Silvio Vincenzo Fiorenzo, non chiamatela Pop Art

Silvio Vincenzo Fiorenzo, non chiamatela Pop Art

Silvio Vincenzo Fiorenzo

 

Silvio Vincenzo Fiorenzo è un artista siciliano di Ragusa nato nel 1950. Ha frequentato l’Accademia di Brera con specializzazione in scultura ed è stato docente di questa materia. Scultore, ma anche pittore, ci propone opere interessanti soprattutto in pittura, dove fonde armonie classicheggianti cromaticamente evanescenti in scale di grigio con citazioni “Pop” riprese dai fumetti, dai cartoni animati di ogni tempo forzatamente contrastanti nei colori accesi. Ma si può definire un artista Pop?

 

Silvio Vincenzo Fiorenzo

 

La cultura di massa si nutre di stereotipi, di icone popopolari o pop, di concetti stilizzati, riassunti in immagini quando è possibile. Perché l’immagine arriva immediata, più della musica, più della letteratura, più di un’opera cinematografica che è poi l’insieme di molte immagini. L’immagine del nostro tempo è la televisione, se volessimo riassumere il concetto di immagine televisiva più sinteticamente, allora bisognerebbe guardare alla pubblicità, ancora più sintetici? Allora bisogna guardare l’ultima immagine degli spot pubblicitari, lì è riassunto il significato visivo di ciò che noi dobbiamo essere e desiderare, lì è visualizzato ciò che la società ci vorrebbe imporre come modello assoluto.

Silvio Vincenzo Fiorenzo

 

Sulle orme di Warhol, la Pop Art dall’America ha esportato il proprio modello made in U.S.A., con la loro pragmatica visione oggettiva, realistica delle cose, una visione in realtà molto semplice: quello che è più famoso al momento viene santificato e fatto diventare una icona, ovviamente ci riferiamo a quello che vediamo di più in televisione e nella vita, il presente è l’essenza del pensiero americano, il passato non interessa e tanto meno interessava agli artisti Pop, al limite interessa un concreto futuro.

 

Silvio Vincenzo Fiorenzo

 

Per questo non c’erano Toro Seduto né il Generale Custer tra le icone di Warhol, semplicemente perché gran parte della popolazione americana non sentiva sua quella storia essendo emigrati di seconda o terza generazione, come lo erano d’altra parte molti degli artisti Pop: (Warhol polacco, Lichtenstein ebreo, Oldenburg svedese, Segal ebreo russo-polacco, Rauschenberg tedesco-inglese).

Silvio Vincenzo Fiorenzo

 

L’Arte Pop approdata in Europa e soprattutto in Italia, invece si trasforma, perché qui trova artisti radicati da millenni che non possono ignorare la propria fortissima cultura e storia. Negli anni ’60 abbiamo quindi Schifano, Tano Festa, Franco Angeli, che tra le icone da “santificare” sull’altare Pop mettono frammenti di opere di Michelangelo e del nostro glorioso passato artistico come i “Futuristi”, o la “Lupa Capitolina”. Fin qui è tutto ovvio, lo è anche il fatto che decenni dopo, nelle opere di un artista come Silvio Vincenzo Fiorenzo, ci siano citazioni classiche: “Il Giudizio Universale” di Michelangelo, Caravaggio, Pontormo ed altri. La Pop Art Italiana si è sempre nutrita anche di immagini famose del passato, semplicemente perché ce le abbiamo e sono restate tali in ogni epoca.

 

Silvio Vincenzo Fiorenzo

 

Ma oltre a questo concetto già espresso, si tende a racchiudere nella Pop Art Italiana anche chi negli ultimi decenni prende in esame non solo “icone” reali, del tempo presente o passato, ma “icone” di qualsiasi tipo, che siano reali o no. Tra chi include questa altra possibilità soggettuale c’è Silvio Vincenzo Fiorenzo che assieme ai pilastri della storia dell’Arte italiana, rappresenta personaggi totalmente di fantasia come Paperino, Homer  Simpson, Batman, Asterix, Diabolik , Candy Candy ecc… In una varietà che spazia dai supereroi americane della Marvel anni ’50 fino ai contemporanei cartoni animati, da quelli vecchi giapponesi ai francesi Asterix, i Puffi, a Valentina di Crepax, ai moderni X-Men, in un mix tra classicismo e fantastico dove il contrasto dei generi crea enfasi e movimento.

