I tre dipinti perduti di Gustav Klimt – “La Filosofia”, “La Medicina”, “La Giurisprudenza”

I tre dipinti perduti di Gustav Klimt – “La Filosofia”, “La Medicina”, “La Giurisprudenza”

Gustav Klimt – La Filosofia, fotografia – 1900

La bellezza delle tre tele commissionate a Gustav Klimt nel 1894 dal Ministero dell’Istruzione per abbellire il soffitto dell’Aula Magna dell’Università di Vienna resterà per sempre un mistero.

Le tre opere “La Filosofia”, “La Medicina”, “ La Giurisprudenza” sono infatti andate perdute, distrutte in un incendio appiccato nello studio del loro ultimo proprietario, il collezionista Wittgenstein, dalle truppe tedesche in ritirata durante la Seconda Guerra Mondiale.

Gustav Klimt – La Medicina, fotografia – 1907

Di loro restano foto in bianco e nero e colorate, studi, disegni, foto di studi che ovviamente possono solo dare un’idea della magnificenza degli originali.

E’ noto che furono contestate dalla maggior parte di quelli che furono chiamati a giudicare e approvare i lavori, reputandole offensive, totalmente forvianti rispetto a quello che doveva essere il tema complessivo delle opere, ovvero “La vittoria della luce sulle tenebre”.

Gustav Klimt – La Medicina, fotografia (particolare) – 1907

Così anche se le tre tele esposte in più volte raccolsero in verità folle enormi (si parla di 38.000 visitatori) non occuparono mai la sede per la quale furono ideate e realizzate, ma infine, vennero acquistate da un collezionista privato che le tenne nel suo studio.

Perchè queste opere disturbavano così tanto gli ambienti viennesi altolocati? Klimt era giunto ormai ad una svolta, alla rottura con la pittura accademica e i suoi stupendi dipinti si stavano ricoprendo di nudi, talvolta sfacciati, contorti, ambigui, ammiccanti il peccato e una condizione di eccessiva umanità e mortalità intrinseca che ovviamente mal si conciliava con lo splendore e la razionalità a cui anelavano gli studi scientifici che invece dovevano rappresentare.

Gustav Klimt – La Giurisprudenza, fotografia

Corpi nudi affollavano parti dei quadri, lasciando il resto nel vuoto totale, arti rinsecchiti, pubi in evidenza, accozzaglie orgiastiche di esseri popolavano le superfici delle tele e guardavano da lì con fare accusatorio. Nel 1911, alle soglie della Prima Guerra Mondiale, Klimt non riusciva a distrarsi da quella che era la vera essenza umana regnante nell’etere e come anticipandone la conclusione, anche in quei lavori che dovevano trattare di tutt’altro, aveva lasciato filtrare quel presagio di morte e disfacimento che di lì a poco si sarebbe concretizzato, decretando la fine dell’Impero Austro-Ungarico.

Vedendo le foto di questi suoi quadri quindi fatichiamo a distinguere i simboli dei temi a lui assegnati, ma non siamo noi in errore per questo, come tutti i veri artisti Klimt rappresentava prima di tutto ciò che realmente era il suo tempo, e se nelle teste disperate tra le mani di donne seminude o nascoste tra le spalle dalla vergogna, non troviamo un collegamento con “La Filosofia”, se negli scheletri contaminanti i vivi non  cogliamo l’immagine della salvifica “Medicina” ma il segno di ciò che sarà rovina imminente, abbiamo interpretato bene la disperazione che già l’artista austriaco sentiva approssimarsi.           

Pubblicato da McArte

Michele Maioli

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