Piggyback, lo scandalo di Jake e Dinos Chapman

chappmanPiggyback, lo scandalo di Jake e Dinos Chapman

 

L’Arte contemporanea ha spesso contenuti forti quindi, se non siete liberi da inibizioni e non avete un‘ apertura mentale adeguata per valutare liberamente i lavori di artisti che si esprimono sopra le righe, non continuate a leggere questo articolo. Se invece siete coscienti che l’Arte è specchio del mondo contemporaneo con le sue luci ed ombre e che anche queste sono degne di essere rappresentate semplicemente perché esistono, allora continuate a leggere.

Al Maxxi, il più grande museo di Roma dedicato all’Arte Contemporanea, è ospitata una delle opere dei fratelli Chapman, artisti inglesi già famosi per i loro lavori da alcuni definiti “rappresentazioni infernali” che sconfinano spesso nell’horror e nello spaltter, in cui si fa sfoggio di teschi, scene apocalittiche, torture, corpi decapitati o mutilati, sesso esplicito.

Era prevedibile che la loro presenza alla mostra del Maxxi di Roma avrebbe destato scalpore anche nell’era dei tablet, infatti i Chapman non si sono certo autocensurati presentando l’opera “Piggyback” all’interno della rassegna “Non basta ricordare”.

Come da copione, si sono sprecati fiumi di inchiostro virtuale e non, per condannarla come scandalosa, oscena. Era previsto: l’associazione corpo nudo di bambina-fallo è sufficiente per avvallare l’idea che si tratti di una rappresentazione pedo-pornografica.

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Jake e Dinos Chapman – Piggyback

Il clamore suscitato ha evitato che si aprisse un dibattito serio tra i critici, su ciò che realmente intendevano rappresentare i Chapman ed ha aperto un’altra discussione: se l’opera fosse visibile da un pubblico non adulto. I Chapman hanno tagliato corto: in una loro intervista hanno dichiarato che è inutile e pretenzioso portare i bambini nei musei di Arte contemporanea perché non possono capirla….posizione valida, visto che anche molti adulti non la capiscono.

L’opera in questione “Peggyback” (che tradotto suona come salto della cavallina), è una scultura a grandezza naturale di due ragazzine, una sulle spalle dell’altra, normali, nude, con i capelli lunghi, fluenti, i lineamenti gradevoli, le scarpe da tennis, quella in alto con i grandi occhi azzurri spalancati, l’altra con il volto in cui si intravede lo sforzo nel mantenere la posizione. Il particolare inquietante è un fallo che fuoriesce dalla bocca spalancata della bambina in basso, come se al posto della lingua penzoloni per lo sforzo, la ragazzina avesse un membro maschile.

Non ci sono uomini, segni evidenti di violenza, bruti, pedofili, il fallo non penetra il corpo ma ne esce, per questo l’associazione con il concetto di pedofilia sembra una forzatura, non attendibile o comunque non principale nella rappresentazione, tutto fa pensare che se questa è un’ opera allegorica, lo è di altro.

Scartato il fattore interpretativo forviante legato alla pedofilia, l’opera si presta ad altre interpretazioni più complesse: l’insieme delle anatomie risulta realmente come un’espressione allegorica di due soggetti femminili, pre-adolesenti, in cui si avverte un evidente stato di prevaricazione.

La posa è esplicativa di una sopraffazione mentale piuttosto che fisica tipica del rapporto pedofilo, poiché la posizione del pube della bimba in alto, dietro la testa dell’altra, sembra favorirne una penetrazione evidenziata dall’uscita di un membro maschile dalla bocca del soggetto in basso. Un concetto interessante che contestualizzato nella struttura sociale contemporanea, ne rivela uno degli aspetti caratterizzanti l’era moderna.

La sopraffazione di individui come mezzo di avanzamento all’interno delle gerarchie che regolano i rapporti personali, lavorativi, professionali non è una novità, non lo è più neanche il fatto che il sesso femminile si è ormai inserito in questa lotta e al pari di quello maschile, ne fa uso per ottenerne benessere, profitto. Forse la novità sta nel fatto che all’interno di questa lotta ancestrale vi siano inserite delle bambine.

I fratelli Chapman analizzano il mondo che li circonda e riproducono quello che il subconscio collettivo gli trasmette, quello che molti non hanno il coraggio di ammettere o che non sono abbastanza coscienti da capire, per questo in una loro intervista si dichiarano stupiti da tanto clamore:

“Noi riflettiamo il mondo che c’è…..Per noi anzi è stato scioccante scoprire che il nostro lavoro era scioccante. A noi sembrava estremamente ragionevole.”

Una filosofia creativa che possiamo applicare a molti altri artisti contemporanei, ma che non smorza il sentimento di avversione della gente comune, tipico di chi vive in un ambiente saturo dei molti messaggi subliminali continuamente trasmessi dai media, dove la comunicazione della verità risulta ormai inaccettabile.

E’infatti intollerabile pensare di vivere in una società che inculca già nelle giovani menti di bambine la prevaricazione di esseri simili a discapito dell’etica, l’accettazione della sopraffazione e lo sfruttamento dell’altro come regola sociale alla base dei rapporti personali, il raggiungimento dello scopo senza curarsi dei sopraffatti . Questi atteggiamenti da sempre fanno parte dell’essere umano ma la loro associazione alla candida immagine dell’infanzia è decisamente scioccante.

I fratelli Chapman ci mostrano il crollo di un altro tabù: la parte dell’essere umano più intima, più candida, appunto l’infanzia, viene contaminata e violata nei suoi principi di base in preparazione di nuovi esseri pronti a sacrificare fin da piccoli la loro umanità in favore di una evoluzione competitiva estremizzata, al punto di non fermarsi nemmeno davanti al sacrificio di esseri a loro simili, un’immagine che ci trasporta verso una disumanizzazione dell’essere sul quale una società volta al profitto, cerca di intervenire artificiosamente già in tenera età, un’immagine che fa rabbrividire.

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