Benvenuto Cellini – Perseo – 1545/1554

Benvenuto Cellini – Perseo – 1545/1554

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Benvenuto Cellini – Perseo – 1545/1554

 

Inarrivabile è l’aggettivo più qualificante per il “Perseo” di Benvenuto Cellini (1500-1571), scultore, orafo, scrittore fiorentino.

Benvenuto Cellini si afferma principalmente come orafo e fine cesellatore. Uomo dal carattere collerico, si dice abbia commesso ben tre omicidi, per questo la sua vita è un pellegrinaggio da una corte all’altra nel tentativo di sfuggire ai suoi nemici.

Conteso dalle corti per le sue doti di incisore di monete, monili, medaglie, si dedica anche alla scultura di grandi dimensioni con risultati altalenanti, tra capolavori e altri lavori più dozzinali, non sempre eccelsi paragonabili ai mostri sacri dello stesso periodo come Michelangelo, Donatello, Verrocchio, Giambologna, Bernini.

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Benvenuto Cellini – Ganimede – 1548-1550

Le sue grandi statue di marmo e bronzo, si contano sulla punta delle dita, da citare: il “Ganimede” (1548-1550) in marmo alto poco più di un metro, “Apollo e Zacinto” (1548-1557) sempre in marmo a grandezza naturale, il busto in bronzo di “Cosimo I° de’ Medici” (1545-1547) di cui esiste anche la splendida versione in marmo (1549-1571).

 

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Benvenuto Cellini – Cosimo I° de’ Medici – Scultura in marmo (1549-1571) – Scultura in bronzo (1545-1547)

 

Nonostante la squisita fattura delle due versioni del busto di “Cosimo I° de’ Medici”, le sue opere non ci portano a sospettare la possibilità che il Cellini invece aveva di riuscire a creare una grande scultura tra le più rappresentative e magnifiche di tutto il Rinascimento. Infatti, non si spiega, visto la scarsa attenzione data alla scultura, la maestosità irripetibile, giustamente inarrivabile, la imponente leggiadria che riuscì a dosare nelle fattezze e nel modellato del “Perseo” (1545-1554), scultura in bronzo da sempre sita in Firenze, in Piazza della Signoria.

 

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Benvenuto Cellini – Perseo – 1545/1554

 

La narrazione leggendaria che accompagna il Perseo e Benvenuto Cellini nella fase delicatissima della fusione, sottolinea la straordinarietà dell’operazione per l’artista che di rado si era cimentato nella realizzazione di sculture di grandi dimensioni. Infatti si narra che nonostante fosse stata fatta una prima fusione solo per la testa della Medusa quale prova, la fusione del Perseo fu problematica. Ci fu il rischio di distruggere l’opera a causa di un abbassamento della temperatura del bronzo e della carenza di stagno nella lega, a cui Cellini, per l’occasione febbricitante, rimediò aggiungendo tutte le stoviglie che riuscì a trovare. Nell’evolversi degli eventi, ci fu addirittura uno scoppio della fornace ed un principio di incendio dell’edificio quando fortunatamente il bronzo era già colato.

 

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Benvenuto Cellini – Perseo (particolare della testa di medusa)

 

Alla prima fusione che risultò essere migliore di quanto ci si aspettava visto i problemi avuti, seguirono però lunghi lavori di rigettatura che durarono dal 1549 al 1554.

Cellini con il Perseo alto più di tre metri, va oltre le doti di fine incisore che gli valsero riconoscimenti in tutta Europa nei lavori di piccole dimensioni, come la “Saliera di Francesco I°” (1540-1543) in ebano, oro e smalto di appena 26 cm, commissionatagli dal re di Francia quale prova della sua maestria. Nel modellare il Perseo, la sua fine maniacale definizione del dettaglio è presente ma in modo effettivamente marginale, lasciando ampio spazio alla platealità della perfetta, imponente muscolatura manierista, le proporzioni aggraziate e leggere, la posa possente ma naturale.

 

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Benvenuto Cellini – Saliera di Francesco I° – 1540/1543

 

Mai si poteva pensare che un artista principalmente orafo, potesse creare un’opera così importante, tralasciando le caratteristiche principali della sua Arte. Il fine dettaglio del Perseo è infatti quasi trascurabile, in confronto alla perfezione plastica dei muscoli del torso, sia del petto che della schiena, che sembrano scoppiare sotto la pelle tanto sono tirati e tonici. Non c’è un punto trascurato, una imperfezione anatomica, una leggera indecisione che possa impedirci di far scorrere lo sguardo fluidamente su tutta la superficie della statua rinnovando la meraviglia ad ogni nuovo centimetro osservato, dalle braccia nodose al costato, l’addome, alle gambe.

