Mark Ryden – Il Surrealismo Pop

Mark Ryden, pittore statunitense nato a Medford, Oregon nel 1963, vive e lavora a Los Angeles.

Intorno agli anni ’90 si fa spazio tra i pittori contemporanei con un genere che mescola una soggettistica surrealista e immagini degne della cultura Pop, dando origine a quel filone dell’Arte contemporanea classificata come “Pop Surrealista”.

Dotato di una tecnica interessante, Mark Ryden si distingue per la raffinatezza delle sue figure, i colori pastello e la delicatezza della descrizione tonale dei volti protagonisti dei dipinti, spesso bambine o adolescenti dall’aria innocente.

Dagli occhi spalancati, delicate come giovani boccioli, Mark Ryden le accosta invece a situazioni inquietanti, simboli massonici, costruzioni arcane dove nella loro sensibile descrizione, sempre fiabesca e dolcissima, si intravedono macabri risvolti.



La cultura e la subcultura contemporanea primeggiano: Katy Perry, Abramo Lincoln, Gesù, la Madonna, Leonardo Di Caprio, popolano i suoi quadri, ogni volta reinventati per simbolizzare qualcosa di preciso nell’universo onirico di Ryden.


Affascinato dalla cultura contemporanea, non tralascia di aggiungere oggetti di uso comune, contestualizzazioni contemporanee che dovrebbero cozzare con quei particolari retrò a lui tanto cari e tanto disseminati in ogni quadro.


Le opere di Ryden, in un primo momento sembrano quasi infantili, sorrette solo da trovate surrealiste di stampo magrittiano e da una tecnica mai carente, anzi che si affina nel tempo.


In realtà sono molto complesse, ce ne accorgiamo inizialmente quando spuntano particolari inquietanti, ferite, coltelli, spiazzanti pezzi di carne dove non dovrebbero essere, distorsioni nel cammino verso il quale sembrava volerci proiettare.


Come Alice nel paese delle meraviglie, veniamo introdotti in un mondo nascosto, dove le regole che vigono sono altre, diverse e a discapito dell’atmosfera rasserenante, spesso crudeli.


In seguito, osservando la totalità della scena, si ha la consapevolezza che Mark Ryden ha realmente qualcosa da dire, un messaggio da dare, una interpretazione dell’ordine delle cose che, in modo giusto o sbagliato, viene posto sotto i nostri occhi.


La massoneria, la religione, le regole sociali ed economiche vengono scarnificate ed interpretate, mostrate nel loro crudo e violento realismo, in mezzo ad una paradossale atmosfera fiabesca adatta ad una mentalità infantile ed hanno su chi osserva l’effetto violento di una macchia scura su un vestito bianco.


Tra il kitsch e lo stereotipo, la sovrabbondanza di cliché, e l’innovativa scelta simbolica, Mark Ryden dà forma alle sue considerazioni esistenziali, esagerando nella dettagliata descrizione e nella quantità di oggetti, quasi a voler essere sicuro della perfetta resa narrativa delle opere.


Ci rende invece la totalità delle scene sempre più enigmatiche, caricate di un simbolismo arcaico o antico riscoperto ma anche riadattato o del tutto reinventato per l’occasione che spesso mantiene intatto il suo mistero.


Decriptare le sue cervellotiche composizioni diventa un desiderio incombente, dopo averne gustato la gradevole pittoricità, ma opera dopo opera, Ryden ribadisce concetti che per molti resteranno un enigma.

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