Persephone C, la Donna Carota – Luigi Serafini

Persephone C, la Donna Carota – Luigi Serafini

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Persephone C, la Donna Carota – Luigi Serafini

La Donna Carota è l’opera presentata all’Expo di Milano 2015 da Luigi Serafini, designer, architetto, pittore.

Veramente brutta, l’opera è decisamente un plasticone dozzinale, mal riuscito per essere una scultura che infatti non è, è invece il calco di una modella, perfetto fino a che lo si espone in una vetrina come manichino, ma inverosimile che lo si prenda per una scultura o qualcosa che abbia a che fare con l’Arte.

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La colpa di tutto questo in verità non è neanche di Luigi Serafini che candidamente confessa di essersi affidato alla Plastikart Studio per la realizzazione. Che la Plastikart si occupasse di realizzare opere in plastica era scontato, ma in questo caso, si richiedeva anche un minimo di Arte che invece pare latiti.

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Persephone C, la Donna Carota – Luigi Serafini

Il risultato estetico dell’opera decantata da Sgarbi è quindi questo busto di manichino che pare abbandonato da un vetrinista e impiantato su una carotona gigante dello stesso materiale, mal modellata, ma fortunatamente dipinta di arancio quel tanto che basta per essere riconoscibile come l’ortaggio protagonista.

Siamo lontani dalla scultura Iperrealiasta americana di Duane Hanson, dalle nude modelle, perfette nella diversa colorazione delle zone della pelle di John De Andrea, dai giganti realizzati nel dettaglio di Ron Mueck, dai lineamenti significativamente rilassati in espressioni e pose ascetiche di Marc Sijan.

Dal volto maldestramente dipinto dell’opera progettata da  Luigi Serafini si evince che la chimerica creatura polimerica è avvolta in un sonno profondo, i lineamenti rilassati, la bocca semiaperta a mostrare denti e narici curati con l’attenzione che può dosare un bimbo nel dipingere il suo pupazzo di cartapesta nei primi anni di scuola materna.

A questo punto, ci può interessare la teoria che avvolge la novella bella addormentata per metà ortaggio e la giustificazione al suo stato di letargo?

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Vincenzo de’ Rossi – Ratto Di Proserpina – 1565

La spiegazione che l’autore propone della sua opera è ancora più sconfortante se si paragona il soggetto cui ha voluto fare omaggio e il tributo scultoreo che gli hanno riservato artisti (loro decisamente sì) in tempi meno peregrini quali Bernini nel 1622, Adrian de Vries nel 1621, Vincenzo de’ Rossi nel 1565, Francesco Messina nel 1949 e molti altri.

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Adrian de Vries – Ratto Di Proserpina – 1621
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Francesco Messina – Ratto Di Persefone – 1949

Il Serafini ci illustra che la sua “Donna Carota” è la rappresentazione di Persefone o Proserpina, la mitica figlia di Zeus e Demetra rapita da Ade e trascinata nel suo regno freddo per sei mesi l’anno. Come una carota quindi la sposa del re degli inferi sarebbe sospesa tra i due mondi, quello dei vivi e quello dei morti e nel tempo che è alla luce, dona al mondo le messi, rappresentate in questo caso da carote che escono dalle sue mani.

Sorvolando sulla palese illogicità della rappresentazione, (se la carota è il simbolo dell’unione tra il mondo dei vivi e quello dei morti, perché dovrebbe essere anche il simbolo delle messi e della Primavera che fanno invece totalmente parte del mondo dei vivi?) , il risultato estetico è veramente carente. Questo manichino poggiato su un cassettone riempito di terriccio, disseminato di qualche carota e di immancabili conigli è puerile se non ridicolo, la scultura non è degna di un carro del carnevale rionale.

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Persephone C, la Donna Carota – Luigi Serafini

L’unica nota degna di particolare attenzione è la posa del soggetto donna-carota che apparentemente è simile a quella del Cristo sulla croce ancora per terra prima di essere issata.

Il particolare delle mani quasi traforate da carote invece che da grossi chiodi, contribuisce a dare l’idea che questa sembri più la rappresentazione di una versione femminile del sacrificio di un Cristo, intrecciata con la versione pagana del mito di Proserpina o Persefone, dove appunto la dea, per salvaguardare l’armonia tra gli dei degli inferi e del cielo dovette sacrificare metà della sua esistenza nel comatoso Ade.

L’ intuizione di Serafini diviene a questo punto interessante in quanto riaffiora una teoria sempre valida per cui le religioni, i miti, si intrecciano spesso rivelando arcani disegni che sembrano ripetersi ciclicamente nell’arco dell’esistenza universale.

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Persephone C, la Donna Carota – Luigi Serafini

La domanda che io mi pongo è però più prosaica: visto che il signor Luigi Serafini ha rinunciato a deliziare i nostri occhi con una sua opera manufatta e si è affidato ad altri, procedura ormai abusata da artisti conosciutissimi come Damien Hirst, perché non si è rivolto ad uno scultore vero?

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2 thoughts on “Persephone C, la Donna Carota – Luigi Serafini

    • mcarte il said:

      è forse il contrasto tra questa scultura in stile “falso iperrealista” e la terra reale che disuturba e ne evidenzia ancora di più le pecche, l’opera in sè è interessante concettualmente ma non riesco a definirla un’opera d’arte in quanto non è fatta ad Arte come invece, tutto fa pensare, dovrebbe essere fatta.

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