Jean Baptiste Carpeaux – Ugolino E I Suoi Figli – 1860

Jean Baptiste Carpeaux – Ugolino E I Suoi Figli – 1860

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Jean Baptiste Carpeaux – Ugolino E I Suoi Figli – 1860

Incredibilmente realistico è il tormento che trasuda dal marmo bianco della scultura di Jean Baptiste Carpeaux (1827- 1875).

Ugolino E I Suoi Figli” fu scolpita dall’artista francese tra il 1857e il 1860 e illustra con una veridicità notevole la triste storia del conte Ugolino Della Gherardesca, condottiero e politico pisano, rinchiuso per punizione nella torre insieme ai suoi figli. La leggenda impietosa e forse esagerata narra che alfine, piegato dai morsi della fame si nutrì della sua genia, prima di quelli morti, poi forse anche di quelli ancora vivi.

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Jean Baptiste Carpeaux – Ugolino E I Suoi Figli – 1860

Il gruppo scultoreo, composto dai quattro personaggi mostra una grandissima capacità di resa plastica e conoscenza anatomica di Carpeaux che non solo forma una composizione ben assemblata e curata a tutto tondo, ma anche nei dettagli si dimostra imprescindibile dalla capacità di offrirci una tangibile qualità rappresentativa, nodosa, nervosa, fortemente sentita, drammaticamente intensa.

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Jean Baptiste Carpeaux – Ugolino E I Suoi Figli (retro) – 1860

Non si discutono la perfezione delle anatomie, le complicate pose rese ottimamente nelle proporzioni, ma la qualità più apprezzata è l’interpretazione emotiva dello scultore che filtra oltre la perfetta qualità della scultura portandoci a cogliere emotivamente la tragedia rappresentata in atto, introducendoci in quell’atmosfera straziante della condizione di prigionieri, disperati, terrorizzati, incattiviti dagli stenti.

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Jean Baptiste Carpeaux – Ugolino E I Suoi Figli (particolare) – 1860

Non può che rivelarsi azzeccata la scelta dell’espressione del conte Ugolino, roso dalla rabbia, in totale conflitto esistenziale, consumato dall’impulso di sfamarsi, frenato ancora nel suo istinto animalesco da un sopravvissuto anelito umano, che lo vede per il momento tentare di spengere l’impulso famelico con un’azione al limite dell’autocannibalismo, trattenendosi dal mangiare le proprie mani.

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Jean Baptiste Carpeaux – Ugolino E I Suoi Figli – 1860

In un crescendo emotivo, il contorno del soggetto principale rivela il resto del dramma, un figlio già morto, gli altri due piangenti per le fitte allo stomaco, un altro disperato che cerca nel padre un ausilio, ignaro che proprio da lui arriverà il più triste dei destini.

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Jean Baptiste Carpeaux – Ugolino E I Suoi Figli (particolare) – 1860

Carpeaux è un maestro nello scolpire mani possenti, intonate alla struttura del personaggio principale, contratte in atteggiamento nervoso, oppure aggrappate al suo polpaccio, supplicanti ma anche insistenti nella richiesta di aiuto. Venose, dai tendini tesi, Carpeaux ne enfatizza la presa mostrando l’energia che ancora gli viene dalla disperazione.

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Jean Baptiste Carpeaux – Ugolino E I Suoi Figli (particolare) – 1860

In primo piano rispetto alla visione dello spettatore, sono scolpiti stupendi piedi nella posa agitata, rivelatrice dello sgomento di chi deve prendere una decisione improrogabile e terribile. Carpeaux ne sonda l’anatomia, ne scava gli anfratti, ne esalta la muscolatura, le nocche, le pieghe, la posa e riesce a caricarli di pathos facendone la base non solo strutturale ma emotiva dell’opera.

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Jean Baptiste Carpeaux – Ugolino E I Suoi Figli – 1860

Una prova di scultura qualitativamente importante che sacrifica la bellezza fine a se stessa, preferendogli il volto corrucciato e orribile della verità narrativa.

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