Quando Gerhard Richter dipingeva le nuvole

Quando Gerhard Richter dipingeva le nuvole

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Gerhard Richter – Studio di Nuvole Grigio Blu – 1970

Qualcuno ha già scritto: “Gerhard Richter è prima di tutto un pittore” ed è assolutamente vero. Quello che colpisce nella immensa produzione artistica di Richter è senz’altro il suo indiscusso virtuosismo pittorico. Dai cieli velati da nuvole plumbee, ai paesaggi nebbiosi, ai ghiaccia, ai ritratti, Richter non si risparmia di regalare brani di alta scuola pittorica.

Ma non si ferma qui, ricercatore, sonda più territori, dal non figurativo all’Astratto, fino ad inventare tecniche pittoriche nuove. Sperimentatore, introduce materiali, ne fa soggetti unici dei suoi lavori abbandonando il cromatismo per studiare i riflessi e sfruttarne le caratteristiche naturali, eliminando la possibilità di integrarli con quella qualità che lo ha reso celebre, appunto la capacità pittorica.

Molto interessante è l’ultima parte della sua opera, quella in cui usa specchi e vetri, quasi un novello Pistoletto, in cui però manca la figura umana ad attenderci sulla soglia dell’altra dimensione speculare. Richter ripercorre nel suo lungo cammino d’artista le fasi evolutive dell’Arte nell’ultimo secolo: l’Astrattismo Geometrico che Mondrian ci ha insegnato ad ammirare, l’Optical Art degli anni 60-70 ed i suoi giochi di luce e colori enfatizzati ed ingigantiti, le foto ritoccate da pennellate vive di colore nel modo che Schifano 30 anni prima avrebbe immaginato di fare, fino ad approdare all’Informale puro, che anche dopo 70 anni dalla sua nascita come movimento, mantiene un fascino cromatico intatto.

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Gerhard Richter – Claudius – 1986

Rinverdito da una  tecnica inventata da lui, l’astrazione irrompe nelle tele e le riempie di colori psichedelici, Richter li spalma con tavole invece di usare pennelli o metodi più convenzionali. La geometricità dell’impronta degli attrezzi usati si scontra quindi con le macchie di colore che ingovernabili, lasciano al caso parte della pittura. Non si può non ammirare un artista che, oltre ad aver dato prova di grandissimo talento, ha assimilato le nozioni dei grandi maestri del secolo passato e le ha fatte sue, le ha riadattate all’era del secondo millennio, rimettendo in discussione il suo percorso con nuove esperienze.

I suoi oli su tela sarebbero bastati a dargli il giusto spazio e la giusta importanza nell’ambito del panorama artistico, forse la sua evoluzione è stata significativa, ma non strettamente necessaria, forse la strada intrapresa lo porterà comunque a mostrarci altre evoluzioni interessanti.

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Gerhard Richter – Betty – 1988

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