La perfezione del Veronese – Le Nozze di Cana – 1563

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Veronese – Le Nozze di Cana – 1563

Guardando le opere di Paolo Veronese si comprende quanto fossero importanti i pittori prima della scoperta della fotografia. Un uomo che fosse in grado di raffigurare con tanta perfezione volti, personaggi, situazioni doveva certamente godere della considerazione che nel nostro tempo riserviamo agli attori di Hollywood o alle rock star. Le corti se li contendevano, le donne li idolatravano, le botteghe di pittura fiorivano semplicemente perché erano necessarie in quanto unico mezzo di rappresentazione figurativa esistente al mondo, un ritratto o un bel quadro potevano essere considerati una magia e un pittore un mago come forse del resto lo erano e lo sono ancora.

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Veronese – Sala del Maggior Consiglio, Palazzo Ducale, Venezia – 1582

In questo contesto dal 1528 al 1588 è vissuto Paolo Veronese pittore rinascimentale della repubblica veneziana che lì operò per la maggior parte della sua vita anche sotto il nome assunto nel 1555 di Paolo Calliari.
Lo stile del Veronese in quanto veneto, è atipico. Mantenendo la ricca coloristica lagunare, rifiuta decisamente le direttive della scuola di Tiziano che esalta gli incarnati emergenti dalle ombre, la rottura del disegno, la fusione con lo sfondo in ombra e si concentra su un disegno perfettamente visibile, contorni delle figure netti che poi rifinisce con le velature castane per le ombre.

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Veronese – Le Nozze di Cana – 1563 (particolare dei suonatori)

I quadri del Veronese risplendono per la loro perfezione di particolari, pose, colori sgargianti, scorci prospettici ed ambientazioni architettoniche ricercate. I volti sono curatissimi, particolareggiati nei minimi dettagli al punto che ogni personaggio dal più in rilievo al più nascosto è un ritratto. I panneggi sono parte del soggetto del quadro come le tappezzerie e le architetture in quanto non c’è una prevalenza di cura dei personaggi rispetto agli sfondi, tutto è dipinto con una perizia e attenzione che non scade in alcun punto delle opere. Veronese ricercava la perfezione e sembra quasi che spesso l’abbia trovata.

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Veronese – Cena di Simone – 1572

Le rappresentazioni tipiche del Veronese sono le cene, prese inizialmente dai racconti evangelici ma trasformate in eventi di corte, ricche di sfarzo, baccanti, suonatori, cortigiane ed ambientate in palazzi lussuosi dalle architetture maestose. Nelle “Nozze di Cana” del 1563, Veronese sfoggia tutto il suo repertorio stilistico trasformando l’avvenimento biblico in una festa di colori, un banchetto di corte in cui il Cristo in alto con la testa contornata dall’aureola, sembra stonare con tutto il resto.

Particolare “Nozze di Cana” di Veronese, 1562-63.
Veronese – Le Nozze di Cana – 1563 (particolare centrale)

L’artificio adottato dal Veronese per riuscire ad incastonare una visione cristiana della rappresentazione riportata nel contesto di una corte rinascimentale, è funzionale ma forse non sufficiente ad amalgamare il tutto: il Veronese organizza una struttura su tre piani, quello in alto delimitato da una solida ringhiera contrapposta alle colonne che incorniciano l’opera, ospita personaggi del popolo, miseramente vestiti. Sul secondo piano c’è il Cristo nella sua iconografia classica con una semplice tunica rossa e blu, ai lati i commensali vestono abiti più ricercati man mano che si allontanano dalla figura centrale.
Il terzo piano è costituito da figure riccamente addobbate: suonatori, commensali, servitori dalle vesti scintillanti fino ad arrivare al ricco pavimento in marmo finemente cesellato sul quale due cani uniti per i collari annoiati, si estraniano dal tutto.

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Veronese – Le Nozze di Cana – 1563 (particolare lato sinistro)

L’interpretazione allegorica del dipinto è paradossale, I poveri sono in alto, i servitori e i musici in basso ma padroneggiano la scena per dimensione e colore acceso delle vesti, gli sposi sulla sinistra risaltano solo per la luce che fievolmente li illumina di più. I protagonisti del matrimonio sembrano in realtà essere il Cristo e quella che al suo fianco si presuppone sia la Madonna, nel centro del quadro.
Infine la base del dipinto: i due cani legati assieme che appaiono come la rappresentazione dello stato emotivo di un legame non voluto.

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Veronese – Le Nozze di Cana – 1563 (particolare lato destro)

Immancabile, la scena sulla destra dove un nobile osserva il bicchiere di vino con sospetto, mentre il servitore ne versa in continuazione dalle anfore, è pur sempre la rappresentazione delle nozze di Cana.
Nell’ultima fase creativa, nel Veronese si manifesta una nuova concezione pittorica in cui la colorazione viva e il disegno nitido sono attenuati e come vuole la tradizione veneta, è l’ombra a contornare le figure e la modulazione tonale ad esaltarne i volumi. Ma il Veronese che aveva abituato i suoi committenti agli sfarzi cromatici dei capolavori precedenti, non trova il riscontro positivo della critica. La sua pittura caratteristica resta quella degli anni prima, maestosa, viva, perfetta.

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