Saturno Buttò ci parla di “Red Wine Sweet Skin” e “Red Sin”

Saturno Buttò ci parla di “Red Wine Sweet Skin” e “Red Sin”

Saturno Buttò – Red Wine Sweet Skin – 2014

Una delle tavole più sensuali ed enigmatiche dell’Artista Saturno Buttò (del quale è da poco iniziata la mostra-evento “In den Gärten Pharaos” nello Spazio Arte Bejaflor di Portogruaro ) è questa “Red Wine Sweet Skin” del 2014.

L’artista gentilmente ci ha illustrato la composizione, svelandoci l’arcano segreto frutto del suo virtuosismo pittorico e della sua geniale vena creativa:

“…A proposito di “Red Wine…”: A me piace molto il vino e il sangue (sia ben chiaro con diversissime motivazioni).
Le due sostanze sono cmq “vicine” e assolutamente evocative.
La tavola in questione si completerebbe, infatti, con un’altra: “Red Sin”.
Il vino fa buon sangue si dice ed io aggiungo rende dolce la pelle!
E, appunto in “Red Skin…”, le due figure a lato si godono semplicemente l’incarnato della ragazza ebbra al centro.

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Saturno Buttò – Red Wine Sweet Skin (particolare) – 2014

Con “Red Sin” invece volevo celebrare le due sostanze, ma senza dare dettagli precisi.
Così ho pensato ad una messa in scena assolutamente probabile, dove di fatto le tre protagoniste si accingono ad un loro privato rituale che le vede pronte ad assaporare il contenuto dei calici, che potrebbe essere sia vino che sangue.
Non lo sapremo mai, anche se il titolo (ripreso dalle fiammelle sopra le loro teste) e gli oggetti in primo piano fanno pensare al sangue.

Io le ho spiegate così, ma è evidente che molti più agganci e possibilità interpretative sulle due opere.”.

Senza titolo-1 copia.jpgfghfgh“..non è che mi offendo se qualcuno legge le mie opere in un modo che non condivido, anzi, magari è uno spunto per rivedermele con spirito critico… Io tendo ad essere più semplicistico nell’approccio all’immagine e qualche volta non ne conosco la portata evocativa, tutto qui..”.

Come spesso accade, l’intuizione che guida la mano di Saturno Buttò si rivela felicemente straripante di significati, pronti ad essere colti da chi ne ha la possibilità e la fantasia per farlo e noi ne diamo la nostra interpretazione.

La tavola “Red Wine Sweet Skin”, stupendo olio 70×70, può essere infatti letta nella sua simbologia alla luce di una interpretazione volta più ad una visione metafisica se non esoterica. Le forze che muovono le esistenze si manifestano in vari modi e sembra che l’artista ne abbia illustrati alcuni, infatti una delle teorie esoteriche o massoniche che trovano spazio sotterraneamente anche in molte religioni, si basa su una condizione di differente portata emotiva degli esseri, di cui i più dotati emotivamente, vengono come nel quadro, considerati appetibili perché fondamentalmente puri d’anima o dal “sangue dolce”. Il riuscire a cogliere il nettare vitale da tali esseri è però percorso difficile, e come il diavolo gode nel ricoprire le anime più pure di nero peccato, così gli iniziati, si deliziano del guastare ed aprire le anime candide per poterne carpire il dolce interno. Come? Anche in questo l’artista ci sorprende, dipingendo un simulacro del rito che, nella sua spiegazione appare tutt’altro, ma nelle immagini si incastra perfettamente nella strategia esoterica di furto dell’essenza umana.

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Saturno Buttò – Red Wine Sweet Skin (particolare) – 2014

Il naso rosso, conseguenza dell’assunzione del vino che la ragazza al centro tiene tra le mani, è un fenomeno fisico che tutti conoscono dovuto ad un eccessivo lavoro del fegato, organo che principalmente risente della metabolizzazione di grandi quantità di alcol. Il fegato è però anche l’organo legato proverbialmente ad uno stato umorale caratterizzato da un senso di disagio, dall’ira inespressa, trattenuta (bile). Non è solo l’affaticamento dovuto a ingestione di certi alimenti che causa problemi epatici ma è riconosciuto che anche lo stress e nevrosi simili possono dare gli stessi sintomi. In entrambi i casi, la punta del naso è spia di un affaticamento o appesantimento del fegato.

