Venere Dormiente – Annibale Carracci – 1603

Venere Dormiente – Annibale Carracci – 1603

Annibale Carracci – Venere Dormiente – 1603

 

Perché non farci estasiare oggi da questo capolavoro del Carracci?

Con gli occhi gonfi di trionfo pittorico possiamo approcciarci a questa stupenda “Venere Dormiente” dalle imponenti misure di 190×328 cm.

Sul tema de “Il Culto Di Venere” dipinto da Tiziano nel 1519, ripreso poi da Rubens in “La Festa Di Venere Verticordia “ nel 1637, si inserisce questo inno alla dea della bellezza dai sapori barocchi di Annibale Carracci.

E’ effettivamente uno spettacolo notare il grande gioco di ombre e luci in cui l’artista incastona le molte figure presenti nell’opera. Non solo gli amorini e la Venere sono dipinti con grande maestria e si gongolano tra le pennellate virtuose del maestro bolognese ma anche vengono descritti nelle perfette tondeggianti anatomie, amplificati nelle pose fluide e le ingenue espressioni, nelle carni, negli intenti resi palesi. Oltre a questo, che già è grandissima prova pittorica, sono mostrati in una prospettiva in cui la profondità del quadro si districa nell’alternanza di isole dove la luce crea diverse intensità fino a fondersi con le diverse scene ad enfatizzarle, in modo da spingerci a cercarli e comprenderli tra la difficoltà delle ombre.

 

Annibale Carracci – Venere Dormiente – 1603

 

Carracci ci offre in quest’opera una composizione che nel non lasciare niente di casuale, si complica fin nella profondità, mostrandoci che anche la incongruenza logica delle ombre può avere una attrattiva notevole e non disturba la fruizione globale.

Ad ogni angolo si scoprono esperienze di personaggi nuovi, cupidi svolazzanti o intenti in azioni, che aprono tende, conversano, si fanno dispetti, si vezzeggiano, suonano, architettano qualcosa che, se ne avverte il pensiero, è discolo e goliardico.

Basterebbe questa progettualità impressionante a sorprendere un attento osservatore, ma Carracci da grande artista qual è, non sfugge ai suoi obblighi di eccelso pittore e in ogni geniale anfratto di tela, ricopre di celestiali velature le figure, di magistrali tocchi di luce le carni.

Inarrivabili sono nella loro bellezza i tre amorini di sinistra, dalla luce si insinuano nell’ombra dove è ancora più accentuata la qualità pittorica, che aumenta col proseguire della rappresentazione dei putti fin nella più scura volta, fin nella promiscua penombra del cupido in piedi al centro del quadro, testimonianza inoppugnabile di  quanto il dipingere nella penombra così difficile sia invece occasione per esaltare il genio di Carracci. Ma il fine intenditore non può nemmeno perdersi l’altro spettacolare amorino nascosto fra castane velature, che si  materializza finissimo tra le tende argentee accanto alla Venere.

 

Annibale Carracci – Venere Dormiente – 1603

 

Inutile a questo punto soffermarsi sulla Venere che dal carnato bianco e perfetto, riposa morbida simile a quella di tizianesca fattura. Nella totalità dell’opera il suo chiarore serve soprattutto a risaltare per contrapposizione tutto il resto del quadro e l’effetto è così trascinante che solo in un secondo tempo se ne apprezza la stupenda qualità. Contornata dai riccioli biondi degli amorini, accentua la loro frenesia con la propria staticità e dona a tutto il quadro un senso di animata pienezza che invoglia a cercare ogni minimo particolare innescando un processo illusorio di movimento perpetuo amplificato dalla disposizione spiraliforme dei putti.

Annibale Carracci – Venere Dormiente – 1603

 

Serve allora ormai far notare la gara di tiro con l’arco sullo sfondo? O risaltare i due putti sulla biga trainata da colombi? O soffermarsi sugli altri che nuotano nel laghetto? Oppure crogiolarsi nella dolcissima rappresentazione dei due amorini sulla destra che abbigliati come cortigiani, si atteggiano a signori con le vesti e le enormi pantofole di Venere? Ognuno si scelga un pezzo di tela dove pensa di poter osservare i dettagli migliori, dove pensa che il Carracci si sia espresso al massimo grado, e ci accorgeremo che la scelta sarà per tutti diversa, ed ogni scelta sarà a ragione giustificata, perché in ogni angolo c’è una sinfonia pittorica che sembra essere la migliore.

Venere Dormiente”, Annibale Carracci dipinse nel 1603.

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