Muore “il corpo” di Vito Acconci

Muore “il corpo” di  Vito Acconci

Il corpo dell’Artista Vito Annibal Acconci ha smesso di vivere il 28 Aprile di questo anno.

Si potrebbe pensare ad una affermazione del genere per il fatto intrinseco che il suo ricordo, il suo contributo all’Arte resterà indelebile, ma non è così, tale affermazione ci scaturisce spontanea perché semplicemente l’Arte di Vito Acconci era il suo corpo, o almeno lo è stata per lungo tempo fin dagli esordi, arrivando a caratterizzarlo tanto da poterlo definire il padre della Body Art.

Acconci nasce nel 1940 a New York nel Bronx, consegue un  Bachelor of Arts in letteratura, presso il College of the Holy Cross nel 1962 e un Master of Fine Arts in letteratura e poesia, presso l’Università dell’Iowa .

La sua formazione letteraria si sentirà in tutta la sua attività, la poesia, la parola, il semplice suono della voce accompagneranno infatti le sue performance iniziali come attornieranno le sue istallazioni e creazioni architettoniche alla fine della sua mutata carriera.

 

Vito Acconci

 

Da poeta, diventa ben presto performer, innalzando la Body Art da fenomeno a protagonista della scena artistica, il suo corpo, i suoi possibili e impossibili usi saranno al centro di un dibattito interiore che lo porterà a performance estreme dove il dolore, il piacere, la vicinanza della morte acquisteranno un valore principale coinvolgente e altamente innovativo, se si pensa che stiamo parlando della fine degli anni ’60 e gli anni ’70.

Non si deve assolutamente fare l’errore di sottovalutare la contestualizzazione temporale nemmeno ai fini di una comprensione razionale ed emotiva dei lavori di Acconci. Come lui dichiarerà poi, negli anni in cui inizia il ciclo delle sue performance estreme l’impatto emotivo nell’ambito sociale degli U.S.A è devastante. Per la prima volta la grande forza democratica americana si confronta con una scelta rivelatasi poi fallimentare, si interroga sulle reali intenzioni e qualità dei propri ideali e il confronto speculare ne rimanda un’immagine drammaticamente stravolta : la guerra in Vietnam.

Bisogna prima di tutto tenere presente questa conflittualità che satura l’etere per capire il rapporto guastato tra anima e corpo, il tormento interiore, la voglia di divorarsi o soffocarsi, di mordersi, come se Acconci con quel corpo avesse realizzato di aver fatto qualcosa di malefico, di aver tradito se stesso.

 

Vito Acconci – Trademark – 1970

 

Acconci non è un semplice performer che sperimenta nuovi linguaggi artistici ma incarna in quegli anni la coscienza dell’America, con il suo strazio, le sue divisioni, il suo dolore, purtroppo per molti cittadini americani auto inflitto, attraverso la ricerca di guerre evitabili. Dichiarerà in un’intervista con Shelley Jachson nel 2017:

 “Di quegli anni ricordo la Guerra in Vietnam. Fu un evento che mi scosse interiormente e cambiò definitivamente la mia visione degli Stati Uniti. Tolse la maschera alla faccia vigliacca del governo del nostro Paese. Il fulcro della mia serie di performance nacque dall’indignazione verso l’amministrazione pubblica.

 

Vito Acconci – Hand And Mouth – 1970

 

Sono rimaste pietre miliari della storia dell’Arte le foto, i filmati delle performance in cui lascia impronte dei suoi denti sulla sua pelle (“Trademark” nel  1970), si  autosoffoca tentando di ingoiare la propria mano (“Hand And Mouth” nel 1970), simula la trasformazione del corpo in quello femminile rivelando decine di anni prima fenomeni tra(n)sgressivi subculturali (“Conversions” nel  1971), pratica l’onanismo nascosto con un microfono acceso nella prestigiosa galleria Sonnanbed di New York (“Seed Bed” nel 1972).

 

Vito Acconci – Seed Bed – 1972

 

Dall’esperienza corporea Acconci passa poi al “Situazionismo”, ovvero la costruzione di situazioni o lo sfruttarne di esistenti per analizzarne l’evolversi:  “Following Piece” dove acconci filma l’inseguimento di una persona a caso fino al punto in cui non può più procedere, “Proximity Piece” dove provoca corporalmente visitatori nei musei attraverso lo sfioramento e la tattilità, “Pier Piece” dove attraverso un annuncio sul giornale ingaggia persone che dovranno recarsi in un luogo stabilito e ricevere da lui sue informazioni personali scomode.

