Peter Nicolai Arbo – Asgårdsreien – 1872

Peter Nicolai Arbo – Asgårdsreien – 1872

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Peter Nicolai Arbo – Asgårdsreien – 1872

 

Stupenda opera di Peter Nicolai Arbo (1831-1892) è questa “Asgårdsreien”, del  1872.

Pittore norvegese conosciuto per le sue scene tratte dalla mitologia norrea, Arbo naque a  Gulskogen, nel 1851, fu allievo della Scuola d’Arte gestita da Frederik Ferdinand Helsted  a Copenhagen 1851-1852. Si perfezionò alla scuola d’Arte di Düsseldorf e dopo presso il pittore C. Mengelberg.

Tornò in Norvegia nel 1861 dove iniziò a dipingere i suoi quadri più entusiasmanti dove ci parla di un tempo passato, di torme di guerrieri scandinavi che cavalcavano verso scontri spietati , spesso affiancati da valchirie, non di rado rappresentati come Dei più che come cavalieri, i cui destrieri solcavano non le praterie ma i cieli tra nubi plumbee e squarci di luce infuocata.

 

Asgårdsreien” è uno dei quadri in cui Arbo dipinge le mitiche imprese dei guerrieri nordici, il soggetto è ripreso come gli altri dalla mitologia mitteleuropea e nordica ed è presente nella cultura di più popolazioni con personaggi e nomi diversi, diverse caratterizzazioni, scopi, tempi. Tutti questi miti però fanno capo ad uno solo, quello  della “Caccia Selvaggia”.

Presumibilmente riminiscenza mitizzata delle scorribande vichinghe o delle tribù barbare, la “Caccia Selvaggia” è presente in un consistente numero di credenze popolari, germaniche, svizzere, scandinave, francesi, britanniche, inglesi ma principalmente è associata, soprattutto nei popoli nordici a sventura, manifestazioni di fenomeni soprannaturali, sciagura, ove gli Dei radunati e guidati dal loro capo Odino, Wuodan o indicato con altri nomi a seconda dei popoli, si scatenano in una tremenda furia distruttrice che cala dal cielo e non lascia scampo. Ma varia è questa interpretazione: In Francia e Bretannia il capo caccia è Re Artù, in Galles è Welsh il Dio degli Inferi, in Germania è Wodan, in Catalogna è il fantasma maledetto del conte Arnau. In Inghilterra ce ne sono poi svariate versioni: dal ribelle sassone, al re Artù, al nobile inseguito dai cani dell’inferno e altre ancora.

 

Valkyrie (1865)

Peter Nicolai Arbo – Valkyrie – 1865

 

Il mito si articola poi a seconda delle culture e possiamo trovare storie dove il capo caccia è accompagnato da una valchiria. Solitamente entrambi sono maledetti o non morti, portatori di cataclismi e tendono ad arricchire la loro schiera di cavalieri pseudo-fantasmi e Dei compromessi dall’ira, con le anime strappate a chi incontrano sul loro cammino.

Parte dei miti, col passare del tempo si sono poi evoluti dando origine a nuove versioni in cui appaiono perfide streghe, portatrici di sabbah infernali al posto delle valchirie, .

Insomma  “Asgårdsreien” è un’opera che riassume queste leggendarie credenze pagane, ancora non ben definite perché veramente multiformi. Certo è che la “Caccia Selvaggia”, proiezione di una storica caratteristica predatoria dei popoli nordici, è poi divenuta la rappresentazione inconscia dell’arrivo di una sciagura di portata immane e di origine non umana, ultraterrena, divina, vista appunto quale possibile castigo degli Dei.

 

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Peter Nicolai Arbo – Asgårdsreien (particolare) – 1872

 

 Peter Nicolai Arbo ne dipinge tutta la drammaticità e la potenza, immergendo in un manto oscuro la schiera di personaggi, così numerosi da oscurare il cielo burrascoso da cui trae origine, a sottolineare la loro provenienza divina e non infernale per cui, possiamo sostenere che Arbo testimonia la tesi che il castigo se così lo possiamo classificare, viene dagli Dei.

La terra sottostante è brulla, oscura e spoglia, priva di qualsiasi forme di vita come se già solo il passaggio nel cielo della nutrita coltre di cavalieri spettrali, bastasse a cancellare l’operato dell’uomo e la sua esistenza.  Non c’è in realtà un nemico verso cui rivolgersi, o forse non c’è ancora, le lame sono infatti indirizzate almeno per il momento, all’aere e le frecce scagliate verso il nulla. Come turisti di una tetra comitiva in viaggio verso zone di guerra, le valchirie e i guerrieri osservano il suolo brullo, con odio ma anche con disperazione, come se quelle rovine devastassero e infiammassero ancora di più i loro petti perché di loro fanno parte, quasi a farci capire che non loro sono l’origine di quella disfatta, ma il nemico verso cui cavalcano sui destrieri volanti.

 

NOR Åsgårdsreien, ENG The wild Hunt of Odin

Peter Nicolai Arbo – Asgårdsreien (particolare) – 1872

 

E allora ecco che si percepisce l’interpretazione di Arbo e prende consistenza la tesi per cui la “Caccia Selvaggia” è sì, un raduno di anime dannate, spettri, non morti, spiriti senza pace, ma soprattutto una sciame di guerrieri radunato dagli Dei e spinto furibondo verso la vendetta.

La tecnica di Arbo è notevole, si esalta nel forte contrasto tra luci ed ombre e riesce a rendere la drammatica consistenza del turbine di personaggi senza insistere nei dettagli, rendendoli visibili fino al lontano aprirsi dei cieli e mantenendo la tridimensionalità anche nel riverbero luminoso incandescente.

 

NOR Åsgårdsreien, ENG The wild Hunt of Odin

Peter Nicolai Arbo – Asgårdsreien (particolare) – 1872

 

Arbo insiste invece nella particolareggiata descrizione dei primi guerrieri con pennellate furenti e si sofferma sulle perfette visoni dei corpi in controluce. Chi siano le fanciulle nude che paiono essere strappate alla distruzione dell’ormai nuda terra, se vittime rapite o compagne salvate non si sa, è certo che la loro condizione di nudità e i capelli biondi le accomunano alle valchirie. E infatti eccole stremate, le vediamo aggrappate ai cavalieri oscuri, che non vanno verso un porto sicuro ma, come passeggeri salvati da un  naufragio, seguono i salvatori nel loro viaggio, verso la più tragica delle guerre.

NOR Åsgårdsreien, ENG The wild Hunt of Odin

Peter Nicolai Arbo – Asgårdsreien (particolare) – 1872

 

 

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