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“Leda Col Cigno”, il Leonardo perduto

“Leda Col Cigno”, il Leonardo perduto

Leda Col Cigno – Francesco Melzi – 1505/1507

 

Per capire quanto Leonardo Da Vinci possa essere intrigante e misterioso al punto da appassionare non solo cultori dell’Arte, basta pensare che tra le sue opere più conosciute ce ne sono alcune che l’artista non ha mai portato a termine, alcune che ha solo abbozzato, alcune che si conoscono solo tramite copie dei suoi allievi, ma ciò è bastato per renderle leggendarie.

 

La Battaglia Di Anghiari – Copia di Rubens

 

Possiamo citare in questa rassegna “La Battaglia Di Anghiari”, il mitico affresco del 1503 che dipinto a Palazzo Vecchio in Firenze, ebbe vita breve a causa della tecnica sperimentale utilizzata da Leonardo. Di questo rimangono copie della parte centrale di Rubens e del Poppi (1544-1597); “Il Cartone Di Sant’Anna” del 1505, riportato poi su tela da Bernardino Luini (1481-1532) nel 1530; “Il Cavallo di Leonardo” più volte progettato e realizzato solo in creta, alto più di sette metri e andato perduto nel 1499, di cui nel 1999 la scultrice Nina Akanu riprese il progetto finanziata da dollari U.S.A per realizzare un monumento non certo di leonardiana fattura e ridotto a tre metri, adesso all’ippodromo di Milano; infine “La Leda Col Cigno” leggendario dipinto del1505 circa, già copiatissimo dai suoi allievi e estimatori.

 

Studio della “Leda E Il Cigno” di Raffaello

 

Narrano le cronache che da subito ebbe grande successo e che già all’epoca ce ne fossero almeno nove copie. Tra le più meritevoli e fedeli all’originale giunte a noi, oltre al disegno di Raffaello, ci sono la versione di Cesare Da Sesto (1477-1523) a Salisbury, l’altra attribuita a lui o al Sodoma (1477-1549) esposta alla Galleria Borghese e quella forse di più alta qualità attribuita a Francesco Melzi (1491-1568) presente agli Uffizi.

 

Leda E Il Cigno – 1510/1515 – Attribuito a Cesare Da Sesto o a il Sodoma

 

Le differenze sono notevoli già nel paesaggio di fondo, il Da Sesto incastona la Leda in un contesto sullo stile del Giorgione, e anche se l’orizzonte sfumato tipico della prospettiva aerea leonardesca è sempre presente, solo il Melzi dipinge le rocce e la vegetazione alla maniera di Leonardo.

 

Leda E Il Cigno – 1505/1510 – Attribuito a Cesare Da Sesto

 

L’opera è dettagliatissima ricolma di bellissimi ricami pittorici nel contorno della Leda che Leonardo disegnò più volte, in varie posizioni prima di scegliere quella in piedi. Sicuramente i vari studi di capigliature ritrovati servirono anche per quest’opera, forse anche quello della “Scapigliata”.

 

Studio per la testa di Leda – Leonardo Da Vinci – 1505

 

La “Leda Col Cigno”, realizzata poi anche dal Melzi olio e resine su tavola 130×77,5cm, è una delle rare opere mitologiche di Leonardo, dove si trova tra l’altro un nudo femminile a figura intera. Fedele al mito, sono dipinti a fianco i quattro figli nati dalle uova appena dischiuse: Castore, Polluce, Elena e Clitennestra che rappresentano la concordia i primi due e la discordia le altre. Sotto il braccio della Leda è dipinto il cigno che lei accoglie tranquillamente diniegando un po’ con la testa, mentre l’uccello, dall’aspetto per niente fulgido, anzi color fumo, pare sogghignare. E’ infatti Zeus che tramutatosi in cigno vuole approfittare della figlia di Testio e Euritemi e sposa di Tindaro.

 

Studio per la Leda seduta – Leonardo Da Vinci

 

Una versione della storia racconta che poi Leda giacque col marito, così nacquero quattro bambini ma solo due erano figli di Zeus e immortali, gli altri erano figli di Tindaro e mortali. Per questo nel dipinto conservato nella Galleria Borghese ci sono solo due infanti.

 

Studio per la testa di Leda – Leonardo Da Vinci – 1505

 

Leonardo dipinse la “Leda Col Cigno” a Milano, nel 1590 se ne ha notizie che fosse in Francia e nel 1625 fu citato come in cattive condizioni a causa del colore che si disfaceva, da lì non se ne è saputo più niente, probabilmente è andato distrutto.

 

Studio per la Leda seduta – Leonardo Da Vinci

 

Anche il quadro del Melzi fu giustamente reputato un capolavoro, la composizione è perfettamente bilanciata nei colori e nelle forme ed il paesaggio arriva a reggere il confronto per meticolosità e perizia con quello leonardesco dipinto ad esempio nella “Vergine Delle Rocce”, ma gli incarnati non hanno la stessa qualità, la stessa sensibilità pittorica, nemmeno il volto e soprattutto non i capelli che Leonardo dipingeva meravigliosamente come li dipinse in quel primo angelo nella bottega del Verrochio (1435-1488) che fatto così bene, dice la leggenda, fece lasciare per sempre i pennelli al suo maestro.

 

Pubblicato da McArte

Michele Maioli

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