Pieter Paul Rubens – La Festa Di Venere Verticordia – 1637

Pieter Paul Rubens – La Festa Di Venere Verticordia – 1637

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Pieter Paul Rubens – La Festa Di Venere Verticordia – 1637

 

Se cercate un pittore che ha fatto della composizione ardita, intricata la sua ragione di essere, cercate Rubens. Nei suoi quadri, anche i più semplici, i personaggi si ammassano, confusi tra oggetti, orpelli, animali, panneggi, architetture, alberi, boschi e cieli coperti da temporaleschi nuvoloni vorticosi.

Pittore magnifico, Rubens denuncia nei suoi lavori una voglia di offrire il più possibile a chi osserva, rendendo le sue opere straripanti di grandissima pittura. Come se fosse in preda ad un “horror vacui” esistenziale, non concede spazio nelle sue tele al vuoto, al riposo dello sguardo.

Il candido cielo o la distesa floreale ed anche i panneggi, quando sono ampi, sono increspati all’eccesso, a risaltare un animo inquieto o troppo ricco di fecondo virtuosismo pittorico.

 

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Pieter Paul Rubens

 

Le schiene e i torsi scoppiano, mostrando intrappolati nella pelle, muscoli nodosi, carni possenti ma sempre aggraziate, al punto che siamo affascinati dalle tumultuose masse, fluide, quasi fossero impegnate in una danza, dai panneggi sempre scompigliati da correnti immaginarie. Ricercatore dello scorcio ardito, sbeffeggiatore della sua difficoltà ad essere descritto, Rubens si tuffa in ogni possibile trappola prospettica senza indugio e ne esce sempre con fiere pennellate.

Siamo nel pieno della movimentata, espansiva, esplosiva era del Barocco e Rubens ne è uno dei maggiori esponenti.

Pieter Paul Rubens nasce a Siegens nel 1577, nella Germani settentrionale, ha come maestri Otto Van Veen (1558-1629) e Jan Brueghel il Vecchio (1568-1625). Nell’anno 1600 arriva in Italia dove si dedica allo studio dei pittori della scuola veneta, Tiziano, Tintoretto, poi va a Roma dove si perfeziona studiando Raffaello e i contemporanei Caravaggio e Carracci (1560-1609). Poi è a Mantova, Genova, infine nel 1610 torna ad Anversa, non senza avere lasciato opere in ogni posto dove ha soggiornato.

 

Peter Paul Rubens (1577-1640), after Parmigianino (1503-1540), Cupid making his bow, 1614. Munich

Peter Paul Rubens – Cupido Che Fabbrica L’Arco, ispirato al Parmigianino – 1614

 

Nel 1615 apre una sua bottega e inizia ad essere conosciuto alle corti di tutta Europa, la sua pittura entusiasma, la sua produzione è frenetica, instancabile, è sommerso di commissioni. Muore nel 1640, dopo aver dipinto una quantità incredibile di quadri e affreschi.

La Festa di Venere Verticordia” è una splendida opera di Rubens, finita forse nel 1637 di 217x 350 cm, conservata al Kunsthistorisches Museum in Austria, ispirata all’opera di Tiziano.

Bisogna ricordare però che già nel 1630 Rubens, venti anni dopo il suo soggiorno in Italia, tra le varie opere copiate dai maestri italiani,  dipinse “Il Culto Di Venere” conservato al National Museum di Stoccolma.

 

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Peter Paul Rubens – Il Culto Di Venere – 1630

 

Ripreso dalla “Festa Degli Amorini” di Tiziano del 1519 conservato al Prado di Madrid, “Il Culto Di Venere” ne è una riproduzione esatta, nella composizione, nel disegno, tranne che nello stile, più morbido, più sfumato, più ricco di fiori, frutti e abbellimenti di espressione baroccheggiante.

 

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Tiziano – Festa Degli Amorini – 1519

 

L’opera di Tiziano era la prima delle tre commissionatagli da Alfonso D’Este per decorare il Camerino D’Alabastro, suo studio privato e faceva parte del ciclo dei “Baccanali” insieme a “Baccanale degli Andrii” del 1524 e “Bacco e Arianna” del 1523.
Il Duca D’Este volle che il soggetto tenesse fede alla descrizione dei dipinti di Eroti che Filostrato fece nel sesto libro delle “Immagini”, dove una moltitudine di amorini sono radunati festanti, sotto la statua di Venere, dea dell’amore e della bellezza, mentre altri volano cogliendo i frutti dagli alberi da portarle in dono o amoreggiano al suo cospetto.

 

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Tiziano – Baccanale Degli Andrii – 1524

 

Inizialmente il compito fu affidato a Fra Bartolomeo ma prima della sua scomparsa, riuscì a portare a termine solo un bozzetto di cui Tiziano tenne conto solo per il soggetto della statua di Venere e stravolse completamente per il resto.

