Saturno Buttò ci parla di Ctonia

Saturno Buttò ci parla di Ctonia

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Saturno Buttò – Ctonia (particolare) – 2011

Saturno Buttò, artista ormai conosciutissimo per i suoi quadri raffinati, sensuali, dove fanno capolino magia, religione, esoterismo, angeli, demoni e punte di sadismo, visionatissimo sul web, ci ha illustrato, rispondendo gentilmente ad un nostro contatto, il ciclo dei quadri riguardanti la dea Ctonia, la personificazione della madre terra.

La pittura di Buttò narrativa e colma di simbologia, si presta a molte interpretazioni anche se l’artista nel momento della progettazione delle opere ne ha in mente di ben precise.

Non possiamo però esimerci dal trovarne di nuove, a noi evidenti, che forse inconsciamente scivolano nella tela e vi si nascondono pronte a svelarsi. Infatti, come molti altri pittori che cercano di narrare una storia, Saturno Buttò nelle sue tele sembra racchiudere molte chiavi di lettura oltre a quella che ci fornisce e come per gran parte della pittura Surrealista (termine che non ama nell’accezione puramente “bretoniana”), i suoi quadri sembrano fatti apposta per stuzzicare l’intelletto e il subconscio dello spettatore alla ricerca di significati ancestrali, ma l’artista ribadisce:

“…Non mi piace l’etichetta (se così posso dire) “iperrealismo-surreale”, sono proprio due correnti artistiche che cerco di evitare, come l’anacronismo anche.

Ma non è detto che ci riesca, evidentemente qualcuno intravede questi elementi nelle mie opere… Ma ci sarebbe da parlarne, avrei argomenti in proposito.

Detto questo vorrei aggiungere che le mie cose nascono per un intuito e, spesso, sono molto più semplici di quello che sembrano.
Poi va detto che si tratta di capire quali e quante sono le nostre chiavi di lettura.

Io non ne possiedo moltissime in realtà, in questo mi sento più vicino a Dioniso piuttosto che ad Apollo.

Ad ogni modo, il ciclo “Ctonia” si completerebbe in quattro tavole (l’ultima, la morte e deposizione di Ctonia, non è ancora stata fatta).

La prima è “Ctonia”.
La seconda è “Stigma”.
La terza è, appunto, “Ctonia che nutre i suoi figli”.

Ho immaginato una storiella con la figura di “Ctonia” quasi come se fosse l’eroina di un fumetto.

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Saturno Buttò – Ctonia (particolare) – 2011

Con la sua bardatura, pancia al nono mese e corna per evidenziare il potere e il suo essere Natura Mater, e senza un’identità, come un idolo universale, si manifesta all’inizio tra il bene ed il male (prima tavola). Come dire che prima di ogni cosa c’è la “Natura” e solo dopo la “Cultura”.

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Saturno Buttò – Stigma (particolare) – 2011

In “Stigma” si rincara la dose, cioè la “Natura Mater” impone il suo potere sulla figura del “Santo”. Questo (in sintesi) per dire che l’eros-natura sarà sempre una spina nel fianco della religione-cultura.

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Saturno Buttò – Ctonia Nutre I Suoi Figli (particolare) – 2011

La terza tavola è una metafora sulla madre terra “fagocitata” dal genere umano che finirà col distruggerla, malgrado i blandi tentativi di mantenerla in vita (vedi apparati medicali).

La quarta ed ultima tavola la possiamo immaginare.”


 

La geniale e ricca qualità descrittiva delle scene di Saturno Buttò lascia però le opere facenti parte della attuale trilogia di “Ctonia” aperte ad altre interpretazioni di cui noi diamo una nostra versione.