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Saturno Buttò – Red Wine Sweet Skin (particolare) – 2014

Alla luce di queste che sono conoscenze assodate della medicina, possiamo leggere la splendida tavola di Saturno Buttò come una sorta di azione esoterica in cui la ragazza centrale, posta in condizione di disagio (tra l’altro l’unica nuda) non per il vino, ma per altro, diviene facile, nuda preda delle altre due in una sorta di vampirizzazione emotiva, dove appunto le due “vampire” si nutrono della avvampante ma trattenuta emozionalità dall’unica persona che nella scena è capace di provarne, la sola estranea alla condizione di “non morta”, testimoniata dal bicchiere di vino che stringe in mano: V NO ovvero “non vampiro”.

Facilmente individuabile come una stupenda raffigurazione di una scena che più spesso di quanto si possa credere vediamo anche nella quotidianità, “Red Wine Sweet Skin” è un capolavoro, non solo per la ricchezza dei significati intrinseci ma anche per la qualità, la solita che Saturno Buttò ci concede.

Ma l’intuizione dell’artista non si ferma qui e unisce nella sua spiegazione di questo lavoro, l’altro bellissimo “Red Sin” 115×85 cm, continuando nella sua opera di narrazione scenica di fenomeni che forse inconsciamente capta nell’universo esistenziale e riproduce su tela. Dalla sua unione interpretativa delle due tavole si apprende che il vino rosso, soggetto comune, in realtà sottintende, come sospettavamo, il vero protagonista: il sangue.

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Saturno Buttò – Red Sin (particolare) – 2014

In “Red Sin” viene rappresentata la scena di un brindisi di tre ragazze a base di vino. Decisamente e stranamente tetro nell’atmosfera, nell’unione delle mani e nelle espressioni raccolte, in realtà ha più l’aspetto di un rituale mistico. L’impressione è rafforzata dagli oggetti sul tavolo in primo piano, siringhe, cerotti, laccio emostatico, posati come se le protagoniste avessero proceduto ad un prelievo del rosso fluido vitale ora presente nei bicchieri al posto del vino.

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Saturno Buttò – Red Sin – 2014

La ritualità espressa nella tavola di Buttò, è in realtà un rito conosciuto mistico-esoterico in cui l’assunzione del sangue di altre persone tenderebbe a stabilire o rafforzare un legame emotivo, magico.
L’unione delle anime attraverso esperienze forti legati al dolore fisico o scambio di fluidi corporei è un concetto base di quella che si può classificare sotto la denominazione di magia nera. Il risultato è però spesso un indebolimento progressivo delle resistenze mentali personali ed una pericolosa apertura delle porte interiori a pericolose forze spersonalizzanti.

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Saturno Buttò – Red Sin (particolare) – 2014

L’artista ci delizia con una interessante indagine psicologica del volto dei personaggi, che denotano tutta la serietà e gravità della situazione, la presa coscienza del passo verso una nuova introspezione proiettata nel collettivo concretizzata nel volto dagli occhi spalancati della figura centrale, accentuata dalla figurazione delle fiammelle, il “peccato rosso” che al compiersi dell’atto sacrilego, scendono sulle protagoniste.

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Saturno Buttò – Red Sin (particolare) – 2014

Tra fiaba e mistero, misticismo e religione, la pittura sempre all’altezza del maestro Buttò ci narra di arcane geometrie, pericolosi segreti e ci mette in guardia, novello Mercurio, artista messaggero di cui le opere sembrano essere dipinte da occhi che vedono oltre i volti e i corpi delle modelle, oltre la comune percezione umana e scavano in profondità a suggere i segreti di quella parte divina che è insita in noi.

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