterabile dal tempo.

 

Guido Guidi

 

Ci sono poi le sue rappresentazioni di interni del periodo posteriore, scene di paese, personaggi femminili seduti intenti in movenze comuni. Se i soggetti sono ancora trattati in modo gentile, le ambientazioni sono spesso tagliate da pennellate più decise a rivelarne l’interessante contrasto.

Guido Guidi

 

Sul principio della seconda guerra mondiale, Guidi ha problemi psichici e viene spesso ricoverato in ospedale, ma verso la fine degli anni ‘40 torna a dipingere e acquista fama e onori.

 

Guido Guidi – Natura Morta

 

Infine il periodo forse più fiorente, il periodo delle sue nature morte, le sue composizioni di fiori e frutta in vasi. Tra le solite, tenui tonalità fuse tra loro, spuntano anche colori più accesi che consentono al pittore di cesellare con tocchi impercettibili le rotondità, i riflessi e quasi a non voler troppo dimostrare la sua virtuosa capacità, la nasconde all’occhio inesperto e ci costringe ad indagare, girovaghi tra i suoi dipinti in cerca di ciò che come tesori ha disseminato in profondità.

 

Guido Guidi – Vita Di Campagna

 

E’ forse questa la fase più esaltante di Guido Guidi, pittore labronico che fece appunto parte del “Gruppo Labronico”. Originario di Livorno, fu tra quei pittori che vollero consociandosi per ridare lustro alla pittura toscana e ci riuscirono. Da quello che fu lo spirito postmacchiaiolo, Guidi ereditò una progressiva spinta creatrice che lo portò ad esplorare autonomamente altre forme rappresentative con una pennellata inconfondibile che si potrebbe definire zuccherosa tanto è dolce e lucida. Guidi sorprende nel riuscire a costruire forme e movimenti nella tenue luce pastello, oltre la realtà esistenziale verso un’impronta emotiva assolutamente personale e riconoscibile.

Guido Guidi

 

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