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L’Ombra Della Sera

L’Ombra Della Sera

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L’Ombra Della Sera – Statua in bronzo del III° sec a.c. – Museo Guarnacci, Volterra

Dall’antica terra di Tuscia di cui fa parte l’odierna Toscana, dimora del misterioso popolo etrusco,  ci è arrivata attraversando i millenni e in perfetto stato di conservazione, questo mistero battezzato “Ombra Della Sera”.

La statuetta in bronzo alta 57,5 cm, fu ritrovata nel 1737 dallo studioso fiorentino Anton Francesco Gori nella collezione di un discendente di Michelangelo Buonarroti. Come ci fosse arrivata è il primo enigma che l’attornia e il primo motivo dei dubbi sulla sua autenticità. E’ infatti noto che nei secoli precedenti, molti scultori si applicavano nel dare vita a fantomatici reperti invecchiati ad arte che poi rivendevano a prezzi maggiori delle loro opere manifeste.

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L’Ombra Della Sera (Profilo)

Ma la possibilità che il reperto sia un falso di uno o due secoli prima, sfuma miseramente se si tiene presente la sua stravagante conformazione che mal si addice a una qualsiasi collocazione stilistica antica, compresa quella etrusca. E’ infatti logico pensare che un artista che volesse dare origine a un reperto falso, cercherebbe di crearne uno sullo stile di quelli veri già conosciuti.

Affresco Etrusco – Tomba Degli Auguri, Tarquinia – 530 a.c.

Quando l’intera collezione di cui faceva parte venne in possesso del prelato Mario Guarnacci, fu donata al museo di Volterra che prese il nome appunto di Museo Guarnacci.

I dubbi sulla sua autenticità sono stati spazzati via in seguito. Recentemente infatti, tramite una analisi diretta da Salvatore Siano, eseguita con un tipo di laser appositamente modificato nei laboratori dell’Istituto di Fisica N.Carrara del CNR di Firenze, si è avuta la certezza che la statua è di epoca ellenistica, forgiata con la tecnica tipica delle civiltà etrusche ed è stata interrata per lungo tempo prima di essere riportata alla luce. La datazione della sua fabbricazione risale pressappoco ai primi decenni del terzo secolo a.c.

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L’Ombra Della Sera – Statua in bronzo del III° sec a.c. – Museo Guarnacci, Volterra

L’Ombra Della Sera” è un reperto autentico, ritrovato si dice, presso l’antica città di Velathri, più anticamente detta Felathrash (nome inciso su una moneta volterrana del III° secolo a.c. conservata presso il Museo Guarnacci), ovvero l’odierna Volterra, in Toscana.

Ipotesi verosimile, poiché i volterrani furono conosciuti fin dall’antichità come grandi maestri nella lavorazione di metalli e leghe di bronzo, ottenute con lo sfruttamento delle vene di rame e stagno delle vicine Colline Metallifere.

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Chimera di Arezzo – Scultura in bronzo, Museo Archeologico Nazionale, Firenze – 400 a.c.

Apparentemente risolto il mistero dell’origine della statuetta bronzea, ce ne viene posto subito un altro, infatti le forme dell’”Ombra Della Sera” sono particolarmente innovative, inconsuete all’interno del contesto in cui dovrebbe aver veduto la luce. La forma incredibilmente allungata, che mantiene nella sua stranezza anatomica le proporzioni di base congrue, non si addice alle fattezze degli altri reperti etruschi ritrovati in qualsiasi epoca. Di questo popolo ci rimangono numerose testimonianze, soprattutto perché molto legato al culto dei morti. Le camere mortuarie infatti sono rimaste bel conservate e sono state una miniera per gli archeologi. Sculture, pitture, vasellame con raffigurazioni umane e scene di genere ce li hanno fatti conoscere e hanno dato un contributo nello sciogliere alcuni dei loro molti enigmi.

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L’Ombra Della Sera (particolare)

E’ appunto confrontando “L’Ombra Della Sera” con queste altre testimonianze che si avverte una diversità estetico-artistica incolmabile. Gli Etruschi si raffiguravano ben proporzionati, dalle spalle ampie e la vita stretta, le cosce potenti, i volti barbuti, le capigliature acconciate o mosse da grandi ricci, ma nelle statue votive ritrovate presso Roma, che meglio si adattano alla fisionomia dell'”Ombra Della Sera“, nonostante l’allungamento dei corpi, si percepisce una concezione anatomica completamente diversa, senza contare che tutte sono ricoperte di lunghe vesti e tutte hanno le braccia troppo corte protese nell’offerta, tranne che “L’Afrodite Di Nemi“, dai tratti che potremo definire avanguardistici. “L’Ombra Della Sera” invece è filiforme, dalle spalle strettissime, la figura flessuosa i fianchi larghi, quasi femminili, se non fosse per l’addobbo inequivocabilmente virile del pene. La testa è solo leggermente allungata, glabra e coperta di capelli lisci. Il collo è decisamente troppo grosso e corto rispetto al corpo, ma l’insime mantiene una eleganza, forma una sinuosa figura dovuta anche agli arti ben proporzionati nonostante il loro allungamento, che è assente negli altri reperti.

Apollo, 510-500 a.C., Museo di Villa Giulia, proveniente da Veio, Località
Apollo – prov. Veio, Museo di Villa Giulia – 510/500 a.C.

Insomma, “L’Ombra Della Sera”, capolavoro dell’Arte etrusca, con l’Arte etrusca c’entra poco o niente.