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Fra Bartolomeo – Trionfo Di Venere, bozzetto – 1517

Il quadro di Tiziano ispirò molti altri pittori in epoca successiva come Velasquez, Poussin, Guido Reni e fu una delle basi da cui prese spunto il sentimento barocco. L’intricata massa di amorini sparsa sul prato davanti alla Venere, fu infatti interpretata come una motivazione alla complicanza delle composizioni e a una più movimentata visione dell’insieme che risultava avere effetti esteticamente appaganti.

 

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Pieter Paul Rubens – La Festa Di Venere Verticordia (particolare) – 1637

 

Nel secondo quadro di RubensLa Festa di Venere Verticordia”, il pittore fiammingo somma le descrizioni che ispirarono Tiziano riprese da Filostrato, a quelle della festa romana di Venere tratta dai “Fasti” di Ovidio.
Sulla destra, sono infatti rappresentate donne romane con in mano le bambole da offrire in sacrificio alla dea, assieme a pettini, specchi, affinchè le preservi dal desiderio incontrollabile, mentre altre sono intente nelle abluzioni al suo simulacro e nell’offerta dell’incenso. Alcuni particolari ci rendono partecipi del forte interesse di Rubens nel ricostruire una scena verosimile infatti, lo specchio che viene porto alla dea e il braciere a tre piedi, sono dipinti come quelli di epoca antica che furono ritrovati poco prima dell’inizio dell’opera.

 

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Pieter Paul Rubens – La Festa Di Venere Verticordia (particolare) – 1637

 

Inutile sottolineare la diversità dello stile pittorico di Rubens da quello di Tiziano.
Rubens incanta con una pittura mossa da un turbinio di figure che si intrecciano, un complicato alternarsi di personaggi che sembrano volere riempire con i loro movimenti fluidi ogni angolo libero della tela, con catene umane danzanti, impreziosendola all’eccesso. Trovare nei quadri di Rubens l’immobilità è un’impresa, al punto che la stessa statua di Venere sembra viva. La sua pennellata, per quanto precisa e levigata, riesce a portare sulla tela l’impressione del fervore narrativo, di una mobilitazione frenetica generale.

 

Helene Fourment, 1638

Pieter Paul Rubens – Ritratto di Helene Fourment – 1638

 

Si muovono flessuose le tre dame sulla sinistra (di cui una pare sia il ritratto della seconda moglie Helene Fourment) corteggiate da satiri in un alternarsi di carni bianche e più scure e ruvide, rivelando floride anatomie in cui Rubens si concede licenze poetiche nascoste tra le aggraziate pose.

 

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Pieter Paul Rubens – La Festa Di Venere Verticordia (particolare) – 1637

 

Si muovono gli amorini in scomposti girotondi intorno alla Venere, ognuno con un suo carattere e un suo movimento, magistralmente resi tridimensionali da una velata e rarefatta ombreggiatura che si perde sul fondo e ci guida ai due che amoreggiano in primo piano, separati dall’altra cordata di putti, questi senz’ali, figli di Roma, testimoni del frutto del potere della dea.

 

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Pieter Paul Rubens – La Festa Di Venere Verticordia (particolare) – 1637

 

Si muovono veloci e furtivi, portati da ali minuscole, altri amorini riuniti in un’altra cordata che si stacca dalla dea per andare ad addobbare di veli e di frutta il grande albero sotto cui la incoronano con una ghirlanda di fiori.

 

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Pieter Paul Rubens – La Festa Di Venere Verticordia (particolare) – 1637

 

Non contento della gioiosa confusione, Rubens ci distrae con un’altra composizione sulla sinistra che svetta su una collinetta. Il gruppo scultoreo è stato identificato come raffigurazione di Cerere e Bacco nell’atto del conversare ma è invece possibile che sia stato dipinto per effigiare Zeus e la ninfa degli oceani Dione, da cui Omero fa nascere Venere. Sotto di loro, si apre una caverna con uno zampillio d’acqua sorgiva che ne riempie la cavità. Infine sullo sfondo, sorge un tempio dalla base circolare, struttura solitamente associata alla dea della fertilità Vesta, ma anche ad altre divinità femminili.

 

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Pieter Paul Rubens – La Festa Di Venere Verticordia (particolare) – 1637

 

Il nudo è la regola, solo tre donne tra tutti i personaggi sono vestite, le carni bianche brillano tra i colori di Rubens. Come perle che fanno parte di una stessa collana, seguono un preciso andamento, sottolineate da forti contrasti tra i gialli intensi e le terre che gradualmente arrivano a fondersi nei verdi della vegetazione. “La Festa di Venere Verticordia” è un’opera dalla composizione così ben bilanciata che non permette allo sguardo di fissarsi sui particolari.

 

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Tanta è la capacità cromatica di Rubens che appena ci soffermiamo su una scena, siamo richiamati inevitabilmente da altri soggetti, da altre sfumature o contrasti di toni, al punto che continuiamo a navigare all’interno della grande tela per cercare di gustarne non più alcune parti, ma l’impressione complessiva. Questa squisita cromaticità unita alla movimentata composizione e agli stessi movimenti dei personaggi, sono le caratteristiche principali della pittura di Rubens che a volte rende inutile la puntigliosa descrizione del dettaglio perché riesce ad incantare già nell’approccio con la totalità dell’opera.

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