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Saturno Buttò – Ctonia – 2011

La prima opera “Ctonia” è una stupenda tavola ad olio in cui Buttò presenta il suo personaggio caratterizzandolo nel corpo e negli attributi di divinità.
Si scopre una dea madre terra bendata, quasi inconsapevole di sé, che si trova a suo agio con un serpente, da sempre simbolo del male, rappresentata tra i due figli, uno con la croce rossa tatuata, l’altro con la scritta “Magick” e le croci capovolte tatuate in fronte. Sembrerebbero la personificazione del bene e del male senonchè, l’ambiente pieno di serpenti ci presenta in verità tutta l’opera intrisa di maligno sentimento in ogni dove.

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Saturno Buttò – Stigma – 2011

Nella seconda tavola della serie “Stigma”, una sbendata Ctonia riconosciuta solo per le corna e la pancia gravida, è intenta con espressione assorta nel sacrificare l’uomo davanti a lei, probabilmente un santo dotato di aureola, rapito in un ascetico immobilismo, trattenuto immotivatamente dai due figli di lei.

Come se le forze esistenziali universali fossero sature di marciume e avessero bisognoso di sangue puro (quello del santo) per ritrovare il loro candore, Buttò ci mostra una coalizione che vede unirsi le forse identificate con il bene e con il male (i due figli di Ctonia), per sacrificare un martire alla malata dea Ctonia (che porta un’armatura di sostegno alla gamba) di cui la malattia interiore inizia a manifestarsi nel corpo, affinchè ne purifichi e prolunghi l’esistenza.

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Saturno Buttò – Ctonia Nutre I Suoi Figli – 2011

Infine, “Ctonia Nutre I Suoi Figli” del 2011 è forse la più bella e complessa tavola ad olio, di cui abbiamo già parlato in un altro articolo e già sottolineato i riferimenti possibili legati anche alle cure moderne, l’accanimento terapeutico, l’eutanasia. Incastonato invece nel ciclo delle tre opere di Ctonia, il dipinto pregevolissimo, dallo stile che tocca l’Iperrealismo, ci mostra un ambiente asettico, dove la divinità ormai stremata non può più rigenerarsi con l’ausilio di sacrifici altrui ma, nonostante questo, è mantenuta in vita dai suoi figli affinchè loro possano continuare a cibarsene.

Una visione metafisica inquietante, in cui la creatrice e padrona madre terra si nutre del sacrificio dei suoi figli più puri e santi aiutata dagli altri, affinchè possa continuare a nutrirli prima di essere da questi esaurita, mangiata.

Ma la rappresentazione del racconto della dea Ctonia di Buttò si incrocia nelle sue tavole con simbologie che vanno oltre la storia e l’incarnazione della dea con il principio di madre natura personificata.

Si scopre una visione esoterica, religiosa, in cui le forze del bene e del male sembrano fare parte dello stesso universo e sono messe sullo stesso piano, come facce della stessa medaglia che hanno lo stesso scopo finale.

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Saturno Buttò – Ctonia (particolare) – 2011

Una visione che trascende dal primario intento di Saturno Buttò e che invece ci regala interrogativi, tracce di una interpretazione metafisica di cui la religione è parte del tutto insieme ad una realtà pagana che la completa.

Squisito nello stile, raffinato, perfetto, dalle atmosfere calde, Saturno Buttò si dimostra prima di tutto un artista di grande talento, che riesce magicamente a rappresentare le sue immagini narranti dotandole di tutti gli attributi per renderle affascinanti, emotivamente comunicative al di là della sua personale volontà narrativa.

Saturno Buttò parla all’anima attraverso colori sentiti, forme e anatomie composte in pose studiatissime, solo in un secondo momento si arriva a voler decifrare il pensiero animatore delle sue opere, quando già l’attenzione dei sensi è catturata. Attraverso i suoi racconti l’artista si fa spazio nella visione razionale dell’universo umano illustrandone la parte più emotiva ed esoterica, svelandone gli interpreti, lasciando filtrare nelle sue opere consciamente ma anche inconsciamente figure metafisiche primordiali.

Intrigato, mistico e nonostante la fornita chiave di lettura, sempre misterioso perché aperto alla continua riscoperta interpretativa.

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Saturno Buttò ci parla di “Red Wine Sweet Skin” e “Red Sin”

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