Tamman Azzam – Freedom Graffiti – 2012

Tamman Azzam – Freedom Graffiti – 2012

Freedom Graffiti (2012),
Tamman Azzam – Freedom Graffiti – 2012

In un periodo storico ricco di avvenimenti culturali e politici, l’Arte è troppo spesso fine a se stessa, usata per sterili produzioni basate più su una presunta innovazione estetica piuttosto che su contenuti interessanti o concreti. In un panorama artistico di questo tipo, si inserisce invece Tamman Azzam, artista siriano di circa trent’anni ma residente a Dubay.

L’Artista racconta la sua terra teatro di troppe guerre, racconta di un popolo martoriato, infanzie negate, vite spezzate, palazzi distrutti. Troppo spesso gli artisti chiudono gli occhi su quello che gli accade intorno, forse allora il presente brucia troppo al siriano Azzam perché lui riesca a non vedere, a pensare ad altro e allora la sua terra diventa il centro della sua opera e in modo genuino e intelligente ci fa partecipi di quello che per il suo popolo è il presente.

Tamman Azzam si esprime attraverso la “Digital Art“, la sua opera più famosa è forse “Freedom Graffiti” del 2012. Un palazzo siriano, uno dei tanti si potrebbe dire, uno di quelli che siamo abituati a vedere in televisione mangiando tranquillamente sentendo parlare delle decine di morti quotidiane che ormai accompagnano i nostri pasti. Azzam cerca di ridare un’umanità a quelle immagini, un palazzo non è solo una struttura ma l’insieme di persone che lo hanno abitato, quello che vi è accaduto, quello che poteva accaderci. Così sulla facciata traforata dalle esplosioni dei proiettili la magia del pc dipinge una delle opere più famose del mondo, “Il Bacio” di Klimt. Dentro al palazzo, forse prima di essere distrutto, forse mentre lo distruggevano c’erano persone che vivevano, parlavano, si baciavano.

Quest’opera, come una finestra sul palazzo che è stato, è il modo di Tamman Azzam di risvegliare le coscienze ormai abituate ad immagini raccapriccianti che non fanno più notizia, un modo per ridare dignità a quello che per molti è un rumore di sottofondo della nostra esistenza, la tv, i telegiornali, dove la morte e la distruzione perdono il loro vero significato tragico e diventano attualità, spettacolo.

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