Il Discobolo – Mirone di Eleutère – 455 a.c.

Il Discobolo – Mirone di Eleutère – 455 a.c.

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Il Discobolo Lancellotti – Mirone – Originale in bronzo del 455 a.c.

 

Soprattutto nella scultura l’Arte Classica è spesso identificata con il Classicismo Greco.

Per farsi un ‘idea di cosa sia il “Classicismo Greco”, si può andare alla base di questo periodo storico-artistico ed osservare le sculture pervenuta a noi, alcune intatte, altre mancanti di parti, altre ancora solo attraverso  copie in marmo di epoca romana.

Le copie in marmo sono in verità moltissime. Gli scultori greci amavano particolarmente la fusione del bronzo ma purtroppo molte delle loro creazioni sono andate perdute, ne restano notizie nelle cronache del tempo o postere oppure se ne sono ritrovate copie, talvolta più di una della stessa scultura, che i romani amavano riprodurre fedelmente in marmo.

Il “Discobolo” fu creato dallo scultore greco Mirone di Eleutère (attivo tra il 480-440 a.c.) e si pensa sia stato fuso a Sparta nel lontano 455 a.c. ma anche questo bronzo originale è andato perduto. Ne restano però alcune copie romane, la migliore per conservazione e fedeltà al modello originale pare sia quella detta “Discobolo Lancellotti” dal nome della collezione di cui fece subito parte, appunto quella di palazzo Massimo Lancellotti. Fu scoperta nel 1781 sull’Esquilino dove anticamente c’erano ville romane. Trafugato durante la seconda guerra mondiale, fu restituito dalla Germania nel 1948.

 

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Il Discobolo Lancellotti – (particolare)

 

Il Discobolo Lancellotti” fu descritto da Cicerone come opera di passaggio dallo stile greco arcaico a quello classico, ed effettivamente ha le caratteristiche di entrambi. L’era arcaica greca fu un periodo in cui la scultura manteneva ancora una piattezza di base, ancorata più alla flebile tridimensionalità di un altorilievo piuttosto che a quella di una scultura a tutto tondo, caratterizzata dalla bidimensionalità egizia che trascurava tutte le parti che non fossro state quelle frontali. “Il Discobolo Lancellotti” infatti può sembrare non pienamente espresso nelle sue forme soprattutto nella visione posteriore. A questo si somma la compostezza della posa che ricerca una simmetria muscolare bilanciata ben architettata e che tende sì, a riprodurre il movimento nell’apice della sua massima tensione prima che il corpo scatti nel lancio del disco, ma che soprattutto vuole enfatizzare quei canoni che fanno di quest’atto un’attrazione estetica.

 

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Il Discobolo Lancellotti – (particolare)

 

Apparentemente perfetto nell’anatomia, mostra nei dettagli virtuosismi eccellenti, come nelle mani in cui si intravede non solo la muscolatura ma la venatura e la tensione, come nei piedi dettagliati, in posa ricercata.

 

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Il Discobolo Lancellotti – (particolare)

 

Narrano le cronache che Mirone fosse famoso per lo studio e la realizzazione di sculture che esaltavano gli atleti nel culmine del movimento tipico della loro disciplina infatti, archetipo dell’atleta, il “Discobolo” è un essere umano idealizzato non solo nella muscolatura e nelle proporzioni ma anche nella postura, elevato volutamente e premeditatamente a simbolo sia di quel particolare sport ma anche dello sport in generale.

Già Cicerone, aveva definito lo stile di Mirone “severo” per il paradosso che le sue sculture potevano rappresentare. Secondo lui, le piccole imperfezioni anatomiche, come le braccia leggermente più lunghe del normale, erano in realtà volute per ricercare una perfezione compositiva che andava anche oltre i canoni della perfezione umana.

 

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Discobolo di Castelporziano – (particolare)

 

La copia detta “Discobolo di Castelporziano” fu scolpita in epoca successiva e mostra una accezione più naturale: i muscoli sono più realistici, la postura meno appiattita, la posa risulta più elaborata a discapito di una compostezza severa. Fu ritrovato nel 1906 fra i resti della tenuta imperiale di Castelporziano e purtroppo manca della testa, di un braccio, di parte delle gambe. Presenta un maggiore raggomitolamento del corpo che ne amplifica la tridimensionalità e la somiglianza ad una posa reale, ma per questo motivo non mantiene l’elegante compostezza compositiva del “Discobolo Lancellotti”.

 

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Discobolo di Castelporziano – Discobolo Lancellotti

 

L’Altra copia fu chiamata “ Discobolo Townley” perché fu acquistata nel 1791 appena scavata da Charles Townley. Le cronache narrano che fu rinvenuta priva di testa ma che ve ne fu applicata una rinvenuta nello stesso luogo, dello stesso periodo ma che pare non fosse la sua originariamente.

 

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Il Discobolo Townley

 

Il  “Discobolo Townley” infatti ha la testa posta in modo diverso, lo sguardo dell’atleta è rivolto in basso e in avanti. Questo può essere stata una devianza compositiva dell’autore romano che ha voluto correggere a suo modo una postura a lui non gradita, oppure più probabilmente la testa rinvenuta in un secondo tempo non era effettivamente la sua.

 

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Discobolo Lancellotti – Discobolo di Castelporziano

 

La scultura classica greca si avviava con il “Discobolo” di Mirone verso una evoluzione qualitativa che l’avrebbe resa mitica anche per le generazioni future fino alla nostra, da progetto tridimensionale rigoroso nelle forme, si sarebbe evoluta verso una più esasperata ricerca anatomica e avrebbe esaltato sia la muscolatura, sia la composizione in un modo sconosciuto in altri luoghi originando capolavori inarrivabili.

 

 

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