Tiziano Vecellio – Flora – 1515/1517

Tiziano Vecellio – Flora – 1515/1517

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Tiziano – Venere di Urbino – 1538

Per capire il motivo per cui Tiziano Vecellio fa parte di quella ristretta compagine di pittori cinquecenteschi che si elevano di un palmo sopra tutte le altre eccellenze inoffuscabili di fama mondiale, basta guardare il dipinto da lui eseguito nel 1515 “Flora”. Chi sia questa dama e cosa abbia rappresentato per Tiziano non è importante, è evidente che, come spesso capita, non è un volto nuovo tra le sue opere e forse ha posato per lui altre volte.

Tiziano nella “Flora” fa sfoggio del suo particolare stile di pittura che introdusse e a cui si ispirò tutta la stirpe di pittori veneti, detto “Classicismo Cromatico”. Il suo scopo era riuscire a creare con uno stile morbido, i volumi affidandosi alle sole sfumature del colore, senza l’uso del disegno trascurato, indefinito, nascosto tra le ombreggiature.

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Tiziano – Flora – 1515/1517

Infatti, anche senza un contorno definito si avverte sul vasto petto della giovane modella l’alternanza dei pieni e dei vuoti attraverso la sola modulazione cromatica, l’accenno morbido del rigonfiamento di un seno, l’incavo delle ascelle senza mai arrivare al contrasto netto tra luce ed ombra anche quando sembrerebbe necessario, come ad esempio nella descrizione della mano di destra dove invece l’ombreggiatura ha una finezza pittorica pari a quella impiegata per dipingere una nuvola ed il riflesso eccessivo della luce soffusa, non c’è.

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Per quanto impossibile, la leggerezza della mano di sinistra offuscata nell’ombra, è ancora più sottile, con il tocco lucido delle unghie che emergono e ci guidano nel dare la giusta rilevanza a quello che forse è il punto focale della rappresentazione simbolica: il piccolo mazzo di fiori e l’anello al dito, interpretato con un solo minuscolo riflesso metallico.

La critica fornisce una spiegazione del quadro legata alla simbologia della sposa, con la classica tunica semiaperta nell’offerta di sé, accentuata dall’anello al dito della mano sinistra che porge un mazzo di fiori, simbolo associato alla Primavera, da qui il titolo del quadro “Flora”, dea della Primavera .

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Tiziano – Flora (particolare) – 1515/1517

Ma la valenza estetica di tutta l’opera va oltre l’interpretazione del soggetto: notevole è la capacità di impreziosire la veste semplicemente bianca con una miriade di pieghe magistralmente eseguite che contribuiscono alla continuità delle rotondità anatomiche sia sul petto che sul fianco opulento.
La luce sulla spalla si fonde con il crescendo dell’ombreggiatura e ci guida fino al gruppo floreale capovolgendo la legge non scritta della rappresentazione, ovvero facendoci guidare verso il fulcro del quadro non dalla luce ma dall’ombra.

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Tiziano – Suicidio di Lucrezia – 1515

I capelli sono ovviamente dipinti alla maniera di Tiziano: impalpabili, sottintesi ed allo stesso tempo splendenti come fili di rame, sulla spalla si fondono alla pelle con una morbidezza che supera quella dell’incarnato. Nell’insieme è da considerare l’altro tocco da maestro sulla spalla di destra, dove il riflesso del drappo, facendo da contrapposizione alla luce della veste sul seno , aumenta la profondità del quadro e insieme ai riflessi dei capelli, incorniciano le carni nude enfatizzandone la luce più soffusa e delicata.

L’unica parte dove l’ombra è accentuata è il collo, una riga scura ne delimita il mento, rendendo ancora più evidente il contrasto con la delicatezza del petto e la rotondità del viso.

Chi era la modella? Non lo so, non mi interessa, il pittore è sicuramente Tiziano.

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