 

Silvio Vincenzo Fiorenzo

 

 Fiorenzo è stato sicuramente molto influenzato dal suo passato artistico ( ha collaborato con le più grandi case editrici di fumetti italiane quali Bonelli, Scorpio, Lanciostory), ciò non toglie che attraverso le sue opere, fa quello che i veri artisti fanno: ci rivela il mondo in cui viviamo visto con gli occhi della sua generazione, ci illustra l’Italia, la sua gente, il loro pensiero dipingendo la straripante cultura che abbiamo alle spalle,  l’inconsistenza del pensiero presente del tutto assente, privo di riferimenti e il grande spazio riservato al sogno, la fantasia, la voglia di spingersi entro mondi magici dove c’è di tutto tranne che la realtà.

 

Silvio Vincenzo Fiorenzo

 

Si potrebbe pensare che per le sue citazioni si possa classificare come artista Pop, ma cadremmo forse in un errore di valutazione, infatti confrontando questi aspetti fantastici delle opere di Silvio Vincenzo Fiorenzo con i puristi del Pop americano ci viene da chiedere se l’artista siciliano come altri artisti citazionisti di immagine dei fumetti e cartoni animati, sia veramente da considerarsi tale. Forse no, la sua impostazione teorica  è talmente diversa che sarebbe superficiale definirlo così, anzi errato perchè in Fiorenzo come negli altri manca proprio quello che era fondamentale per il Pop americano: la rappresentazione concreta del presente.

Andy Warhol – Superman – 1981

 

Anche Andy Wharol ha dipinto personaggi dei fumetti come Superman, Topolino, ma la differenza concettuale è elevata ed evidente, ed è forse corretto considerare queste divagazione marginale all’interno della sua opera. La maggior parte dei suoi soggetti, come quelli di tutti gli artisti Pop americani erano infatti fortemente ancorati alla realtà (gli U.S.A. sono la patria dell’Iperrealismo) e al presente, erano personaggi o oggetti esistenti. Lo stesso Roy Lichtenstein nei suoi fumetti retinati giganti, non rappresentava tanto i personaggi fantastici quanto l’idea iconica del fumetto di per sé, i calchi di George Segal in principio erano espressione fisica immutabile di gente comune e reale, immortalata in pose e situazioni normali.

Claes Oldenburg – Floor Burger – 1962

 

Defraudati di una classificazione apparentemente scontata ma non appropriata, potremmo classificare Fiorenzo come artista della Pop Art specificatamente italiana…. Ma ancora, riguardando le sue opere ci accorgiamo che sono piene di riferimenti ai fumetti americani e ci riesce difficile accettare anche questa classificazione, e soprattutto, si avverte nei suoi lavori quella strana sensazione che ci pervade quando, osservando certi artisti nostrani, si fa spazio ancora una volta quella assurda, drammatica certezza che l’Arte italiana sia stata influenzata fortissimamente dagli U.S.A, forse più dell’Arte americana stessa…!

 

Silvio Vincenzo Fiorenzo

 

L’artista esprime, rappresenta quello che sente, quello che è.

Non è tanto l’Arte americana ad aver influenzato Fiorenzo, quanto il “sogno americano”, racchiuso nel sogno fantastico dei fumetti. Specchio di una generazione, Fiorenzo ci illustra nei suoi lavori la vera eredità pervenuta agli italiani nati nel dopoguerra dall’America: il sogno, fantastico, irrazionale. Paradossalmente è da quel popolo che invece sogna sì, ma tenendo sempre d’occhio il solido presente e andando verso un altrettanto solido futuro, che una generazione italiana è stata influenzata e a cui è rimasta ancorata, travisando il significato del suo presupposto, e prendendone solo la parte onirica.

Silvio Vincenzo Fiorenzo

 

Alla luce di tutto ciò definire Fiorenzo un artista Pop potrebbe essere errato, come non definirei così i tanti artisti proliferati che citano personaggi fantastici della propria infanzia, proponendoci un “Pop vintage” e non un Pop che rappresenta ciò che è icona qui e ora, come faceva Andy Warhol, come faceva Mario Schifano, come faceva Tano Festa.

Insomma, la sensazione grottesca che ci arriva scrutando gli acuti, riassuntivi lavori di Fiorenzo, è che gli artisti italiani spesso classificati frettolosamente come Pop, con la filosofia esistenziale Pop a cui fanno riferimento non c’entrano niente.

 

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