Sarah Lucas – I Scream Daddio – Biennale 2015

Sarah Lucas – I Scream Daddio – Biennale 2015

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Sarah Lucas – I Scream Daddio – 2015

Sarah Lucas fa parte di quella cerchia di artisti britannici classificati sotto la sigla YBAs (Young British Artists detti anche Brit Artists o Britart), formatasi nel 1988, che si ingegnano per continuare a stupire il pubblico con sculture, installazioni che lasciano perplessi ma colgono sicuramente l’obbiettivo prefissato.

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Sarah Lucas – I Scream Daddio – 2015

Compagna di college di Damien Hirst al Goldsmiths, nei suoi lavori non è da meno nel cercare la maestosa trovata provocatoria anche se a differenza del primo, manca di quella raffinatezza nella progettazione e nella realizzazione dei lavori premiando invece una maggiore spontaneità che sconfina nella sciatteria.

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Sarah Lucas – I Scream Daddio – 2015

Questa caratteristica la accomuna all’altra artista dello stesso movimento Inglese, Tracey Emin che però a differenza della Lucas si caratterizza per una spiccata accezione autobiografica delle opere.

Scelta per rappresentare l’Inghilterra alla 56° Biennale di Venezia con la sua mostra personale “I Scream Daddio”, la Lucas riempie gli ambienti a lei assegnati con sculture in gesso di parti inferiori di donna che fumano, particolare interessante, visto che l’orifizio usato non è quello solito, assente, ma tutti gli altri.

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Sarah Lucas – I Scream Daddio – 2015

Malfatti, male assemblati, i gessi della Lucas fanno rimpiangere l’artistica ma grezza impostazione dei calchi di George Segal degli anni ’60, pregni di significato e immersi nella fiorente, effervescente Arte Pop.

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Sarah Lucas – I Scream Daddio – 2015

50 anni dopo, la Lucas li ripropone per esporre il suo punto di vista contemporaneo; mancanti del busto e della testa, appoggiati a mobilia di uso comune in posizioni scomode. Li usa in modo umoristico per sottolineare una di quelle trasgressione che ancora oggi resta alla portata di tutti, appunto la sigaretta e, immancabile l’accosta la sesso, altro simbolo di trasgressione perennemente usato.

L’ottenebrata mente creatrice della Lucas ci propone due sculture simili, “Deep Cream Maradona” e “Gold Cup Maradona”.

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Sarah Lucas – Deep Cream Maradona – 2015

Per quanto possa sembrare impossibile, proveremo a capire quale spasmo mentale abbia fatto sì che associasse i due ragnoloni gialli plastificati alti più di cinque metri al dio del calcio Diego Armando Maradona, tenendo presente l’immancabile humor ovviamente inglese della Lucas.

Sappiamo che i nomi delle sculture ricordano quelli di coppe gelato e sono per ammissione dell’artista da correlare al tema di fondo di tutta la sua mostra “the english cream” ovvero la tipica crema gialla inglese. Per questo motivo sono gialle e per lo stesso motivo anche le pareti delle sale sono state fatte dipingere di giallo crema.

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Sarah Lucas – I Scream Daddio – 2015

In una intervista, la Lucas si dichiara soddisfatta degli accostamenti cromatici presenti alla mostra dove anche i gessi bianchi assumono una caratteristica alimentare come isole di panna in mezzo alla crema inglese.

Le sculture omaggio a Maradona sono evoluzioni dei comici collant riempiti fino a sembrare parafrasi di figure umane, già mostrate in precedenza dalla Lucas, in questo caso, un fallo enorme ne costituisce la punta altissima. E’ ovvia l’associazione che vede protagonista nell’immaginario femminile, la correlazione tra la potenza sessuale e la riuscita nello sport.

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Sarah Lucas – Installazione al padiglione britannico, 56° Biennale di Venezia “I Scream Daddio” – 2015

Altre sculture presenti: “Tit Cat”, i gatti costituiti dall’elaborazione delle forme dei suoi collant riempiti.

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Sarah Lucas – Octopus Spam Plinth – 2015

Infine,l’ interessante “Octopus Spam Plinth”, una versione personale di piovra appoggiata su una sedia alla cui base ci sono confezioni di “Spam”, i panini in scatola che, il caso vuole siano la stessa marca rappresentata in alcune serie tra le meno conosciute di un primissimo Andy Warhol.

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Andy Warhol – Spam

Si noti l’evoluzione: al tempo di Warhol, Spam produceva carne precotta in scatola, al tempo della Lucas, direttamente panini ripieni inscatolati.

Nello spazio del padiglione britannico alla 56° Biennale di Venezia dedicato a Sarah Lucas, tutto per lei ha un senso ..… non rimane che capire se ce l’ha anche per noi.

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