Perché Christo impacchetta palazzi?

Perché Christo impacchetta palazzi? E non solo: monumenti, mura, valli, isole!

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Christo davanti al Reichstag di Berlino impacchettato – 1995

Detto così può sembrare blasfemo, in verità noi ci riferiamo agli artisti Christo Vladimirov Yavachev, Bulgaro nato nel 1935 e Jeanne-Claude Denat de Guillebon nata a Casablanca nello stesso anno e morta a New York nel 2009.

Christo si trasferisce presto a Sofia, poi a Praga da lì riesce a sfuggire al blocco dei paesi sovietici per trasferirsi prima a Vienna poi a Ginevra infine a Parigi. Nel 1958 conosce Jeanne-Claude, nasce un sodalizio artistico oltre che di vita. La coppia sotto il nome “Christo” inizia a collaborare nel 1961 a Colonia e poi a Parigi dove erige un muro con 240 barili d’olio vuoti per bloccare una strada nei pressi della Senna, per protestare contro il muro di Berlino.

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Christo – Muro Di Barili D’Olio – 1961

Inizia il loro interesse per opere monumentali che li porteranno ad essere apprezzati quali artisti tra i più conosciuti a livello mondiale nel campo della Land Art.

Tra le opere più importanti ricordiamo nel 1968 la presenza alla rassegna internazionale Documenta 4 di Kassel con un imballaggio di aria di 5.600 m³,

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Christo – Valley Curtain – 1972

Valley Curtain” nel 1972 dove posizionarono un telo lungo 400 metri fra le Montagne Rocciose in Colorado,

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Christo – Porta Pinciana a Roma – 1974

l’impacchettamento di Porta Pinciana a Roma nel 1974,

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Christo – Surrounded Islands – 1983

Surrounded Islands” nel 1983 dove circondarono le isole della baia di Biscayne a Miami con dei teli fucsia,

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Christo – Pont Neuf – 1985

l’impacchettamento di Pont Neuf, il ponte più vecchio di Parigi nel 1985 con un tessuto giallo ocra,

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Christo – Reichstag – 1995

l’impacchettamento del Reichstag di Berlino, la sede del parlamento tedesco con un tessuto argenteo nel 1995,

The Gate” nel 2005, una distesa di materiale arancione nel Central Park di New York che formava una strada lunga 37 km costellata di 7.503 porte, una ogni 4 metri.

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Christo – The Gate – 2005

Ma perché la coppia “Christo” impacchetta, imballa, copre monumenti della natura o fatti dall’uomo?

I primi lavori di Christo Vladimirov Yavachev, risalgono ai suoi primi anni a Parigi, sono impacchettamenti di oggetti, mobili o anche modelli vivi dentro tela, cartone o plastica, con questi suscita l’interesse di Arman e Yves Klein ai quali si unirà nel Nouveau Realisme.

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Joseph Beuys – Pianoforte con feltro – 1966

Fu influenzato anche dal Dadaismo, Man Ray e Joseph Beuys che conosceva personalmente. Particolare attenzione deve avergli suscitato l’opera “Pianoforte Con Feltro” di Beuys, un pianoforte imballato appunto nel feltro di colore grigio del 1966, mentre è possibile che Man Ray lo abbia affascinato con la sua opera “L’Enigma Di Isidore Ducasse” del 1920.

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Man Ray – L’Enigma Di Isidore Ducasse – 1920

Quest’opera dai risvolti inquietanti, fa parte del mistero che attornia la morte del giovane poeta francese Isidore Ducasse di cui si pensa che Man Ray abbia immortalato indizi nascosti dall’imballo in foto.

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Christo – Bozzetto studio per l’opera Porta Pinciana – 1974
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Christo – Porta Pinciana a Roma impacchettata – 1974

Il celare l’oggetto è un fattore scatenante della filosofia artistica di Christo, in quanto l’oggetto nascosto in realtà viene risaltato nella sua presenza o assenza di fatto alla vista, immaginato, anelato, esaltato dal sapore enigmatico che questa operazione ci dona, Il soggetto esiste, lo sappiamo, ma tolto al nostro sguardo rivela tutto il vuoto che lascia il suo non esserci.

La sua estetica, il suo peso, la sua storia, i ricordi che a lui ci legano, vengono rimossi, in un’azione distruttiva che sappiamo però durare fortunatamente poco. Il risultato è un gioco di artifici paesaggistici in cui la razionalità viene travolta dall’onda emotiva e il pensiero risultante è: “così sarebbe se non ci fosse” subito seguito dall’altro rassicurante pensiero, essendo la trasformazione non definitiva: ” ma noi sappiamo che c’è!”.

Temporanei, i teli di Christo ottenuti con materiale di riciclo e interamente riciclabili, lasciano gli spazi, le strutture intatte, morbidi e avvolgenti quanto basta per adattarsi alla magia del nascondere alla vista un soggetto, per ricordare quanto è il valore che potremo perdere se non ci fosse.
Accanto a questo gioco di prestigio, Christo aggiunge in seguito una ricerca volta a dare un nuovo valore estetico ai soggetti interessati, abbiamo così impacchettamenti ocra, fucsia, arancioni, ma anche teli distesi tra valli o a circondare isolotti che in ogni caso si distaccano totalmente nella tonalità cromatica dal contesto e ne esaltano la nuova veste allestita appositamente per una trasformazione in chiave moderna, fortunatamente limitata nel tempo.

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Christo – Pont Neuf impacchettato – 1985
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Il Pont Neuf a Parigi
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Christo – Bozzetto studio per l’opera Pont Neuf – 1985

L’opera di Christo è sempre coinvolgente per gli addetti ai lavori e per le folle che assistono ad un evento ciclopico, incruento per il paesaggio, divertente, non dispendioso, visto che il costo è interamente autofinanziato dai due artisti con la vendita dei bozzetti preparatori, le foto esclusive del loro fotografo Wolfgang Volz e gli oggetti ricordo dell’evento.

Con la morte della compagna Jeanne-Claude, impegnata principalmente nell’organizzazione degli eventi, l’opera di Christo Vladimirov Yavachev non si ferma, è in programma la copertura del torrente Arkansas River in Colorado e la realizzazione negli Emirati Arabi di un parallelepipedo formato da 450.000 barili di petrolio.

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Jeanne-Claude Denat de Guillebon e Christo Vladimirov Yavachev

Cos’è l’Arte? Per Christo è sicuramente stupire, trasformare, dare una visione diversa del mondo da quella a cui siamo abituati, lo fa con le sue costruzioni gigantesche, impegna mezzi, istituzioni, denaro, energie nel raggiungere il suo obbiettivo. Il risultato è un temporaneo cambiamento destabilizzante del mondo sensibile, è Arte? Non so, è certo un grande spettacolo.

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Christo – Bozzetto studio – Packed Building
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