Massimo Campigli, L’Etrusco

Massimo Campigli, L’Etrusco

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Massimo Campigli – Le Cucitrici – 1925

Max Ihlenfeldt , in arte Massimo Campigli(1895 – 1971) è un pittore di origine tedesca ma che ha esercitato e vissuto in Italia fin da bambino.
La sua pittura si può suddividere in due principali percorsi distinti, facilmente identificabili, che ci pongono davanti alla rottura definitiva con un certo tipo di figurazione e l’inizio di un nuovo ciclo di opere di ispirazione stilistica più personale.

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Massimo Campigli – Donna A Braccia Conserte – 1924

La prima pittura di Campigli, esce dalle esperienze futuriste per confrontarsi con la visione attuale del mondo femminile. Campigli ci propone una donna forte, scolpita nella tela come fosse di pietra, dalle membra possenti, la pelle color mattone intenta a fare lavori di casa, cucire (“Le Cucitrici” del 1925), prepararsi (“La Toletta” del 1924“). Ce la mostra come in una allegoria, mentre idealmente ripara con muta rassegnazione ai disastri della guerra. La stessa forza nelle membra, gli stessi colli taurini li ritroviamo contemporaneamente in Picasso (“tre Donne Alla Fontana” del 1921). E’ il tempo di ricostruire, alla bellezza si preferisce la robustezza, alla finezza, la possanza.

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Pablo Picasso – Tre Donne Alla Fontana – 1921

Il fulcro della rivoluzione stilistica di Campigli è la visita al museo etrusco di Villa Giulia a Roma nel 1927.
Le pitture e le sculture dell’antica civiltà del centro Italia, colpirono a tal punto il pittore che quasi scomunicò la sua prima fase pittorica e si dedicò ad un nuovo percorso stilistico in maniera totale.
Campigli mantiene inalterato solo il soggetto pittorico: la donna, reinventando sia la colorazione con i colori pastello delle pitture etrusche sbiadite dal tempo su superfici d’intonaco, sia le forme.

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Massimo Campigli – Scuola Di Danza – 1941

L’anatomia femminile si trasforma, da massicce lavoratrici a dame le donne, con forme reinterpretate da una stilizzazione quasi geometrica e la parvenza anatomica simile ad anfore, prendono l’aspetto che diventerà una caratteristica pittorica distintiva.

Descrivere la bellezza racchiusa nei quadri di Campigli a chi non li ha visti è assai difficile perchè le foto non possono mostrare quello che in loro non ci può essere. La preziosità della pittura di Campigli è infatti il contrasto tra il nostro mondo, il mondo reale e il suo mondo, un universo personale ricreato nelle tele dove le leggi anatomiche seguono altre regole, dove i colori e la luce hanno altri ordinamenti. Per gustare un quadro di Campigli bisogna collocarlo nel nostro universo, per capire quanto è particolare e originale il suo. Bisogna esserci davanti, guardarlo appeso ad una parete con la mobilia intorno che contrasta nettamente col modo personale dell’artista di interpretare la realtà.

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Massimo Campigli – Green Party

La pittura di Campigli sembra arrivarci da un passato di cui restano documentazioni un po’ sbiadite, dove il tempo scorreva tranquillo e niente sembrava poter turbare la quiete stabilita. Le donne conversavano in pose ordinate, nessun movimento, nessun eccesso era presente a turbare le atmosfere. L’origine della seconda fase creativa di Campigli è forse da ricercare nel suo percorso di vita.

Arrivato a Firenze da piccolo, si trasferisce a Milano dove trova lavoro presso il Corriere Della sera.
La Prima Guerra Mondiale lo vede coinvolto in battaglie, prigionia e fuga sulle strade di mezza Europa: Vienna, Mosca, L’Ungheria, la Moldavia, l’Ucraina, Londra.
Un’odissea durata molti anni che avrà lasciato ferite nell’anima dell’artista al suo rientro in Italia.

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Massimo Campigli – Le Labyrinthe De Glaces – 1956

Come se cercasse rifugio in un’epoca passata di idilliaco ricordo, Campigli si innamora delle pitture etrusche, lui che di origine è invece tedesco, del loro narrare di giorni felici persi dal tempo, forse perché emotivamente ritrova in quelle visioni il simbolo di quella ricerca di un periodo affettivo felice perduto con gli orrori della guerra e trova sollievo nel ricreare nei suoi quadri quel mondo innocente ormai lontano ma mai dimenticato.

Questa tesi potrebbe trovare conferma nell’approccio stilistico quasi infantile del disegno sostenuto da una pittoricità di cui solo i grandi artisti dispongono.

La forte connotazione stilistica, caratteristica della seconda parte della produzione artistica di Campigli suscita da sempre emozioni contrastanti.

Una pittura che lascia indifferenti alcuni e fa innamorare altri.

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