Si è arrivati a ipotizzare che il nome “Ombra Della Sera” datogli (dice la leggenda) da Gabriele D’Annunzio durante un soggiorno a Volterra, sia più che azzeccato perchè anche lo scultore che la progettò, aveva voluto ricreare tridimensionalmente l’ombra di un fanciullo proiettata per terra alla sera. Paginate di calcoli e proiezioni geometriche sono state redatte per giustificare questa teoria quanto meno fantasiosa. Inutili, è evidente che la proiezione dell’ombra umana alla sera ha caratteristiche completamente diverse.
Allora chi è il soggetto della statua?

Statuette Etrusche Allungate – Museo Etrusco di Villa Giulia

Non poteva mancare la teoria che sempre fa capolino nei misteri di qualsiasi tipo: “L’Ombra Della Sera” è la rappresentazione di un extraterrestre. Difficile smentire questa affermazione, difficile anche confermarla su basi concrete.

La teoria più accreditata è quella che dà spazio alla possibilità che sia la raffigurazione di un nume, uno dei tanti dei che popolavano il cielo e non solo, degli Etruschi. Quegli stessi ripresi dai Romani e mischiati con quelli greci, perché è ormai ovvio che ai Romani degli dei gli importava fino ad un certo punto, anzi accoglievano volentieri dei con storie affascinanti e lasciavano che le popolazioni vinte o fagocitate dall’impero, continuassero ad adorare i loro, se pagavano i tributi e non davano fastidio con ribellioni inopportune.

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Sarcofavo Degli Sposi – Terracotta prov. Cerveteri – IV° sec. a.c.

La teoria della raffigurazione del “nume”, plausibile, ha però una falla: non c’è nessuna altra raffigurazione nel tempo della dinastia dei “lucumoni” (periodo di cui si è accertata la fattura del bronzo) di questo “nume”, e neanche nelle altre epoche, le figure allungate erano di solito riservate alla rappresentazione di sacerdoti nell’atto dell’offerta.

Per risolvere il mistero si potrebbe allora ricercare nelle origini degli Etruschi, forse in queste si potrebbero intravedere affinità estetiche con la statua in bronzo, ma il mistero in questo caso si infittisce ancora di più.

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Cratere di Eufronio – Museo Nazionale di Villa Giulia, Roma (particolare) – 515 a.c.

Gli Etruschi sono da sempre un popolo di origine misteriosa e controbattuta. Chi li vede come originari della Lidia in Turchia, chi di un’antica colonia sarda, chi dell’Africa mediterranea, chi pensa siano calati dal nord o autoctoni dell’Emilia, dove dettero origine a quella che fu la civiltà Villanoviana nel IX° secolo a.c., senza contare ovviamente Atlantide, il popolo atlantideo che si dice, si rifugiò sulle coste del Tirreno, sfuggito al cataclisma che ne disfece la civiltà. Insomma , non se ne esce.

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Affresco Etrusco – Tomba Dei Leopardi, Tarquinia – 480 a.c.

Oltretutto, il gusto estetico che caratterizza “L’Ombra Della Sera” non ha riscontro nei reperti di queste antiche civiltà a cui invece si possono riferire le altre statuette votive etrusche dal corpo allungato. La scultura africana ha effettivamente le loro caratteristiche anche se immancabile, presenta le spalle più accentuate e i fianchi stretti.

L’Afrodite Di Nemi – Museo del Louvre, Parigi

Per sapere chi sia il soggetto scolpito nel bronzo etrusco vecchio di millenni, ci potremo allora affidare ai miti, anzi ad uno dei miti più significativi degli etruschi, il mito di Tagete. In molti lo hanno fatto e hanno riconosciuto, a dire il vero senza nessun motivo apparente, in Tagete il nume rappresentato nell’”Ombra Della Sera”.
Tages o Tagete è una divinità etrusca , figlio di Genio e della Terra che non ha riscontro nelle altre religioni politeiste.

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L’Ombra Della Sera (particolare)

Il mito di Tagete narra di un contadino che zappando, vide una zolla sollevarsi e trasformarsi in un ragazzo. Il ragazzo si dimostrò dotato di grande saggezza e virtù profetiche, insegnò agli uomini giunti sul luogo, l’arte della divinazione e il modo rituale di comunicare con gli dei, fatto questo sparì poco dopo. Gli Etruschi trascrissero i suoi insegnamenti e seguendo le indicazioni di Tagete, la loro civiltà progredì velocemente – Cicerone (Cic. de Div. 2.23) – Ovidio (Ov. M. 15, 558).

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L’Ombra Della Sera (particolare)

Questa figura centrale nella mitologia etrusca, si presta a dare un senso all’”Ombra Della Sera”, per l’occasione elevato a protagonista anche della storia etrusca.

fegato di Piacenza bronzo risalente al I-II secolo a.C., misura 126 x 76 x 60 millimetri.
Fegato Di Piacenza – Bronzo 12,6 x 7,6 x 6 cm – II° secolo a.c.

La statua è comunque esteticamente pregevole di per sè, non c’è bisogno di scomodare miti e leggende antiche per farsi affascinare dalla sua ondeggiante figura slanciata e sinuosa. Si capisce da subito che chi l’ha realizzata era un grande artista. La forma stravolta nella smisurata lunghezza, mantiene intatti i canoni proporzionali della figura umana negli arti, nell’anatomia e le dona quel senso di armonia che potrebbe sembrare impensabile in una trasfiguarzione del corpo umano così accentuata.

La verità è che “L’Ombra Della Sera“ con la sua struttura così moderna, così contemporanea, idealizzazione della forza espressiva di un giovane virgulto che sovrasta la sua esile figura e  a cui molti si sono ispirati per creare statue dalle forme innovatrici, resta un enigma.

Pubblicato da McArte

Michele Maioli

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