 

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Benvenuto Cellini – Perseo (particolare)

 

Cellini, al contrario di altri scultori, cura moltissimo anche il retro del corpo, la schiena ed ogni gruppo muscolare con particolare attenzione alle spalle e al retro delle braccia, opportunamente contratte nella tensione della posa. Il Perseo risulta così un’opera tra le più coinvolgenti del Rinascimento, anche senza tenere conto dei fini ceselli immancabili che il Cellini infine non risparmia, ma inserisce, quasi nascosti come a voler ribadire la sua volontà di dar vita ad un’opera meravigliosa, che possa sfidare i più grandi scultori sul loro territorio: la plasticità, la capacità descrittiva della muscolatura manierista, la capacità compositiva complessiva.

 

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Benvenuto Cellini – Perseo (retro)– 1545/1554

 

E’ ovviamente bellissima la fine fascia, la capigliatura, la cura della posa dagli arti contorti del corpo di Medusa ai piedi di Perseo, fino alla finezza descrittiva con cui decora l’elmo dove finalmente si sbizzarrisce nel cesello del dettaglio, ma quasi a non voler mostrare troppo del suo valore, raggiunge la massima ricercatezza nel retro dell’elmo, dove costruisce il suo autoritratto, tra le alette decorative e i capelli dell’eroe ed esattamente nella parte meno visibile della scultura, si scatena il suo genio.

 

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Benvenuto Cellini – Perseo (particolare dell’autoritratto) – 1545/1554

 

Cellini non manca di esaltare quelle parti anatomiche funzionali al mito di Perseo. Come Michelangelo ingigantiva nel David la mano portatrice del mortal sasso, così il suo Perseo mostra un polso artificiosamente rafforzato di un vigore che va oltre la fedele riproduzione anatomica, caricando l’arto di quella forza sovrumana di cui l’eroe ebbe bisogno nell’affrontare il mostro Medusa.

 

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Benvenuto Cellini – Perseo (particolare)

 

La figura del Perseo risulta così leggera, flessuosa nella posa elegante ma mantiene tutto il vigore del guerriero, è infatti qui la meraviglia dell’opera, la capacità di fondere in un soggetto sia la grazia, che la maestosa potenza in una organizzazione compositiva che ne fa una struttura volta all’elevazione dello sguardo, enfatizzando l’idea di leggerezza della figura, stretta alla base e carica di punti nevralgici d’attenzione nella parte alta.

 

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Benvenuto Cellini – Perseo – 1545/1554

 

In quest’opera tutto è capolavoro, anche il piedistallo. Scolpito in marmo riccamente decorato da figure di animali e cariatidi polimorfe, mostra in ogni lato una nicchia con al centro una statua anch’essa in bronzo. Le quattro statue, di non grandi dimensioni, sono la raffigurazione degli dei: Giove, Mercurio, Atena, Venere. Sono prive di decorazioni e affidano la loro meritevole qualità alla semplice ed elegante silhouette, slanciata e composta.

 

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Benvenuto Cellini – Perseo (particolare del piedistallo)

 

Tralasciando i significati che il suo committente Cosimo I° de’ Medici gli volle attribuire, il Perseo di Cellini, è un’ opera che ha quasi tutti gli attributi simbolici del racconto mitologico di cui fu protagonista. Ci sono i sandali alati che lo rendevano velocissimo, l’elmo di Ade che rende invisibili, la lama a falcetto datagli da Mercurio e il tessuto sul quale riposa il corpo dinoccolato e contorto di Medusa, potrebbe essere la magica sacca Kibisis datagli dalle Graie, dove l’eroe avrebbe poi riposto la testa del mostro. Manca stranamente lo scudo a specchio datogli da Atena, che sarebbe stato facilmente incastonabile nella composizione alla base del tutto. Al suo posto, è invece quello che sembra più un cuscino decorativo… curiosa e inspiegabile mancanza.

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Benvenuto Cellini – Perseo (particolare, il corpo di Medusa)

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