Gli psicodrammi di Acconci lo rendono presto conosciuto artista in tutto il mondo, si esibisce filmandosi in gallerie famose riscuotendo successo ovunque. E’ possibile che la sua attività sia stata interpretata come una risposta alla straziante condizione dell’inconscio collettivo, al bisogno di sfogare la razionale impotenza nel non poter fermare avvenimenti evidentemente deleteri e sbagliati, trasformatasi in rabbia, attraverso atti autolesionisti. Acconci quindi, come spesso fanno gli artisti, interpreta e mette a nudo la psiche globale della società in cui vive, quella americana, esteriorizzandola in situazioni che di per sé sarebbero dovute divenire una cura liberatoria, per questo penetra velocemente nella psiche di chi ne avverte il bisogno e vi si diffonde come un balsamo emolliente.

Ancora troppo legati ad un ideale patriottico, ad una visione idilliaca dell’America, i suoi figli faticano a credere di essere dalla parte sbagliata, trovatisi in mezzo al guado, senza precisi riferimenti idealistici, la loro protesta si riversa su se stessi prima che nelle piazze. Così è anche per Jim Morrison che, promotore di una ribellione e trasgressione dei costumi, non esprime mai, o velatamente i veri tormenti che lo angosciano: lui cantautore, predicatore dell’amore e di una sessualità libera, figlio di un generale americano che intanto bombarda e distrugge vite umane dall’altra parte del mondo.

Così Acconci emigrante italiano nella grande mela da cui ha avuto tanto, fatica a rivelarne il marciume e se ne assumeva invece il peso, ne rappresenta il disagio.

La Guerra in Vietnam finì nel 1975, la spinta performativa di Acconci si affievolisce dopo tale data al punto che dichiarerà :

“Cessai di impiegare il mio corpo, la mia persona, perché cominciai a pensare che era un linguaggio che apparteneva agli anni Sessanta, a un periodo nel quale si era alla ricerca di se stessi. Verso la metà degli anni Settanta le mie opere non si espletarono più attraverso azioni o performance ma s’incentrarono su vere installazioni spaziali”

Negli anni ottanta Acconci crea l’”Acconci Studio”, contornato da un entourage di giovani architetti e progettisti con cui lavora ad opere pubbliche, spazi urbani, case, giardini, oggetti di design.

 

Vito Acconci – Adjustable Wall Bra -1990

 

Di questo periodo sono anche le sue istallazioni, che lui descrive come prolungamento del suo corpo, sostituzione dei muscoli, della carne con materiale diverso, così come lo diventano le sue architetture, che definisce per questo strutture viventi.

Insegna al Nova Scotia College of Art and Design di Halifax in Canada, al California Institute of the Arts, alla Cooper Union, alla School of the Art Institute di Chicago, presso l’Università di Yale e alla Parsons School of Design, infine al College di Brooklyn.

Vito Acconci – La Murinsel – 2003

 

Tra le opere architettoniche:

La Murinsel” o “Acconci Insel”, una piattaforma sul fiume Mura a Graz in Austria costruita nel 2003, di 50×20 metri con terrazza e un bar interno.

 

Vito Acconci – La Murinsel – 2003

 

Walkways Through the Wall”, scultura in cemento colorato, acciaio e light box che dal confine della piazza davanti al Midwest Airlines Center di Milwaukee, penetra dentro e lo attraversa come una linea unica per poi uscire dal lato opposto.

 

Vito Acconci – Walkways Through the Wall

 

Roof Like Fluid Flung Over the Plaza” davanti al Cannon Center for the Performing Arts di Memphis in Tennessee, scultura di 26x15x6 metri, ispirata all’andamento vorticoso del fiume Missisipi.

 

Vito Acconci – Roof Like Fluid Flung Over the Plaza

 

Nonostante le grandi opere, il contributo più importante di Acconci restano le sue performance degli anni ’70, la svolta verso l’architettura è così spiegata da Acconci in un’intervista rilasciata nel 2014 ad Artribune:

L’arte oggi è diventata un business per pochi, roba da ricchi. A me interessa essere al centro di qualcosa, e con l’arte non è più possibile, mentre invece è qualcosa che può accadere facendo architettura e design. Creando nuovi spazi architettonici riesci ad arrivare a tutti”.

Vito Acconci

Rest in peace.

 

 

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