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Correggio – Leda – 1531

Correggio – Leda – 1531

Correggio – Leda – 1531

Perchè ormai oltre le soglie del XXI° secolo dovremmo soffermarci sull’opera del pittore rinascimentale  Antonio Allegri detto il Correggio? Perché farsi rapire dalle sue atmosfere ricche del calore, simile a uno sfolgorante sole che sbuca tra le ombre della vegetazione, come fosse in  una tra le prime giornate di Primavera? Perché prendersi una pausa dallo stress moderno, dall’Arte contemporanea ricca di cervellotiche invenzioni spesso pseudo-culturali, tra il tecnologico e l’inesplorato umano, tra il non fatto ancora e lo sperimentale materiale, fino all’organico, impiegato chissà come per solleticare il nostro gusto intellettuale? Perchè rilassarsi invece davanti ad una immagine creata appositamente per incontrare i gusti estetici del pubblico, per estasiarlo, per meravigliarlo sì, ma a causa della sua eccessiva bellezza?

Leda” è un quadro di 152x191cm dipinto dal Correggio nel 1531 dove è palese la contraddittoria concezione dell’Arte che si aveva nel Rinascimento rispetto a quella che se ne ha oggi.

Ma siamo poi veramente saturi di questa Arte? Di questa manifestazione umana creata apposta per predisporre l’animo di chi la guarda a piacevoli pensieri piuttosto che a razionali elucubrazioni mentali o a strappi emotivi traumatici costruiti ad Arte?

Come avrebbe dipinto oggi il Correggio i suoi alberi, bellissimi, nascosti dalle ombre che giocano con le loro foglie descrivendo figure indefinibili tra i colori bruni e rossicci della penombra?  Forse non lo avrebbe fatto, forse si sarebbe tuffato fino ai capelli in quell’oceano che è la sperimentazione, l’avanguardia dell’avanguardia, la produzione di presupposti concetti concreti rappresentanti il nostro contemporaneo in altro modo, che non sia questo, che non sia neanche quello figurativo, forse…

Correggio – Leda (particolare) – 1531

Ringraziamo allora che non sia così e godiamoci le carni dolci che sbucano dal sottobosco in un paradisiaco momento di gaiezza estrema, dove l’Eden si materializza e prende forma il mito di “Leda e il cigno”, quel cigno che fu Giove, mutatosi per possedere la bella Leda. Se ne avverte tutto il calore e tutta la sensualità nell’opera del Correggio, sensualità estrema che potrebbe sembrare impossibile da rappresentare in una scena tra una fanciulla e un cigno, invece le sapienti pennellate del maestro emiliano, ci mostrano tutta la forza seduttrice del dio trasformato, lì tra le cosce della Leda dove precipitoso si annida, lì nel cercare il collo indifeso di lei col quello che agli occhi mortali doveva sembrare un innocente becco.

Se il mito rappresentato è di una consistenza irreale, così anche tutto il quadro ne è manifestazione, ed è immagine di una atmosfera tra il sogno e la realtà di una gioiosa giornata di ninfe al bagno.

Il movimento perfettamente reso del braccio di Leda, ci introduce alla tridimensionalità della parte in ombra, dove viene svelato il segreto che la ammalia, ovvero i putti e Cupido. Il dio dell’Amore è dipinto mentre suona la sua melodia complice, dalle ali seminascoste in quell’ombra che avanza con modulata premura per ricoprire l’inganno e in quel paesaggio che più cupo, serve a far risaltare la pelle lucente dei soggetti.

Non ci sono parole per descrivere la grazia dei corpi, delle anatomie ricercate nella tridimensionalità dei movimenti, non si può descrivere la dolcezza con cui è dipinta l’espressione impaurita e allo stesso tempo divertita della ragazza nell’acqua alle prese col cigno, la fragilità della sua figura, la femminilità dei suoi movimenti. Ci lasciamo prendere allora dal frusciare del fogliame degli alberi che quando pensiamo di avere ormai visto tutto con attenzione, ci rinnova la meraviglia guidandoci verso i punti più interessanti del quadro tra il presunto movimento delle sue fronde.

Correggio – Leda (particolare) – 1531

Nella composizione curata in maniera magistrale, si può individuare una piramide di figure umane chiare da cui sorge un’altra piramide rovesciata, dal colore scuro formata dalle ombre. La Leda è in mezzo, in una stucchevole posizione centrale, se non fosse per quel leggero sbilanciamento dovuto al suo movimento, controbilanciato dalla sagoma bianca del cigno in volo che fa assumere a tutto il quadro un aspetto ondeggiante e lo trae dall’impaccio dell’essere troppo severamente costruito.

Che dire poi della narrazione filologica del racconto di tutta l’opera, dove sono  in realtà rappresentate tutte le fasi dell’incontro di Leda col cigno: dall’approccio in acqua, alla seduzione sulla riva, alla allegra separazione con lo sguardo della ragazza  ancora sognante mentre aiutata, si riveste dopo il bagno e l’amplesso.

Leda” fa parte del ciclo di opere del Correggio dedicato agli amori di Giove tra cui conviene citare l’etereo e fantastico “Giove E Io” del 1533.

Dopo aver soggiornato in mezza Europa, il dipinto è adesso nel Museo di Berlino. Fu commissionato probabilmente per una sala riservata di Federico II° Duca di Mantova. Nel 1598 si trovava presso i Reali di Spagna, da qui si spostò fino a Praga per poi arrivare in Svezia, ma fu ad Orleans che il figlio del Duca gli inferse un colpo di pugnale, rovinando l’espressione della Leda poiché la trovava troppo lasciva. Nel 1753, il pittore Delyen la restaurò ridipingendo la testa. Passò quindi dalla Francia alla Germania  dove Von Schlesinger ridipinse ancora una volta la testa, in maniera palesemente grossolana ed emotivamente atona se confrontata con le altre espressioni delle giovani, comunicative all’eccesso.

Correggio – Leda – 1531

La sproporzione di virtuosismo artistico tra il Correggio e i pittori che hanno rimaneggiato la sua opera è evidente e fa risaltare tutto il talento dell’artista italiano nel resto del quadro. Per la sua carica comunicativa e sensuale, il dipinto fu deturpato da chi invece di ringraziare l’artista che gli aveva donato un capolavoro da tramandare ai posteri, lo ha visto come minaccia alla sua pochezza esistenziale, alimento per un’invidia degna solo degli incapaci.

Nonostante questo,  la suprema Arte primeggia nella “Leda” del Correggio e la virtuosità di cui tutto il resto della tela è straripante, è comunque sufficiente per farne un capolavoro.

Pubblicato da McArte

Michele Maioli

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